Un’Amara verità si cela nei verbali di Pietro Amara?

Torta Dobos, celeberrima creazione del pasticcere ungherese József Dobos (1847-1924). Fu presentata all’esibizione nazionale di Budapest del 1885. I primi a poter provare la nuova delizia furono Francesco Giuseppe e la consorte Elisabetta. La torta guadagnò presto fama in tutta Europa, grazie anche alla promozione fatta da Dobos, che viaggiò a lungo presentando la propria creazione. Il caramello serviva a mantenerla più a lungo in un periodo in cui la refrigerazione non era ancora di uso comune.


Quando si leggono testi come quello che riproduco a seguire, ci si chiede come possa un cittadino raccapezzarsi tra la selva oscura di tanti grovigli bituminosi. Certo che Pietro Amara (quello di cui vi abbiamo cominciato a parlare, raccontandovi di Ezio Bigotti, sin dal marzo del 2017) potrebbe (certamente sarà anche così) calcare la mano su alcuni nomi, legami, importanza di rapporti, con la finalità di indirizzare, per suoi fini, le indagini. Certo così potrebbe essere ma non non non, sentite a me, inventare di sana pianta appartenenze, frequentazioni, interessi condivisi di potere, soldi, vanità umana. Se Amara arriva a questo affresco/spaccato di ambienti che sembrano non aver da fare altro che entrare e uscire da bar, cene o da “avvenimenti culturali di varia natura”, molte delle cose narrate che dovrebbero riguardare lo Stato con le sue regole e quei doveri e diritti che dovrebbero essere l’essenza della vita repubblicana, potrebbero essere vere. A leggere questi verbali (ritengo che siano pezzi di carta autentici) ci si chiede se tutto questo non si debba (traendone le conseguenze) considerare dispotismo, fosse anche della maggioranza. Intendo dire che se anche i racconti fossero la fotografia di donne e uomini che governano il Paese legittimati a loro volta da politici anche eletti democraticamente, viene da chiedersi cosa arrivi ad essere opportuno, e necessario, per far cessare tale schifo. 

In uno Stato democratico la libertà si realizza pienamente solo se una giustizia garantisce la libertà degli individui. La libertà (bene per cui si deve essere pronti a morire) è garantita se solo leggi rappresentative della volontà popolare sono imperative. A leggere Amara di imperativo c’è solo la volontà e l’interesse di alcuni al fine di sfruttare la maggior parte dei cittadini, alcuni perfino virtuosi e onesti nel loro agire quotidiano. Siamo in presenza di una dittatura di malandrini sempre all’opera per fini personali. L’equazione legalità-libertà è la condizione indispensabile per fondare (fare esistere?) una democrazia, ma come diceva Montesquieu (chissà se non sia reato citare Montesquieu ora che sono indagato ma non so per cosa?), la forza formale delle leggi può tenere a freno i cittadini ma solo se i politici sono loro per primi virtuosi. In presenza di cose come quelle che leggiamo (e quelle che intellegiamo tra le righe quando compaiono sigle e istituzioni della Repubblica o del mondo produttivo a cominciare dall’ENI) i cittadini, sia pur quei pochi sopravvissuti alla vicenda M5S, devono trovare la forza di opporsi quando la classe dirigente diventa dispotica. Questi network relazionali non vanno sottovalutati o trattati come fossero comportamenti semi-folcloristici. Come la storia insegna infatti queste reti sono caratterizzate dalla capacità (quasi fosse una necessità) di perpetuarsi (non vi accorgete che ci sono dei nomi – quali Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Denis Verdini, Giuseppe Montante – che ricorrono quasi fossero le vestali di tali luoghi oscuri?) in una saldatura culturale, politica e, soprattutto, economica sorda ad ogni interesse generale ma capace di alimentare ciclicamente, oltre che i conti correnti degli affiliati, pulsioni sovversive. Leggo infatti i nomi dei generali dell’Arma, Saltalamacchia e Del Sette e mi preoccupo se penso al potere, anche operativo militare, che può avere un Comandante Generale dei Carabinieri. Amara descrive (ed io penso che non inventi tutto) un fiume carsico che potrebbe essere in realtà sempre lo stesso visti i “Caronte” (Valori-Bisignani-Verdini-Montante) pronti a traghettare alcuni piuttosto che altri. Comunque sempre di peccatori e d’Inferno si tratterebbe. 
Oreste Grani/Leo Rugens


