A qualcuno piace chaos – Commento a un convegno con un titolo brutto e minaccioso

Fondo nero, violaceo con dragone o demone di chi sa quale significato

Il lettore dotato di resistenza alla lettura o abile nel salto in lungo, giunto a questo punto si sarà domandato perché, annunciando un post sul convegno di due giorni, 22-23.11.2021, che si tiene alla Camera, si sia dovuto sorbire un intero capitolo del saggio di Lukasz Kamienski “Shooting up” (UTET 2017) dedicato alla Guerra di Corea.

Kamineski è uno studioso che mi ispira simpatia perché appartiene a quella schiera di intellettuali che ama a tal punto ciò che studia da permettersi una critica senza remore dell’oggetto del suo studio. Quale sia l’oggetto ritengo di identificarlo nell’umanità quale somma di tutti gli individui che percorrono la propria esistenza con fatica universale, uniti dallo stesso invariabile destino; poiché gli stati nascono dopo l’origine dei sapiens, frazionando l’umanità, mettendo sottoinsiemi contro sottoinsiemi, compito dell’intellettuale è ricordare all’umanità che nulla ci distingue se non una sottile crosta di esperienze chiamata “cultura”.

Per riuscire a parlare di uno stato e della sua politica con cognizione di causa bisognerebbe avere un dialogo diretto con gli individui che formano il suo popolo quindi la classe dirigente e imprenditoriale e militare, non limitandosi a qualche oppositore, sicché, a meno di smentite, ritengo che tra gli innumerevoli partecipanti al convegno in questione: “Countering China’s influence in Europe e Italy” (noto con preoccupazione l’aggressività esplicita del titolo) ben pochi abbiano avuto a che fare con la “cultura cinese”, non di sicuro Giorgia Meloni. Aggiungo che studiare la cultura di un popolo, l’unica strada per poter instaurare un dialogo serio, senza provare affetto, non dico amore ma almeno stima per esso, è impossibile. Amare qualcuno o stimarlo ha come presupposto che ci si senta sicuri della propria identità, ma quale sia l’identità dei partecipanti del convegno mi è difficile dirlo.

Non scendo nel dettaglio ma osservo che l’assenza di chi in Cina è di casa, al netto dei sospetti che possa creare, quanto meno per alzare il tono del dibattito, qualifica la caratura del convegno pericolosamente vicino a un incontro tra gente che se la suona e se la canta, a vantaggio di chi non si sa.

Trovo poi inquietante il titolo della tavola rotonda a porte chiuse: “Disfare il ‘circolo di amici’ della RPC”; “disfare” chi e che cosa e in che modo? Ma che linguaggio è, ma con chi credete di avere a che fare? Ma chi vi sostiene? Pensate di potere fare i bulli con un servizio segreto che non sapete nemmeno come sia fatto e che legge tutto quello che fate? Soprattutto pensate di potere contrapporre un sistema di valori dei quali sapete solo pronunciare il nome? Libertà, democrazia, diritti civili, radici cristiane, queste ultime lasciate rappresentare a un Malan la dice lunga; c’è un accordo segreto tra Vaticano e Cina che fece infuriare Pompeo, mentre Papa Francesco ha steso la sua mano sul capo del Presidente Biden. Vi piaccia o meno, i gesuiti sono a Beijing da prima di voi e ci rimarranno dopo di voi.

Basta, mi sembra di sparare sulla Croce Rossa.

Non nascondo che il problema individuato dal convegno sia serio, in quanto, Oriente (e Occidente), che hanno nell’Italia un luogo di incontro storico, hanno dimostrato negli ultimi recenti decenni di scegliersi degli interlocutori di dubbio valore, non faccio nomi.

Che il valore delle classi dirigenti planetarie sia scarso, al netto dei fatturati, lo dimostra in modo incontrovertibile la gestione della pandemia che infiniti lutti adduce a tutti; se il mondo è globalizzato, non lo sono altrettanto le politiche degli stati, viceversa si sarebbe approntato un piano internazionale antipandemico dal quale tutti avrebbero guadagnato, invece di fare precipitare il mondo, l’umanità, verso un futuro quanto meno “meno libero” se non “più incerto” di certo più povero e doloroso.

Nascondersi che a qualcuno “piace chaos” perché aumentare l’entropia è molto più semplice che costruire l’ordine può essere scambiato per un pensiero ingenuo, da intellettuale da salotto; può darsi, ma il Pannella pubblico avrebbe apprezzato, ne sono sicuro.

Alberto Massari