Con la rielezione di Mattarella può riaccendersi la speranza proditoriamente dissipata

Voto dopo voto per Lei, gentile presidente Sergio Mattarella (oggi sono stati 166, dopo essere stati nelle altre due votazioni 125 e 29), la maggioranza dei parlamentari potrebbe chiederLe di continuare a guidare, come bene ha fatto fino a ieri, la Repubblica. Donne e uomini liberi (non proprio forti ma comunque certamente più onesti e preoccupati per le sorti della collettività di quelli che si possono ritenere i loro dirigenti) potrebbero divenire maggioranza certa a Suo favore, ben oltre la soglia formale dei 505 votanti. Il rituale del voto e dello scrutinio, così come è voluto dai soliti caporioni partitocratici comincia a somigliare ad un grande affresco dolente, iperrealista eppure barocco, quasi fosse un’edizione straordinaria messa in scena del Il Gattopardo, romanzo-capolavoro dove, come è notorio, si staccano due motivi: quello della morte (e ci siamo) e quello del potere. Ma soprattutto, e sarebbe il terzo elemento, quel sonno/torpore che questi usurpatori, ormai autoviziatisi, desiderano sommamente come condizione in cui continuare ad esercitare il potere di cui sopra, potere che vorrebbero li accompagnasse fino alla morte loro e della comunità che gli è capitata in sorte. La storia è un cimitero di aristocrazie e di élite. Figurarsi di pulciari.

Questi non sono certamente degli ateniesi che sparirono comunque senza lasciare discendenti. Sparirono altrettanto le varie aristocrazie/élite romane. Così quelle barbare. Non è solo per numero, direbbe Vilfredo Pareto, che certi gruppi dirigenti decadono, ma anche e soprattutto per la qualità, nel senso che in essi scema l’energia e si modificano nel tempo le “proporzioni dei residui che loro giovarono per impadronirsi del potere e per conservarlo” fino ad oggi. Queste elezioni non sono riconducibili ad uno schema noto quale ad esempio quello che funzionò per la Sua di elezione. Il fiume sconvolto da turbamenti momentanei non è e non può essere più lo stesso e più i commentatori, loro per primi obsoleti, provano a fare parallelismi, più le carte e i comportamenti si fanno illeggibili. Quando si è affacciato il Movimento 5 Stelle si è ritenuto che ci si trovasse in presenza di quel rinnovamento che Pareto appunto teorizza. In molti abbiamo sperato che l’irrompere pentastellato corrispondesse all’ascendere e al decadere di élites in rotazione. In molti abbiamo sperato che ci si trovasse in presenza di un processo formativo di una minoranza direttiva pronta ad assumere un ruolo di antagonista della classe che deteneva il possesso del governo legale. Niente è stato più lontano dalla realtà e, mese dopo mese, piattaforma diseducante dopo piattaforma diseducante, la speranza si è trasformata, paradossalmente, in un volgare e prezzolato puntello dell’élite “uscente”.

Le votazioni in corso, insulse e paradossali (i vertici della partitocrazia sembrano comportarsi come se non lo sapessero che ci sarebbero state), sono condotte (così mi devo esprime) perché nulla cambi in un Pianeta/Stato/Città dove tutto è nel frattempo cambiato. E non solo certo per la drammatica sfida portataci dalla Pandemia. Mai avremmo potuto immaginare di assistere al funerale di un pugno di ex masnadieri, ormai senza capo o coda. Rimangono solo diffusi e per ora mimetizzati alcuni parlamentari che vorrebbero/potrebbero assumere il ruolo di minoranza direttiva (è l’anticamera dell’élite) ma ignorando le regole basilari della lotta politica, non riescono ad organizzarsi pur sotto lo stimolo del gravissimo avvenimento in corso. Sarebbe viceversa salvifico per la Repubblica, a noi caro presidente Mattarella, che queste donne e questi uomini, non fossero lasciati soli. Anzi, sarebbe determinante, sia pure nei modi più riservati possibili, che fossero incoraggiati. Da cosa potrebbe nascere cosa e dalla pattuglia/plotone/reggimento di quelli che scrivono il Suo nome (alcuni/molti certamente anche per non andare a casa) potrebbe emergere, se accolta, rinfrancata, mandata a scuola, quella nuova classe politica senza la quale tutto sarà perduto. Non è tempo di ritirarsi. E’ tempo di chiedere a Sergio Mattarella (ancora Lei, Presidente) di servire la Comunità che mai come in queste ore drammatiche ha bisogno di fedeli servitori. 
Oreste Grani/Leo Rugens