“Il Fatto” svela i nomi della Loggia Ungheria Vi facevano parte: Berlusconi, De Benedetti, Bisignani, Amara, Verdini, Bazoli, Saltalamacchia, Tinebra, Vietti, Valori, Paola Severino, Lucia Lotti, Saluzzo, Serrao, Toschi, Ferri, Del Sette, Patroni Griffi, Squitieri, Legnini, Parolini, Montante. Amara fece girare a Conte 400mila euro
L’avvocato Piero Amara, corruttore di giudici e lobbista, nell’ambito degli interrogatori resi davanti ai pm della Procura di Milano, Laura Pedio e Paolo Storari, ha fatto i nomi degli appartenenti alla “Loggia Ungheria”, una loggia in stile P2 capace di condizionare i processi e le nomine non solo nella magistratura ma anche in altri settori, in palese violazione della Legge Anselmi per violazione della quale Amara è sotto inchiesta anche a Perugia(vedi “Il Bolscevico N 19/2021).


La vicenda Eni-Nigeria

Gli interrogatori risalgono al 2019, quando Amara era sotto inchiesta per le vicende Eni-Nigeria che portarono poi il pm Storari ad una forte polemica con Davigo e secondo “Il Fatto” spinsero lo stesso Storari a portare a conoscenza di Mattarella i verbali degli interrogatori, cosa smentita, ma non dal numero due del CSM, Davide Ermini. Già nei mesi scorsi si era compreso quanto grave fosse la vicenda, ma non erano stati pubblicati i nomi fatti da Amara e gli stessi interrogatori, che ora appunto il giornale di Travaglio riporta. Fra gli appartenenti e i personaggi considerati vicini alla loggia vi sarebbero imprenditori, politicanti borghesi, esponenti dei servizi segreti, alti prelati e faccendieri di ogni ordine e grado. Amara sostiene di essere stato introdotto nella massoneria da: “Gianni Tinebra, magistrato con cui avevo ottimi rapporti. Attraverso questa loggia denominata “Ungheria” ho conosciuto Michele Vietti (ex vicepresidente del CSM ed ex deputato Udc) e tale Enrico Caratozzolo, avvocato di Messina; il capo della cellula messinese per quanto mi dissero Tinebra, Vietti e Caratozzolo era Giancarlo Elia Valori. Della cellula “Ungheria” fa parte anche la dottoressa Lucia Lotti (magistrato romano)”… “Fu Vietti a mandarmi Saluzzo (Francesco, ndr) a Roma. Io già sapevo che faceva parte dell’associazione Ungheria e comunque tale circostanza mi fu confermata dal modo in cui mi salutò premendomi il dito indice tre volte sul polso mentre mi stringeva la mano. L’incontro fu organizzato a casa di un imprenditore, di cui non ricordo il nome, amico di Antonio Serrao, detto Tonino, all’epoca direttore generale del Consiglio di Stato e anch’egli partecipe di “Ungheria”. L’incontro avvenne un paio di mesi prima rispetto alla nomina di Saluzzo a Procuratore Generale di Torino, il colloquio fu estremamente chiaro: Saluzzo mi disse che aveva già parlato con Cosimo Maria Ferri (ex magistrato membro del CSM, oggi deputato di Iv) ottenendo la disponibilità di MI (magistratura italiana, la corrente di destra dello stesso Ferri in seno al CSM), mentre aveva dei problemi con la componente laica del Pd e gli serviva un intervento forte di Luca Lotti (ex ministro Pd)”.


