Ovvero dove si narra di tali Tonelli, Alfano, Lorenzin, Rezza


Nel post odierno non sarà citato tale Gianni Tonelli per cosa abbia detto o meno di gravissimo contro la memoria di Stefano Cucchi (e lo ha fatto) o a proposito di affari personali o maxi-rimborsi. Anche perché il Tonelli è parlamentare ed è ex sindacalista per cui sarebbe dura questa volta salvarmi dall’eventuale ira funesta. In calce al post trovate la sua scheda Wikipedia e vi farete da soli un’idea. Lo evoco semplicemente, a positivo, per averlo citato, il 5 agosto 2014, in uno dei post a cui più tengo, dei tanti scritti. Consapevole sempre che non so scrivere ma che, sentite a me, so leggere bene. E quindi rileggendo quel testo mi consolo rispetto a tante amarezze che da quel lontanissimo (ma atrocemente vicino) 2014, ho dovuto elaborare. Amarezze e lutti. 

Il testo in cui si citava l’on. Gianni Tonelli (oggi parlamentare) come ho detto, lo trovate a seguire, con preghiera di farne uso opportuno soprattutto nei passaggi in cui si parla di come, a quella data, nessuno stesse facendo il proprio dovere per preparare il Paese ad una ipotetica pandemia. Che fosse una Ebola qualunque o, come poi è avvenuto, un COVID. Quando scrivo “nessuno” intendo prioritariamente Beatrice Lorenzin e Angelino Alfano. Senza escludere tale Gianni Rezza. Le parole quindi che oggi, se lo vorrete, potrete leggere, erano scelte perché qualcuno si mettesse la famosa mano sulla coscienza e si desse una mossa. Nessuno fece niente (o dimostratemi il contrario) ed è finita come tutti ormai tragicamente sappiamo. Questa notte, tenetelo a mente, solo in Italia, abbiamo passato i 140.000 morti e mi giungono voci da Rimini (quella ridente località balneare da cui, a mio modesto avviso, si è principalmente diffuso, 24 mesi addietro, il COVID 19, infettando tutto il centro nord d’Italia) che, nel drammatico Giro dell’Oca Sanitario siamo tornati alla casella di partenza anche nella perla della Riviera Romagnola. Leggete quindi e riflettete sulle date e le parole usate nel post di quell’agosto, con preveggenza e amor di Patria. Mentre la gente, ignara, si preparava ad andare “al mare a mostrar le chiappe chiare”. 
Oreste Grani /Leo Rugens


Gianni Tonelli (Cesena, 1º maggio 1963) è un poliziotto, sindacalista e politico italiano, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia dal 29 aprile 2014 al 20 marzo 2018.

Nato a Cesena, vive a Imola, nella città metropolitana di Bologna. Si è laureato in giurisprudenza. Ispettore Capo della Polizia di Stato, ha prestato servizio per 31 anni tra Bologna e Ferrara. Il 29 aprile 2014 diventa Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia.

Nel 2008 iscrive presso il Registro delle imprese della Romania la Immobiliara Gianni Tonelli S.r.l.

Il 24 ottobre 2015 viene premiato nell’ambito del TedX di Bologna per la sua idea di installare telecamere su ogni divisa, auto di servizio e cella di sicurezza, per tenere traccia di ogni azione compiuta dagli appartenenti alla Polizia di Stato durante le ore di servizio.

Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 viene eletto alla Camera dei deputati, nelle liste della Lega nella circoscrizione Emilia-Romagna. In seguito alla sua elezione a deputato, il 20 marzo successivo, durante il congresso nazionale generale del SAP, si dimette dalla carica di Segretario generale, venendo sostituito da Stefano Paoloni, già Presidente nazionale.

Il 9 aprile 2018 viene condannato della Procura di Bologna ad una multa di 500 euro per diffamazione nei confronti della sorella e dei genitori di Stefano Cucchi. Il 10 aprile 2018 i legali del Tonelli fanno opposizione al decreto penale della Procura. La magistratura giudicante non ha ancora fissato l’apertura del dibattimento.

Il 14 novembre 2018 Tonelli viene eletto Segretario della Commissione Parlamentare Antimafia.


EBOLA: L’EVENTUALE PANDEMIA È UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

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Secondo l’OMS, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:

1. la comparsa di un nuovo agente patogeno; (sì)

2. la capacità di tale agente di colpire il genere umano, creando gravi patologie; (sì)

3. la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. (sì)

Ci sono tutte e tre le condizioni perché EBOLA diventi un guaio serissimo!

Per ora, non vado oltre su un terreno tanto delicato. Mi soffermo solo ad enunciare alcune condizioni di tipo generale che descrivono la situazione peculiare italiana rispetto a qualunque fenomeno pandemico (anche di tipo influenzale) tipo quelli che al livello mondiale negli anni hanno destato più allarme (aviaria ovvero H5N1).

