Parte il viaggio interstellare verso la galassia Riso

Se uno ha avuto il privilegio e la curiosità intellettuale di poter leggere, sin dal lontano 1982, il libro di Umberto Colombo e Giuseppe Turaniil secondo pianeta – Che cosa succederà nei prossimi cinquant’anni quando saremo in otto miliardi sulla Terra” e, fatto il piacevole sforzo, fosse riuscito, nel tempo, a tenere conto dei contenuti del volume, non si sarebbe trovato “spiazzato” in presenza di ciò che puntualmente si è avverato. Con otto anni d’anticipo rispetto alla previsione-regina di tutto il libro (“Nei prossimi cinquant’anni, e quindi entro il 2030, la popolazione della Terra raddoppierà, passando da poco più di 4 a 8 miliardi“) le cose oggi, dal punto di vista demografico, stanno proprio così. Mi sembra che ci siamo quindi e che di questo numero assoluto dobbiamo tenere debito conto. Alcuni diranno, se hanno onesta memoria (ieri è stata la Giornata della Memoria, per cui guai a chi fosse smemorato) che Colombo (appartenente tra l’altro ad una grande famiglia di ebrei) e Turani non erano certo dei nessuno. Per quello li cito e ve li ricordo anche per evidenziare di chi siamo orfani. 


Umberto Colombo (Livorno, 20 dicembre 1927 – Roma, 13 maggio 2006) è stato un chimico, dirigente d’azienda, accademico e politico italiano. Fu Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica nel governo Ciampi.

Nel dopoguerra aderì al Partito d’Azione, di cui fu uno dei più giovani iscritti nella sezione livornese fondata da Carlo Azeglio Ciampi. Laureato in Chimica fisica a Pavia nel 1950, divenne esperto di energia e ambiente lavorando presso l’istituto di ricerche “G. Donegani” (1954-1970). Fu docente di Chimica applicata nella Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Genova (1965-1972), per poi essere chiamato alla Montedison (1971) che lascia nel 1978 come Direttore generale della Divisione Ricerca e sviluppo.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto la presidenza dei seguenti enti, aziende e istituzioni:

  • Comitato per la politica scientifica e tecnologica dell’OCSE (1971 – 1975)
  • CNEN (1979-1982)
  • ENI (1982-1983)
  • ENEA (1983-1993)
  • Advisor Committee on Science and Technology of Development delle Nazioni Unite (1984 – 1986)
  • European Science Foundation, di Strasburgo (1991-1993).

È stato anche componente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. È stato autore di oltre duecento lavori scientifici su risorse materiali ed energetiche, geochimica e scienza dei materiali, di politica scientifica e tecnologica.

Fu chiamato nel maggio 1993 come tecnico per il ruolo di Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica nel governo Ciampi, restando in carica fino al maggio 1994. L’archivio personale di Umberto Colombo è custodito e consultabile presso l’ISEC.


Giuseppe Turani (Voghera, 29 aprile 1941 – Stradella, 7 gennaio 2021) è stato un giornalista italiano.

Si laureò in Economia alla facoltà di economia e commercio dell’Università «Bocconi» a Milano.

Nel 1970 entrò nella redazione del settimanale L’Espresso, occupandosi della sezione Economia e Finanza e diventandone direttore. Nel dicembre 1974 vinse con Eugenio Scalfari il Premiolino per Razza padrona. Nel 1976 passò al neonato quotidiano La Repubblica, dove fu responsabile della sezione economica. In seguito diventò curatore della casa editrice “Edizioni di Comunità” (Mondadori – Olivetti).

Negli anni ottanta diventò curatore ed editorialista di alcuni programmi televisivi della RAI dedicati a temi economici e finanziari. Nel 1986 ritorna a Repubblica come direttore del primo supplemento settimanale del quotidiano romano: Affari e finanza, che esce tutti i lunedì. Successivamente assunse la guida della redazione di Milano del quotidiano romano. Nel 1987 ricevette il Premio Siena e MontePaschi per il giornalismo economico.

Alla fine del 1989 lasciò di nuovo la Repubblica. Dal 1990 al 1992 fu editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L’Europeo e Il Mondo. Nel 1993 tornò a scrivere come opinionista ed editorialista de la Repubblica, riprendendo la direzione di Affari e Finanza.