400 mila euro a Conte

Nell’interrogatorio del 6 dicembre 2019 Amara prosegue sostenendo che sempre Vietti “in funzione di sue esigenze a me non note, mi chiese di far guadagnare denaro ad avvocati o professionisti a lui vicini e avvenne in quel periodo anche con l’avvocato Conte, oggi presidente del Consiglio, a cui facemmo conferire un incarico dalla società Acquamarcia S.p.A. di Roma, incarico che fu conferito a lui e al professor Alpa, grazie al mio intervento su Fabrizio Centofanti, che all’epoca era responsabile delle relazioni istituzionali di Acquamarcia. L’importo che fu corrisposto da Acquamarcia ad Alpa e Conte, era di 400 mila euro a Conte e di 1 milione di euro ad Alpa. Questo l’ho saputo da Centofanti che si arrabbiò molto perché il lavoro era sostanzialmente inutile, trattandosi della rivisitazione del contenzioso della società, attività che fu svolta da due ragazze in poche ore, e l’importo corrisposto fu particolarmente elevato.”


Luigi Bisignani: dalla P2 alla Ungheria

“Aggiungo che l’avvocato Paola Severino (avvocato, ex ministro dell’interno nel governo Monti e da taluni indicata tra le candidate al Quirinale) è nella lista delle persone appartenenti a “Ungheria””…Ne fanno parte Fabrizio Siggia e ne faceva parte Vincenzo Armanna (ex dirigente Eni fino a quando non è stato “posato”). Fu Luigi Bisignani (il noto faccendiere piduista), che fa parte anche lui di “Ungheria”, che chiese di ‘posare’ Armanna.” Nella loggia e coinvolti nella vicenda Eni-Nigeria Amara indica anche Andrea Gemma , professore, avvocato, già nel cda Eni, Antonino Serrao e il Generale Giorgio Toschi, ex comandante generale Gdf. Alla domanda dei pm circa il ruolo di “Ungheria” nel condizionamento dell’elezione del procuratore capo di Milano, Amara ha risposto, sempre secondo l’interrogatorio riportato da “Il Fatto”: “la rete relazionale di “Ungheria” fu utilizzata per condizionare la nomina del Procuratore di Milano. Come vi ho detto, si sollecitarono candidature di persone amiche o alle quali si poteva in qualche modo accedere, tra cui come ho detto tale Amato (Giuseppe, ndr), che però non fa parte dell’associazione. Amato fu invitato a presentare la candidatura da Ferri e Palamara. Ferri ricopre un incarico molto importante in Ungheria.”


Affiliati magistrati, Forze dell’Ordine, alti burocrati statali e imprenditori

La loggia, secondo Amara, era composta di diversi affiliati: “Magistrati, Forze dell’Ordine, alti dirigenti dello Stato e alcuni imprenditori. Conservo una lista di circa 40 persone “. Nel successivo interrogatorio, del 14 dicembre 2019, Amara chiarisce i dettagli legati al suo ingresso nella massoneria: “A partire dal 2005 ho frequentato con una certa assiduità l’O.P.C.O. (Osservatorio Permanente sulla Criminalità Organizzata) nel quale mi coinvolse Gianni Tinebra, all’epoca procuratore a Caltanissetta. Avevo conosciuto Tinebra attraverso Carola Parano (Direttrice dell’Opco) e Giuseppe Toscano (procuratore aggiunto di Siracusa)”…”sono stato particolarmente apprezzato da Gianni Tinebra il quale – a un certo punto – ritenne che avessi le caratteristiche per essere introdotto in un gruppo più ristretto di persone che condividevano gli ideali dello Stato liberale e che erano legati da un vincolo di solidarietà, amicizia e disponibilità, rappresentandomi che nel corso della mia vita questo mi sarebbe stato molto utile. Sottolineo la frase di “Stato liberale” perché questa mi fu più volte rimarcata in quanto il gruppo si proponeva di affermare i principi di uno Stato garantista contro quella che appariva già all’epoca una deriva giustizialista, quello che poi nel tempo mi fu rappresentato essere lo spirito della corrente della magistratura denominata “Magistratura Indipendente”, molti esponenti della quale fanno parte di Ungheria. Mi rendo conto che questa tuttavia era una foglia di fico, in quanto il gruppo si è risolto in un sostanziale scambio di favori. Per quello che io ho potuto vedere, questo gruppo ha rappresentato e rappresenta quello che definirei una sorta di contropotere, a volte anche più forte della politica. Con questa espressione intendo fare riferimento al fatto che il gruppo è in grado collocare persone di sua fiducia in posti chiave, soprattutto ai vertici delle forze dell’ordine e della magistratura, e che le nomine di queste persone vicine al gruppo vengono decise in luoghi diversi da quelli istituzionali. Ricordo, per esempio, che in occasione della nomina del procuratore di Firenze, a me fu fatto il nome di tale Leonida Primicerio da un generale della Guardia di finanza, tale Genzano. Presentai questo magistrato a Luca Lotti, indicandolo come magistrato a sua totale disposizione: vi riferisco come prove di questo che egli durante il mio colloquio con Lotti rimase appostato dietro una macchina in attesa di essere chiamato. Lotti aderì alla mia richiesta, ma tuttavia non riuscì a far nominare Primicerio in quanto Michele Vietti (aderente al gruppo Ungheria) impose la nomina di Creazzo. Tale circostanza, cioè dell’interesse e della volontà di nominare Creazzo, fu da me direttamente verificata con Vietti.”…


