È dal 2013 che vi avvertiamo che il Kazakhstan è la nazione più importante del mondo, pronta a esplodere

Una lettrice di nome “Silvia”, dopo avermi redarguito in merito alla mia denuncia dell’esistenza di una centrale di disinformazione scientifica (Eureka! Ho trovato una bella centrale di disinformazione…), si dice stupita per non avere trovato nel blog qualche novità sulla vicenda Kazkhstan.

Le ho risposto di getto che sentirsi delle Cassandra provoca tristezza che su di me causa una simil depressione che mi ha tenuto a letto, da solo, tutto il 6 gennaio.

Erano i primi di luglio del 2013 quando lessi la notizia dell’espulsione avvenuta un mese prima di due donne kazake, madre e figlia, Alma e Alua Shalabayeva, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore politico, ex pupillo di Nursultan Nazarbaev, “ladro” in fuga con una condanna a morte sulla testa e svariati killer alle calcagna oltre ai più potenti servizi segreti del mondo, dal Mossad al DGSE, dagli uomini dell’ENI a quelli del KGB (bionda, capelli lisci frangetta e alias, quello della ballerina russa più brava del secondo Novecento). I servizi nostrani, non pervenuti.

Dopo che i britannici lo avevano scaricato, Ablyazov era misteriosamente arrivato a Casal Palocco, da lì, dopo essersi fatto fotografare, era scomparso come un vero Arsenio Lupin, lasciando in ostaggio dei solerti funzionari di polizia moglie e figlia. I nostri eroi, che avevano scambiato per russi i kazaki, pressati dal loro capo, l’Alfano Angelino, non compresero che la coppia di scacchisti aveva attuato una mossa rischiosa ma ponderata: il sacrificio della regina, per ottenere il massimo di visibilità possibile nei media mondiali. Così fu, anche o soprattutto grazie alle abilità delle menti di Havas (Bolloré), che da Milano dirigevano l’orchestra, allocate in un bel palazzo in una traversa di via Torino.

In un momento di lucida follia, con l’aiuto di due valide signore e la supervisione di Leo Rugens, scrissi un libricino per denunciare il fatto, o meglio per denunciare la totale assenza quindi incapacità dei nostri servizi di gestire la vicenda. Miracolo, il libercolo fu accettato in poche ore dalla Casaleggio Associati che ne detiene i diritti – un venerdì pomeriggio inviai indice e introduzione, lunedì mattina avevo luce verde – a ottobre del 2103 vide la luce (Shalabayeva Il caso non è chiuso) e contemporaneamente dalla centrale operativa/organizzativa del M5S calarono le tenebre del silenzio. Nel tempo ci siamo fatti un’idea su chi operava in quelle stanze e non erano i servizi venezuelani o almeno non solo loro.

Oltre a denunciare l’inefficienza dei nostri (“nostri”?) dichiarai che il “Kazakhstan è il paese più importante del mondo” seguendo un suggerimento antico di almeno nove secoli, issarmi sulle spalle di Parag Khanna.

Basandomi su fonti aperte e battendo marciapiedi e poltrone di un albergo di via Veneto oggi in grave crisi, iniziai un percorso che mi fece incontrare una varia umanità: l’avvocato della signora, Peter Sahlas, nello studio Olivo a Roma; il Cardinale OMISSIS in un albergo a pranzo; un ambasciatore kazako a Bruxelles; un anziano democristiano a Torino che colse al volo l’opportunità di accogliere al Salone nel Libro lo stand del Kazakhstan (opera dell’ingegno di Leo Rugens, non mia) offrendomi di farlo protagonista per l’edizione del 2017 dopo che nel ’16 sarebbe toccato all’Arabia Saudita (risate di sottofondo e tanti ohhhhhh); una ex (?) agente francese cui inflissi un viaggio su una Renault senza aria condizionata da Roma a Torino e ritorno nel maggio torrido del 2015 (rido ogni volta che ci ripenso) e altri che non menziono per ragioni varie ma che so ricordarsi benissimo della faccenda, menziono solo un Archistar che offrì volentieri il suo nome avendo a suo tempo perso l’occasione di costruire ad Astana oggi Nur-Sultan.