Nel 1994 fu coinvolto nel caso Penne Pulite, con l’accusa di essere stato pagato dal gruppo Ferruzzi e dalla finanziaria milanese Ifm. Il procedimento penale per tutte le accuse contro di lui venne archiviato l’anno seguente con la motivazione, tra le altre, che l’accusa infondata fosse basata su dichiarazioni “del tutto generiche e prive di ogni riscontro”.

Dal 2001 all’estate del 2007 fu direttore di Affari & Finanza e successivamente diventa direttore della rivista economica Uomini & Business.

Il 7 gennaio del 2021 è morto dopo essere stato ricoverato il giorno precedente, in seguito a un malore, presso l’ospedale di Stradella.


Non è la prima volta, naturalmente, che questo accade. L’ultimo raddoppio (torno al libro e agli abitanti del Pianeta ndr) si è verificato nei quarantacinque anni che vanno dal 1930 al 1975. Ma quello a cui stiamo assistendo non sarà come gli altri. Tutti gli aumenti precedenti sono stati «trascinati» da qualche ragione precisa: la scoperta dell’agricoltura, la messa a punto di medicine e farmaci che hanno debellato antiche malattie, l’industrializzazione di vaste regioni, la disponibilità di nuove e potenti fonti energetiche come il carbone o il petrolio.

Questa volta, invece, la popolazione raddoppierà non perché sia «trascinata» da qualcosa, ma semplicemente perché è spinta in avanti dal suo stesso numero. 
Nessuno, ormai, è in grado di fermare questo fenomeno. In meno di mezzo secolo sulla Terra farà la sua comparsa una sorta di «secondo pianeta» di quattro miliardi di nuovi abitanti. Bisognerà «fare posto» a tanta gente quanta ne è arrivata dalle origini dell’umanità a oggi, cioè nel corso di oltre dieci milioni di anni. E per riuscirci, è bene ricordarlo, ci sono a disposizione appena cinquant’anni, cinque decenni, un paio di generazioni”.

Cinquant’anni che, ora dopo ora, sono trascorri amici lettori di questo marginale blog.
 “Gli esperti – continuavano Colombo e Turani – giurano che questo sarà l’ultimo raddoppio di popolazione al quale sarà dato assistere sulla Terra. Ma sarà anche il più difficile, il più denso di incertezze e di inquietudini. Quello che seminerà più disagio e angoscia. Intanto, per la brevità del tempo a disposizione. Ma poi anche perché moltissimi elementi giocano contro la possibilità di arrivare a costruire questo «secondo pianeta» prima che la Terra esploda socialmente o, addirittura, fisicamente. Già oggi solo un miliardo di persone vive nei paesi più ricchi, mentre gli altri tre miliardi lottano per la sopravvivenza nei paesi più poveri. Si calcola che fra cinquant’anni nelle zone a più elevato benessere vivranno un miliardo e mezzo di abitanti, mentre in quelle più sfortunate dovranno accalcarsi sei miliardi e mezzo di persone. Il mondo si avvia cioè a diventare ogni anno sempre più squilibrato, sempre più teso, sempre più percorso da motivi reali di insoddisfazione e di protesta. Si riuscirà, in queste condizioni, ad assicurare comunque la convivenza di otto miliardi di persone in un «territorio» che oggi ne ospita appena la metà?

Ma non basta. Mai come oggi il mondo è sembrato incapace di risolvere i suoi problemi e di fare posto a nuovi abitanti. Manca il cibo, manca l’energia, manca il lavoro. La stessa superficie e lo stesso ambiente del pianeta appaiono degradati, quasi vicini al punto di rottura, decisamente non in condizioni di sopportare un rinnovato «saccheggio» da parte di una popolazione destinata ad aumentare così in fretta.

E, ironia della storia, il mondo non è mai stato armato come oggi. Il pianeta è ogni giorno più povero, più inquinato, più inospitale, ma gli ordigni nucleari depositati negli arsenali bellici dei vari Stati sono in grado, già adesso, di distruggerlo più volte e interamente. Non per questo, però, la produzione di armi è stata sospesa. Anzi, ogni giorno la dotazione complessiva di bombe e di missili si arricchisce.

