Il “Mattarella bis” deve prendere quota


Nel giorno in cui il pregiudicato “sor pompetta/caimano Berlusconi” scende a Roma per provare a rimuovere la sua attuale e acclarata “incompatibilità” con il Quirinale come opportunamente, richiesta dalla adnkronos, ricorda la parlamentare Alessandra Ermellino, evitiamo di consentire al Grande Bugiardo e alla sua corte di comandati di intorbidire ulteriormente le acque dell’imminente elezione. Ricatti? Direi di fottersene e di suggerire, proprio alla luce del gravissimo passo ormai compiuto del truce pistolero (se non si fa come dico io vien giù tutto), ormai sostanzialmente un “pistola”, un Mattarella bis, con il compito, tra l’altro, di fare quanto la Costituzione lo autorizza a mettere in atto. Cioè organizzare un governo del Presidente, nel caso di un’imboscata a Draghi, e tirare dritto. 

La partitocrazia tutta (compreso Fratelli d’Italia), a malapena, rappresenta il 30%-35% degli aventi diritto al voto. Il resto del Paese reale sosterrebbe Mattarella. Anche in piazza se quei quattro gaglioffi scegliessero strade eversive. Tenete conto che quando il “parrucchino semovente” si agita, in realtà, oltre i soldi e i media illecitamente accumulati, ha in tasca il 4/5 % degli aventi diritto al voto. Parlo di numeri assoluti. Il suo sodale (a chiacchiere) Matteo Salvini vale in realtà il 10% (forse) di chi si recherebbe realmente a votare. Matteo Renzi? I cittadini pronti ad agire sotto le sue insegne sono in realtà poco più dell’1% di chi ha diritto a votare. Tirare dritto quindi anche se si dovesse rischiare di dovergli rompere, a norma di legge (sarebbe a dire anche nelle piazze comandando fermezza alle donne e agli uomini con le stellette) la schiena. Ai ricattatori amici di Vladimir Putin e alleati di una Eurasia nemica oggettiva di quella pace mediterranea che l’Italia – viceversa – deve, con tutta se stessa, perseguire, va fatto capire che non temiamo lo scontro. A cominciare quello per decidere chi, dal Quirinale, comanda le Forze Armate.

Oreste Grani/Leo Rugens