Renzi viaggiatore e piazzista di quel che rimane della nostra povera Italia? Viaggiava/viaggia solo per se?


Il giornalista (Stefano Vergine) che porta alla luce la relazione pericolosa tra Matteo Renzi e la Soka Gakkai deve usare (così a me sembra) condizionali e massima prudenza nel riportare questa ennesima vicenda della sempre più oscura biografia del bambino che si disse, in ambienti massonici, doveva essere fatto crescere perché, a differenza del detto politico popolare diffamatorio (i comunisti mangiano i bambini) fosse lui a mangiarsi i comunisti. A questo fine, in accordo con Denis Verdini/Silvio Berlusconi, fu scelto Renzi.  Vergine, scrivendo per un giornale capitalizzato, deve essere necessariamente prudente con la consecutio temporum, per evitare querele. Io che sono notoriamente ininfluente e marginale (e poverissimo), mi voglio togliere la soddisfazione di andare un po’ oltre quanto già di grave compare sul Il Fatto Quotidiano di Martedì 21 dicembre 2021. Con la rimessa in funzione (è un po’ che non la usavamo) “Macchina del Tempo di Leo Rugens”, ce ne andiamo a domenica 15 febbraio 2009 quando 37.468 fiorentini andarono a votare per le primarie che dovevano scegliere il candidato PD per eleggere il Sindaco di Firenze. E da lì spiccare il volo. A sorpresa esce trionfatore, con oltre il 40 per cento dei voti, il giovane presidente della provincia Matteo Renzi, classe 1975, da Rignano sull’Arno, margheritino, ex campioncino televisivo alla Ruota della Fortuna. Renzi vince sull’avversario (si fa per dire) Giovanni Galli, ex portiere della Fiorentina e del Milan messo in campo proprio da Berlusconi e Verdini. Un film tutto da ridere/piangere dove Verdini, all’epoca coordinatore nazionale di Forza Italia e ras toscano (si può dare del ras/boss ad un pregiudicato come Verdini senza dover ricevere un avviso di garanzia?), convinto assertore che grazie all’opacità della gestione del territorio fiorentino, chiunque vinca, politica ed affari si intenderanno.

Prima della vittoria di Renzi, a Firenze, con un tale Graziano Cioni (ma chi se lo ricorda più?), in quel momento vice sindaco di Firenze e assessore-sceriffo (è successo di tutto in questa Italia-Bordello), alcuni (in realtà decine) massoni di peso si erano riuniti, era il 10 novembre 2008, al ristorante La Loggia (non sono battute alla Il Male di Vincino-Sparagna), per dargli certezza che sarebbe diventato lui sindaco della città dove, nel 1731, nacque la prima loggia massonica d’Italia. A convocarli in gran segreto (si fa per dire quando si parla di massonceli nostrani) era stato un affiliato al Grande Oriente d’Italia (a quella data il GOI era guidato dall’avvocato di Ravenna, Gustavo Raffi), tale Enzo Viani, ex dirigente del Monte dei Paschi di Siena (a quella data ancora motore di tutto quello che accadeva dentro e fuori il GOI) e soprattutto da poco nominato al vertice di un impianto logistico strategico per la sicurezza nazionale e l’economia legata ai flussi turistici fiorentini quale l’aeroporto di Ampugnano (smettetela di ridere, stupidi!) e consigliere di una società di informatica del Gruppo Bassilichi, realtà intimissima anch’essa al MPS di cui gestiva l’informatica. In realtà questi capi-loggia non credo che avessero dimenticato che Cioni, quindici anni prima, aveva sottoscritto una proposta di legge per impedire ai liberi muratori di fare parte delle pubbliche amministrazioni. Non avevano dimenticato (questa è la mia versione) e, in perfetto stile massonico, lo ingannarono, vendicandosi. All’epoca solo metaforicamente pugnalandolo alle spalle. Come avevano fatto con Pierluigi Piccini quando si aspettava di essere eletto potentissimo Presidente della Fondazione del Monte ed invece gli fu scelto il suo amico intimo, il giovanissimo (aveva 39 anni) Giuseppe Mussari, da Catanzaro.

Tradimenti e vendette massoniche che all’epoca si fermavano a fotterti. Dopo, a guardare le cronache, il pacco avvelenato, non è bastato più. Dicevamo quindi che Renzi divenne l’uomo da far “acchianare” anche perché, fottendo Cioni, il figlio del cenciaio, si dava una botta (così comincia il declino) a Salvatore Ligresti da Paternò che, si diceva, avrebbe voluto Cioni. Renzi lo vollero quindi altri a cominciare da Denis Verdini e Silvio Berlusconi. Robba forte all’epoca e in parte ancora oggi. Il ragazzotto della Ruota della Fortuna deve essere grato quindi a quell’asse e a quegli ambienti. Per molti ormai per bene tanto che non si scarta a tavolino l’ipotesi che Berlusconi, il criminale, diventi il vostro Presidente della Repubblica. Fosse anche per sfizio e per una settimana. Va guardato pertanto da vicinissimo il pesce pilota Renzi se si vuole capire come nelle urne del Parlamento riunito in seduta plenaria possa andare a finire. A meno che la Befana non porti carbone al viaggiatore e piazzista di Rignano sull’Arno. In questo caso il gioco verrebbe sparigliato e dopo essere passato indenne a fare business con i sauditi affetta-persone e i giapponesi della Soka Gakkai, qualcuno (un fante nostrano?) lo sputtani, raccontando come si possa arrivare a fare soldi con gli uni e con gli altri. Ma questo è un sogno a lieto fine mentre mi sembra che ci prepariamo a notti da incubo.

Oreste Grani/Leo Rugens