Vietti e Tinebra

“Tornando al mio ingresso in Ungheria, ricordo che Gianni Tinebra organizzò una cena di presentazione presso la sede di Opco, servita da un catering a Siracusa. Alla cena parteciparono oltre a me e Tinebra, Alessandro Centonze (sostituto procuratore della Dda di Catania), Sebastiano Ardita (sostituto procuratore a Catania), Giuseppe Toscano (procuratore aggiunto a Siracusa), il figlio Attilio Toscano (professore associato di Diritto amministrativo a Catania). Doveva partecipare alla cena anche Giuseppe Zafarana , all’epoca, mi pare, con il grado di colonnello della Guardia di finanza, che poi invece non venne. Ho poi saputo a proposito di Zafarana che era entrato in Ungheria presentato da Giuseppe Toscano. La cena si è svolta tra il 2006 e il 2007 “..”Tinebra poi mi disse che aderivano alla associazione anche i magistrati Franco Cassata (Procuratore Generale a Messina), Fazio (presidente della Corte d’Appello di Messina) e Francesco Paolo Giordano (sostituto procuratore a Caltanissetta). Ricordo tra gli episodi nei quali un associato è stato obbligato a fare qualcosa che in condizione di libertà forse non avrebbe fatto, quanto mi riferì Alessandro Centonze. All’epoca Tinebra (procuratore a Caltanissetta) voleva che fosse richiesta l’archiviazione di un procedimento a carico di Silvio Berlusconi. Il Sostituto che aveva in carico quel fascicolo era Alessandro Centonze il quale non voleva chiedere l’archiviazione, ma fu costretto a farlo in virtù del vincolo associativo come lui stesso mi disse.”..”La gestione complessiva delle vicende processuali di Silvio Berlusconi a Caltanissetta portò Tinebra a essere nominato responsabile del Dap, come lui stesso mi disse”… “Nel 2009 Tinebra mi presentò Michele Vietti. L’incontro avvenne in occasione di un convegno organizzato a Siracusa da una organizzazione culturale – che mi riservo di indicare sia quanto a nome che a date -. Vietti mi fu presentato nel corso di un incontro privato tra me, lui e Tinebra in corso Gelone a Siracusa (presso un bar), Tinebra volle presentare me a Vietti come persona di sua fiducia. In quella occasione mi dissero che i promotori dell’associazione erano – oltre a loro due – Enrico Caratozzolo e Giancarlo Elia Valori… “Quanto a Caratozzolo, mi dissero che egli nonostante la giovane età, era particolarmente importante, anche in ragione di un consolidato rapporto tra suo padre e Michele Vietti, entrambi massoni. Sempre in quella occasione, mi riferirono che Giancarlo Elia Valori era il capo di Ungheria.”..”Paola Severino è presente nella lista degli appartenenti a Ungheria e – come ho già detto – la sua partecipazione mi è stata riferita chiaramente da Michele Vietti. Ho avuto una sola interlocuzione con la Severino nell’ambito della mia attività di legale nominato dalla struttura commissariale dell’Ilva. In particolare abbiamo avuto una conference call di coordinamento in quanto la Severino seguiva le vicende Ilva milanesi. Questo è avvenuto nel 2016″.