Per età intelligenza ed esperienza si vocifera che sia Nazarbaev il vero suggeritore dell’uomo del Cremlino, il colonnello Putin

Ciò che è scandaloso dell’intera vicenda è l’avere interrotto un canale di dialogo con Nazarbaev che aveva avallato ufficialmente tramite un documento prodotto dall’ambasciata kazaka a Roma che ci dava l’incarico di costruire lo stand al Salone del Libro di Torino nel 2015, stand visitato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che strinse la mano dell’Ambasciatore Yelemessov sotto lo sguardo stranito del Sindaco della città Piero Fassino (“Fessino” per i suoi ex compagni). Essere spuntati come un fungo a fianco dello stand del Vaticano fece accorrere per primo un giornalista dello stand dell’AGI (ENI), poi di TETI Editore ecc. fino uno scambio di visite con tanto di foto tra un alto ufficiale della Marina italiana che aveva anch’essa uno stand e S.E. Yelemessov, l’uomo che sulle colonne del Foglio appariva come uno che a mani nude aveva versato cemento sul reattore di Chernobyl.

Evidentemente non piaceva a nessuno che due sfigati come Oreste Grani e Alberto Massari fossero riusciti a garantirsi la fiducia di Nazarbaev, a costo zero, pronti a offrire alle istituzioni un canale alternativo a quello sputtanatissimo dell’ENI, di un ex presidente del Consiglio (Prodi), del Console onorario Ezio Bigotti (di lì a poco finito al gabbio) nonché di una pletora di nani e ballerine o cantanti alla Al Bano. Nemo propheta in patria? Il risultato di avere agito sussidiariamente alle nostre isitituzioni fu ripagato in modo brutale fino a ricevere una ambigua e obliqua minaccia di morte per il sottoscritto, reo di avere avvisato chi di dovere che sul Kazakhstan era opportuno non lasciare fare ai soliti incapaci.

Ed eccoci qua, Russia e Cina pronti a spezzare la sacrosanta rivolta di un popolo che vive in miseria mentre calpesta la regione del mondo con le maggiori riserve petrolifere del mondo al cui confronto l’Arabia è una pozzanghera; per non dire dell’essere il primo produttore al mondo di uranio ma soprattutto l’unico corridoio percorribile dai cinesi per arrivare in Europa e nel cuore della Russia.

Chi oggi tace, massacrato dalla crisi economica, il sultano Erdogan, sa che il suo popolo è pronto a morire per i fratelli kazaki, gli unici turchi puri al mondo, i primi a festeggiare in piazza l’abbattimento del Sukoi sul confine tra Siria e Turchia.

Finché potrò, riconoscerò a Nazarbaev la statura di un gigante della politca, capace di governare dal 1984 al 2022 e soprattutto di capire che due sfigati come Grani e Massari gli stavano parlando da patrioti a patriota per avvertirlo che la strada verso la Pace non poteva passare attraverso lo sfruttamento del suo popolo o i giochi di equilibrismo di cui era pure maestro.

Oggi il sangue di tanti kazaki gronda dalle sue mani come non mai era accaduto durante il suo regno, sangue del suo stesso sangue non dell’oppressore russo o cinese; eravamo certi che la caccia mortale al suo pupillo Ablyazov si sarebbe ritorta contro di lui e contro il suo popolo: maledetti siano coloro che hanno sabotato il dialogo di pace e di cultura che avevamo costruito a Torino nel 2015.

Alberto Massari

P.S. Complimenti a Iacoboni che ha avuto la prontezza di riflessi di intervistare Ablyazov.

La giornalista Barbara Carfagna, esperta di innovazione digitale, con una battuta sostiene che la rivoluzione in atto sia legata allo spostamento in Kazakhstan dei minatori di Bitcoin “espulsi” dai cinesi; era da tempo che seguivo la vicenda, chissà se è vero.