In Italia assistiamo a:

1. un forte aumento del numero delle persone anziane e di soggetti che presentano patologie croniche;

2. all’incremento dei trasferimenti internazionali, con il conseguente forte aumento della velocità di diffusione;

3. l’accresciuta dipendenza della popolazione da sistemi essenziali centralizzati (quali IT,comunicazioni, energia, ecc.) e da sistemi di fornitura “just in time” che sono esposti a rischio di inefficienza in caso di assenze significative degli addetti;

4. la rilevante vulnerabilità di alcuni settori economici in caso di interruzioni prolungate dei servizi;

5. la crescente presenza di ospedali “high-tech”, potenzialmente più vulnerabili in caso di infezioni e in presenza di tassi di assenteismo significativi;

6. la rilevante frammentazione dei sistemi sanitari, con possibili difficoltà di garantire interventi coordinati e rapidi per la somministrazione di farmaci antivirali

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Ho scritto le mie riflessioni sulle pandemie e su Ebola, senza alcun fine o una qualche volontà allarmistica. Viceversa, se ci si pensa bene, qualche “movente” recondito, in questa vicenda, a differenza di Leo Rugens, può avercelo il Direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, dott. Gianni Rezza, quando afferma non esserci praticamente nessun rischio che qualche persona che abbia contratto in Africa il virus Ebola, arrivi nel nostro paese e faccia innescare un focolaio epidemico. Perché, mentre si ammette che ci si trova di fronte ad un’epidemia (termine alla fine usato nei comunicati del Ministero) senza precedenti, sia per numero di persone colpite che che per estensione territoriale interessata (ad oggi Guinea, Liberia, Sierra Leone), si fanno delle dichiarazioni tanto categoriche? Nelle stesse ore, cosa spinge, viceversa, il segretario generale del SAP, uno dei maggiori sindacati di Polizia, Gianni Tonelli a fare affermazioni gravissime nei confronti del suo Ministro dell’Interno, Angelino Alfano e della compagna di partito (Nuovo Centro Destra) dello stesso, responsabile della salute di tutti noi, Beatrice Lorenzin? Se un funzionario di Polizia (esperto) arriva a dire (sia pur ricalcando uno stereotipo) che le nostre autorità, a partire dai ministri Alfano e Lorenzin, continuano a comportarsi come quei ricchi signori che brindavano a champagne sul Titanic, mentre la nave affondava, ci deve essere un qualche motivo di reale preoccupazione. Le esternazioni di Gianni Tonelli, evidentemente, si basano su elementi che gli fanno presumere l’assoluta impossibilità, qualora il fenomeno epidemico  facesse capolino anche dalle nostre parti, di una risposta organizzativa e culturale all’altezza della complessità implicita in una pandemia. Tonelli, conoscendo la scarsezza dei mezzi a disposizione dei colleghi per combattere TBC (tubercolosi), scabbia, perfino casi di lebbra quando operano in soccorso delle “ondate immigratorie” (mancanza di mascherine, guanti comprati con i soldi del sindacato), invita – giustamente – a ragionare, chi di dovere, su quali conseguenze ci potrebbero essere di fronte ad un fenomeno sconosciuto quale risulta ancora essere il virus Ebola. La cosa che “mi manda ai matti”, è proprio questa: perché l’ inesperta Lorenzin, mentre il Governo britannico parla di una grave possibile minaccia per il Regno Unito, esclude, lei o i suoi portavoce, qualunque rischio per l’Italia? Chi mente? Chi ci racconta “cazzate”? Temo, come al solito, che i bugiardi siano i giovinetti cresciuti all’ombra politica del più grande giocatore di dadi truccati, Berlusconi Silvio. Il “conta balle” per eccellenza (sembrano esserselo dimenticato in molti) del milione di nuovi posti di lavoro e, soprattutto, della crisi (italiana/europea/mondiale) che non esisteva, deve aver fatto, drammaticamente, scuola.

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EBOLA si sta diffondendo e, nella nostra marginalità, non vogliamo distrarci. Torneremo quindi sull’argomento soprattuto alla luce di quanto le aziende o le organizzazioni complesse devono prepararsi a fare qualora il “virus” impari a nuotare e arrivi anche in Italia. Una pandemia si porta inevitabilmente dietro problemi di “assenteismo” forzoso (anzi, necessario) e quindi una vera e propria rivoluzione culturale dell’organizzazione del lavoro (telelavoro?) durante la fase virulenta della “malattia”. Una pandemia può arrivare a determinare fino a tassi di assenteismo del 50%. Potete capire che ci si trova di fronte a materia che riguarda “prioritariamente” la sicurezza nazionale. E, come al solito, temiamo di scoprire,in chi di dovere, inadeguatezze se non responsabilità maggiori. Sinceramente, questa volta, speriamo di sbagliarci.

Leo Rugens