Il «primo pianeta» appare così, a chi lo potesse osservare da un qualsiasi punto esterno, come una cittadella densamente popolata, nella quale comincia a mancare tutto, ma armata fino ai denti e per niente solidale, e che sta per subire l’assedio di un «secondo pianeta» che è una sorta di suo «doppio», ma privo di tutto e quindi bisognoso di tutto. Riuscirà il «primo pianeta» a fornire al «secondo» ciò di cui esso stesso comincia a lamentare la mancanza? E cioè energia sufficiente, cibo in misura adeguata, un ambiente non degradato in cui vivere, una casa, un lavoro? Oppure salterà per aria, travolto dai «limiti» della Terra?  In termini meno catastrofici, il mondo si avvia inesorabilmente verso secoli bui, il «medioevo prossimo venturo», oppure riuscirà a conservare, anche nella nuova dimensione, l’attuale livello di civiltà e di benessere e, magari, addirittura a migliorarlo?

La scienza e la tecnologia, che in tempi recenti tante delusioni hanno riservato all’umanità, che ruolo giocheranno in questo confronto? E vero, come alcuni sostengono, che scienza e tecnologia stanno preparando una sorta di Eden, di paradiso terrestre dal quale ormai ci separano soltanto una ventina d’anni? Oppure è vero il contrario: e cioè che stanno spingendo il mondo verso una nuova, e definitiva barbarie?

Le pagine che seguono (queste frasi facevano parte dell’introduzione ndr o.g.) vogliono fornire al lettore le informazioni necessarie per tentare una prima risposta a tutte queste domande. Esse sono nate da una serie di conversazioni fra gli autori, fatte a «ruota libera» lontano dagli impegni e dagli affanni di tutti i giorni, in un ambiente piacevole e calmo. Probabilmente, il libro risente, anche nella stesura finale, di questo difetto di nascita. Ma gli autori non se ne lamentano.

Queste pagine sono rivolte, infatti, non agli specialisti, ma alla gente, alle migliaia di «non addetti ai lavori», che sono poi la maggioranza e i più diretti interessati a quanto potrà accadere sulla Terra nei prossimi cinquant’anni. Si è fatta questa scelta, e non quella di compilare un testo diretto alla cerchia degli specialisti, perché si ritiene che chi per ragioni di lavoro o di curiosità intellettuale sia arrivato ad avere una certa dimestichezza con i problemi del nostro futuro abbia il dovere di fare partecipe del suo «sapere» quanta più gente sia possibile.

Può accadere, allora, che gli esperti, sfogliando queste pagine, scoprano qua e là qualche parola usata un po’ impropriamente, qualche aggettivo non del tutto accademico, qualche sospetto di eccessiva semplificazione. Se questo dovesse succedere, gli autori chiedono scusa anticipatamente. Ma avanzano anche qualche tentativo di giustificazione. Questo libro non ha mai voluto essere un nuovo, e più aggiornato, rapporto sullo «stato del pianeta», ma soltanto rendiconto di quello che oggi si sta pensando a proposito di popolazione, ambiente, energia, cibo e nuove tecnologie. Un invito a riflettere, insomma.

Oltre agli esperti delle varie materie trattate, queste pagine possono scontentare anche i politici di professione o comunque quelli che vi costateranno la mancanza di un «taglio politico». In questo libro non si dice mai «chi ha ragione», non si alzano bandiere a favore degli oppressi di tutto il mondo e non si lanciano anatemi contro il capitalismo o contro qualsiasi altra forma di organizzazione sociale ed economica. E’ un limite. E un limite grave.

I primi a rendersene conto, e a soffrirne, sono proprio gli autori, che non ignorano quanto siano grossi e pesanti i problemi politici legati alle questioni trattate nel libro e che riguardano il futuro della Terra.

Ma sarebbe stato scorretto e ingenuo invitare i lettori a schierarsi da una parte piuttosto che in quella avversa, quasi che fossero già state individuate le soluzioni ottimali, quasi che fosse già stabilito chi dispone delle carte vincenti, delle idee utili per evitare il rischio di nuovi secoli bui. Va detto, e sia consentita agli autori questa sola e modesta enunciazione politica, che i problemi di fronte ai quali si trova l’umanità sono oggi troppo grossi, troppo intrecciati e troppo «ambigui» per consentire di tracciare sin da adesso righe che separino i buoni dai cattivi.