Denis Verdini e Cosimo Ferri

Nel tessere la sua trama Amara a un certo punto entra in contatto con Denis Verdini: “Il rapporto con Verdini, a differenza di quello con Vietti, è stato caratterizzato da grande confidenza e Verdini mi ha presentato diverse persone che appartengono all’associazione. Innanzitutto, Cosimo Ferri, che io già sapevo essere legato a Ungheria, perché me lo avevano detto sia Tinebra che Ardita. Oltre a Cosimo Ferri mi furono indicati come esponenti di Ungheria i magistrati Pontecorvo e Racanelli, entrambi hanno fatto parte del Csm. Ricordo in particolare un incontro avvenuto tra me, Ferri, Pontecorvo, Racanelli e Verdini all’interno della Galleria Alberto Sordi a Roma. In quell’incontro, io sapevo già che eravamo tutti legati a Ungheria e comunque il tenore della conversazione non lasciò equivoci sulla comune appartenenza. Da Verdini ho saputo dell’appartenenza alla associazione del generale Toschi della Guardia di Finanza, del generale Del Sette dei Carabinieri e del generale Saltalamacchia dei Carabinieri. (…) Da Verdini ho appreso anche che Luigi Bisignani è un appartenente di Ungheria e lo stesso mi disse Michele Vietti. Con Bisignani ho avuto anche rapporti diretti.”… “Sempre Verdini mi disse che Filippo Patroni Griffi, già presidente del Consiglio di Stato, era un appartenente. Patroni Griffi mi fu presentato da Luigi Caruso (vicepresidente della Corte di Conti) anch’egli appartenente a Ungheria. Così come Pasquale Squitieri (già presidente della Corte dei Conti)”. Per quanto riguarda invece i punti salienti dell’interrogatorio del giorno successivo, 15 dicembre 2019, il tutto ruota intorn oal CSM insediatosi quattro anni prima, nel 2014 “sul quale, come ho detto, l’associazione Ungheria-Magistratura Indipendente aveva un potere assoluto. Il potere di Ungheria sul Csm si sviluppava secondo il seguente schema: all’apice c’erano Cosimo Ferri e Michele Vietti. Il primo, leader assoluto di Magistratura Indipendente, e il secondo all’apice dell’associazione Ungheria. Cosimo Ferri controllava Luca Palamara, membro del Csm e leader di Unicost. All’interno del Csm il vicepresidente Giovanni Legnini era stato affiliato (nel nostro gergo l’espressione “fatto” o “sverginato”’) a Ungheria da Pasquale Dell’Aversana. Facevano parte ancora di Ungheria i seguenti membri del Consiglio Superiore della Magistratura: Lorenzo Pontecorvo, Antonio Leone, Giorgio Santacroce, Paola Balducci (…), Claudio Galoppi, Pasquale Paolo Maria Ciccolo, Vincenzo Carbone e Giovanni Canzio. Altri componenti del Csm, pur non essendo aderenti all’associazione Ungheria erano purtuttavia controllabili e in particolare Giuseppe Fanfani (direttamente da Lotti e Maria Elena Boschi), Maria Rosaria San Giorgio e Riccardo Fuzio (controllati da Luca Palamara), Luca Forteleoni (direttamente controllato da Ferri). Un ruolo molto importante nelle decisioni che assumeva il Csm lo aveva Angelantonio Racanelli, allora segretario di Magistratura Indipendente.”


