Éric Vidaud ovvero che cosa succede all’intelligence europea?

Éric Vidaud è nato nel 1966, quindi ha un anno meno del sottoscritto, e da oggi dovrà portare l’onta di essere stato rimosso avendo dimostrato di non aver capito niente della situazione Ucraina.

Ma è andata davvero così?

Mi chiedo anche quanti altri non abbiano capito nulla di quello che stava per accadere o se lo avevano capito non hanno detto nulla o se hanno detto qualcosa nessuno li ha ascoltati o o…

Lo spettacolo nazionale di personaggi improbabili che discettano della vicenda o tacciono comprensibilemente mentre trovano il tempo per festeggiare un osceno mezzo matrimonio, dà la misura di un paese incapace di pensare al proprio futuro, in balia di veri e propri traditori al soldo di chiunque.

I francesi, Macron, dimostrano perlomeno il coraggio di averla fatta pagare al capo dell’intelligence, posto che anche lì non ci si trovi di fronte a qualche triplo gioco, giacché, se di mestiere fai il militare e ti guadagni il vertice dei servizi, è impossibile che non avessi previsto il disastro che stava per accadere, era impossibile. Bastava leggere qualche numero di Limes o il nostro Scaglione, o il buon Giulietto Chiesa per intuire che qualcosa stava covando sotto la cenere. Se perfino il sottoscritto sa che la rotta per arrivare in Dombass da Roma passa per Belgrado quindi Mosca ergo un sacco di esaltati di estrema destra sono anni che vanno a fare la guerra in quelle lande non era difficile prevedere che prima o poi dalla scintilla sarebbe divampato un incendio. Eppure nulla.

Mi consola nell’ottica francese che Vidaud avesse uno stipendio normale, mi turba immaginare quale inconfessabile deriva abbia preso l’intelligence europea se nessuno ha trovato il coraggio di avvertire l’arrivo della guerra, pardon dell’operazione speciale.

Alberto Massari