Le soluzioni per affrontare il futuro della Terra, cioè, non sono ancora pronte, purtroppo. E in queste condizioni si è ritenuto che la cosa più utile fosse quella di mettere in mano al maggior numero possibile di gente il maggior numero di informazioni comprensibili, in modo che ognuno possa portare un suo contributo nella ricerca delle soluzioni.

Non si tratta, per gli autori, di una fuga davanti al rischio della responsabilità politica. Si è soltanto pensato che in questo momento fosse interessante e produttivo avviare una sorta di collettivo «gioco» di apprendimento progressivo nel quale tutte le componenti (ideologiche, politiche, etiche, individuali e di gruppo) potessero dispiegare la propria creatività.

Ma c’è anche un’altra ragione per cui si è preferito non affrontare direttamente le questioni politiche connesse con i problemi trattati. Se fosse stata imboccata questa strada, la politica avrebbe inevitabilmente finito per prendere il primo posto e ne sarebbe uscito un libro del tutto diverso e, forse, inutile.”

Fin qui e in modo magistrale Umberto Colombo e Giuseppe Turani. Niente politica quindi per cinquant’anni. Forse sono stati troppi gli anni della tolleranza. Forse, negli ultimi dieci, prima della Grande Dissipazione, alcuni (in realtà milioni di italiani) hanno sperato che i temi trattati con grande efficacia e semplicità nel libro che oggi metto al centro di una vera e propria strategia futura, fossero affrontati e in parte risolti da Grillo/Casaleggio e il loro M5S. Ora vista la fine fatta, non c’è più tempo da sprecare.  Grani il libro lo ha letto più volte negli ultimi venti anni, ed ora ha deciso di tenerne conto. Per il tempo che mi rimane da vivere. Per questo in tarda età (ho 75 anni) ho deciso di organizzare una spedizione verso la Galassia Riso. Mi sto attivando, sempre consapevole della mia marginalità e ininfluenza e dei miei esigui mezzi economici, miei e degli amici cari che, associatisi e fattisi impresa, mi affiancano nel viaggio fantaeconomico verso “il riso” e di come questo alimento, diversamente dall’oggi,  possa essere – in modo equo ed intelligente – prodotto, distribuito, venduto, al fine ultimo, tra gli altri, di risolvere la dicotomia tra grattacielo (chiamiamolo così) e campagna (per semplificare).

Come nel prosieguo di questa Grande Avventura (partire all’esplorazione della Galassia Riso vi sembra un viaggio interstellare da poco?) proverò a dimostrare che il meraviglio e squisito alimento può essere determinante per capire chi siano gli attuali abitanti del Pianeta Riso Venere (quello, ad esempio, del dottor Scotti che impazza, con centinaia di costosissimi spot, su tutte le emittenti televisive) o i produttori delle varietà “biologiche e salutari” del “rinato” riso Flora, anch’esso spinto sul mercato da evidenti fortissimi capitali nelle mani di padroni e investitori e come, attraverso l’uso corretto di questa straordinaria risorsa della natura si possa perfino mettere a punto ed attuare una innovativa e sorprendente politica estera per la nostra affaticata Italia. E così dopo essermi interessato di terrorismo assassino; di controllo a distanza di criminali mediate l’uso del Braccialetto Elettronico; dell’ideazione di un Sistema Nazionale di Intercettazioni Telefoniche; di emigrazione e di chi, benemerito, già venti anni addietro si attivava nel settore; di editoria ecclesiale; di grandi eventi (il Giubileo del 2000, per fare un esempio tra i tanti possibili); di mettere a punto (e ci sono ormai riuscito) un percorso culturale transdisciplinare capace di formare intelligenze pronte a misurarsi con la complessità del trattamento delle informazioni ora, sia pur vecchio e tardo (come diceva di se Mario Luzi ed io di me certamente), ho arruolato competenze per “partire verso le stelle” dove altri, già da tempo, hanno colonizzato i pianeti della “Galassia Riso”. Con quali risultati economici, etici, di buon riflesso per la sicurezza nazionale e internazionale, fuori da metafora e toni scherzosi, mi prefiggo di capire. Per il mio piacere e, se lo volesse, per il mio Paese, produttore, questo è certo, del miglior riso del Pianeta Terra.

Oreste Grani/Leo Rugens , mai domo e nell’insolita veste di alacre mondina “vercellese”.