Il fine è l’Umanità. Mazzini


Il lettore (e prezioso amico) Francesco Russo scrive a commento del post: La Nuova Europa indispensabile

francesco russo in 31 marzo 2022 alle 06:03 ha detto: 

Ritengo altrettanto indispensabili i NUOVI CITTADINI EUROPEI. Il meccanismo di formazione delle coscienze dei futuri cittadini della Nuova Europa non può essere demandato alla Scuola ed Università attuale, nè tantomeno al sistema comunicativo del mainstream o dei social che sono intrinsecamente deboli, disfattisti, eticamente insufficienti.
La chiave è come sempre la Verità, non in senso Utopico, ma fattuale. Solo se si è Testimoni di Verità si può diventare cittadini della Nuova Europa e ci vuole assolutamente qualcuno o gruppi di persone che ci aiutino a sviluppare questa nuova fase per i Cittadini.


Nel farlo rilancia il ragionamento che, nella mia semplicità, avevo avviato e mi obbliga a dare seguito al pezzo di ieri.
Ogni epoca ha avuto un’idea forza che ha prodotto rivolgimenti di grande portata storica. Il secolo XVII si era concluso con la rivoluzione francese, che aveva emancipato l’uomo; l’epoca nuova (secolo XIX) era destinata a costituire l’umanità, il socialismo (tenete conto che ritengo di non sbagliarmi ad affermare che questa parola sia stata adoperata per la prima volta proprio da Mazzini, ma senza alcun riferimento a determinate scuole e dottrine sociali) non solo nelle sue applicazioni individuali, ma tra popolo e popolo, per organizzare un’Europa di popoli liberi (Epistolario, lettera a Carlo Battaglini 1834).

Era un chiarimento sugli intendimenti della «Giovane Europa» che doveva operare contemporaneamente alla «Giovane Italia»: «Bisogna far conoscere come la Giovane Europa non è una setta, ma un’associazione, non ha uno scopo puramente di distruzione, ma ne ha uno ben più importante di fondazione». Il principio libertario, che è prettamente individualistico, non si scompagna mai dal principio associativo tanto nella costituzione interna di una nazione quanto in quella internazionale. «La parola della fede a venire è l’associazione».

E poiché tutti i diritti scaturiscono dall’insieme dei doveri compiuti, primi fra i doveri sono quelli verso l’umanità. «Siate uomini, prima d’essere cittadini o padri». Ma l’individuo è troppo debole e l’umanità troppo vasta perciò fra la famiglia, nella quale si associano gli individui e l’umanità, nella quale si associano i popoli, c’è la Patria, anello di congiunzione, che è la spiritualizzazione e la formazione storica insieme del concetto di nazionalità. Per Mazzini la Patria non è territorio; questo costituisce soltanto la base. «La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio».

Se, pertanto, il fine è l’Umanità, i soli individui non possono stringere con un patto l’alleanza delle diverse famiglie umane, perciò l’umanità senza nazioni non può esistere. Ma anche la nazione è un organismo etnico, linguistico, politico, soprattutto politico, in divenire: «La nazionalità, come noi la intendiamo, non è l’irosa, sospettosa, cupida nazionalità dell’Evo Medio; non è l’inerte, egoistica nazionalità del Congresso di Westfalia, né quella dei trattati di Vienna. E’ la nazionalità dei Popoli, che non fu mai, ma sarà». (Dell’ordinamento del partito. 1858). Se, dunque, i popoli tendono ad affratellarsi, se nell’Umanità si associeranno le Patrie, le nazioni si annulleranno nel cosmopolitismo, e l’internazionale segnerà la fine delle Patrie e quindi del patriottismo (sentimento di patria)? Niente di tutto questo. La dottrina mazziniana ammette e propugna l’alleanza delle Patrie emancipate, che prendono forma e corpo politico negli Stati Uniti d’Europa (questa espressione, egli avvertiva, uscì dal labbro d’un repubblicano italiano, Carlo Cattaneo) ma non sopprime la Patria, la armonizza soltanto con l’Umanità.

continua…

Oreste Grani/Leo Rugens