200 mila euro a Luca Lotti

Amara sostiene di avere in mano Lotti per avergli fatto un versamento di 200 mila euro, racconta di come la loggia abbia cercato sempre tramite il CSM di “punire ” il pm Woodcock per via delle sua inchieste sulla Consip e in particolare sul padre di Matteo Renzi, cosa di cui quest’ultimo era al corrente. In questo quadro, responsabile dei ricorsi nel caso Consip venne nominato il magistrato Santoro, su insistenza dello stesso Lotti. Per quanto riguarda l’Eni spiega come si sia arrivati ad una sorta di spartizione tra gli incarichi legali fra lui e Paola Severino, ai tempi in cui divenne presidente la Marcegaglia. Infine gli interrogatori del 16 dicembre 2019 e dell’11 gennaio 2020, che entrano nel dettaglio della corruzione a favore dell’Eni della Procura milanese: “abbiamo cominciato a ragionare sulla possibilità di creare un certo consenso intorno all’Eni e in particolare di “sensibilizzare” uffici giudiziari, forze dell’ordine e in generale l’opinione pubblica sull’importanza delle attività svolte dall’Eni all’estero. L’obiettivo, poi, in verità, soprattutto nella vicenda milanese, è stato quello di prendere possesso della Procura” ma in ultima analisi la candidatura di Greco era troppo forte e Amara spiega come la loggia non riuscì ad imporre il nome di Amato e dunque si andò incontro al “fallimento del progetto”.


Da Bazoli a De Benedetti, a Berlusconi

Alla domanda circa la presenza di esponenti del clero nella loggia Amara ha risposto: ” Ho letto nella lista di Caruso tre nomi: Vescovo (o monsignor) Adreatta, Monsignor Rocco Palmieri, Cardinale Parolin (Segretario di Stato di Sua Santità)”. Quanto alla presenza di imprenditori Amara ggiunge: “Bazoli, la mia fonte è la lista; Antonello Montante che io ho conosciuto circa nel 2007/2008 attraverso il Generale della Gdf Carmine Canonico. L’appartenenza di Montante a Ungheria mi è stata riferita direttamente da Gianni Tinebra e dallo stesso Montante. L’occasione fu quella in cui sia Tinebra che Montante cercarono di far desistere il pubblico ministero Musco dal coltivare iniziative processuali nei confronti di aziende facenti capo a Emma Mercegaglia. Fusillo è un imprenditore pugliese che ho conosciuto e che ho incontrato a Roma. Mi sono presentato a Fusillo con le modalità “Ungheria”, non ricordo chi me lo ha mandato; probabilmente un comune amico. Iacobini padre e figlio (entrambi coinvolti nell’attuale vicenda della Banca Popolare di Bari). Ho incontrato il figlio di Iacobini nel 2015 a Roma in un bar di via Barberini. Iacobini mi fu mandato da Filippo Paradiso, era Iacobini che sapeva che io partecipavo a Ungheria. Iacobini venne da me in quanto aveva necessità di un contatto con Luca Lotti per ottenere l’approvazione di un decreto legge che riguardava le banche popolari. Non conosco e né ricordo il contenuto di tale decreto. Ne parlai con Bacci e Lotti e organizzai poi un incontro con Bacci e Iacobini nello stesso bar di via Barberini. In quella occasione Bacci disse che il decreto poteva essere approvato, ma che doveva essere firmato un contratto di consulenza tra Iacobini e Bacci o società da lui indicate prima dell’approvazione del decreto e con pagamento dopo l’approvazione. So che il contratto è stato formalizzato, ma poi non ho più seguito la vicenda, Iacobini mi rappresentò che c’era un forte ritardo nell’approvazione del decreto. De Benedetti è un nome che ho letto nella lista di Caruso. “B.B.” è una sigla che era riportata nella lista e che secondo Caruso era riferibile a Silvio Berlusconi.” Coimputato a Perugia, Potenza e Firenze per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete insieme ad Amara anche Giuseppe Calafiore, ritenuto in possesso di alcune registrazioni dello stesso Amara e al quale, senza successo, la GdF ha perquisito l’abitazione. Lo stesso Calafiore però le porterà successivamente ai giudici inquirenti. Naturalmente gran parte dei personaggi citati ha negato le accuse e si è rivolto alle vie legali, tuttavia la vicenda e le rivelazioni di Amara per l’ennesima volta mostrano il marciume della magistratura italiana, completamente assoggettata all’esecutivo secondo i piani della P2 e la compenetrazione totale tra i poteri forti, occulti e non, i colletti bianchi, il clero, la criminalità organizzata e le istituzioni del regime neofascista.
1 dicembre 2021