Grillo+Onorato. Tutti zitti in quel che avanza del M5S?

Il reato di influenza in questo Paese di millantatori, mascalzoni veri, amici degli amici di mafiosi assassini, di collusi con il potere oscuro che si coltiva in alcune divisioni dei servizi, giornalisti trombette di magistrati corrotti, è un reato quasi indimostrabile. Quando lo si riesce a imbastire per confezionare un cappottino a qualcuno, rarissimamente porta ad una condanna. Ci sono le statistiche ministeriali che confermano la mia affermazione da non non non addetto ai lavori. Ma per mettere a punto l’accusa solitamente si scoprono altarini che di sacro hanno poco. Anzi. Attraverso l’indagine si capisce molto molto molto bene chi è legato a chi e, spesso, anche perché. E quasi sempre non è un bel capire.

Certo che in molti, negli anni, hanno dato soldi al M5S e al Blog di Grillo. Sembrava infatti che il blog avrebbe dettato la linea della Repubblica per i cento anni successivi. Certamente anche il boss della Moby Lines, Vincenzo Onorato, amico di vecchia data di Grillo, ha fatto pervenire soldi al blog in quel momento più letto d’Italia e alla Casaleggio Associati. A me interessa altro a cominciare da quanto è accaduto la notte del 10 aprile 1991 determinando la morte di 140 nostri innocenti compatrioti. Sono interessato a capire se l’influenza (il COVID 19 come sapete è altro) ha favorito piccoli o grandi aggiustamenti proprio intorno a quel terribile oscuro avvenimento e non solo finalizzato a canalizzare finanziamenti pubblici a favore della compagnia di navigazione. Una strage che alcuni, e non senza qualche ragione, ritengono sia stata generata per coprire altre e più gravi dinamiche illecite.

Mi interessa sapere quanto il gioco “investigativo” messo in piedi proprio ad opera del M5S nella Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla strage consumatasi a bordo della Moby Price sia stato o meno influenzato dalla relazione certa intercorrente, a quella data, tra Vincenzo Onorato e Giuseppe Grillo. Onorato quando la Price si incendia possedeva il 65% di quella nave. Durante lo strapotere di Grillo, la Famiglia Onorato scala quel poco che rimaneva della marina mercantile italiana/traghetti e si compra il 100% sia della TirrenaCompagnia Italiana di Navigazione spa, che della Moby Lines e della Toremar per complessive 83 navi. Vediamo. Soprattutto guardiamo (bisogna costruire banalmente un quadro sinottico e temporale), con la dovuta attenzione, questa “vecchia amicizia” e chi ne ha tratto numismatico vantaggio. Giriamo pagina o meglio leggiamo, ripeto, con la dovuta attenzione, la stessa. E girata pagina soffermiamoci sul tema a noi caro della sicurezza nazionale.

E così, caro Angelo Tofalo, mentre il boss Grillo (per cui anch’io ho provato simpatia e a cui, per un periodo, ho affidato le mie speranze di italiano) bussava alla cassa della Moby, tu, non solo spendevi  inutilmente denaro pubblico (visto i risibili risultati) per ribollire quattro idee che sono certo avevo lasciato in rete anni prima su cosa fosse o dovesse essere l’intelligence culturale diffusa e partecipata, ma ti sei permesso, negli anni successivi, di chiedere a gente come noi “rendicontazione” di come avessimo speso o meno, per far ragionare te e alcuni altri parlamentari del MoVimento, poche (otto) centinaia di euro che ci avevi fatto pervenire quale quota di partecipazione alle nostre conversazioni durate mesi. Circondato come eri da esperti di intelligence (anche qualche mummia colpevole in passato di aver mal servito la Repubblica) e membro autorevole del COPASIR forse dovevi almeno avere sentore di questi rapporti pecuniari che oggi la magistratura ipotizza illeciti. Vogliamo dire che a non subodorare nulla sei stato un po’ gnoccolone anche pensando che gli Onorato sono campani, come te e il tuo fido scudiero Maffei (l’armatore è di Nola e voi di Salerno), e che il “Caso Moby Price” non poteva in passato non aver attratto la tua attenzione di politico in erba e cittadino probo? Ho scritto “gnoccolone” e non coglione che forse avrebbe configurato un leggero reato di contumelia. Comunque la debolezza (di essere un po’ gnoccoloni) è una costante nei confronti dei tuoi conterranei campani. Se ricordo bene infatti anche Annamaria Fontana, quella che ti ha “messo in mezzo”, è campana. Ma se uno è uno gnoccolone perché mai in questa Repubblica dove si uccide a mani basse, si ordiscono complotti, si attuano stragi, si scoprono continuamente relazioni numismatiche tra questo e quell’altro, lo si eleva a rango di supervisore, coordinatore di quanto avviene nel delicatissimo comparto delle Agenzie di Intelligence in rappresentanza di oltre 11 milioni di cittadini che avevano votato M5S? 

Direte voi quattro lettori fedeli e intelligenti che ancora seguono questo blog: perché è uno gnoccolone. Un giorno quando per il mio piacere riprendo questo discorso su come sia fatto uno “gnoccolone” vedrete che non è cosa minore piazzare, prima al COPASIR e poi alla DIFESA (con inizialmente la delega all’Arma dei Carabinieri e l’incarico perfino di recarsi negli USA presso il Pentagono a ragionare degli interessi geopolitici italiani), uno così definibile. Uno così appellabile (gnoccolone) dopo essersi perfino formato alla “sovietica” Link Campus University di Vincenzo (ino oppure one?) Scotti, di Franco Frattini (altro russo), di Maurizio Venafro (pregiudicato) e dello ormai sparito prof. Joseph Mifdud (presumibilmente morto ammazzato).

Oreste Grani/Leo Rugens che aspetta ancora scuse scritte.