Come altre volte abbiamo fatto cenno ci interesseremo di complessità agroalimentari

La feroce guerra russo-ucraina obbligherà a ridefinire non poche filiere di approvvigionamento in generale e in particolare nell’agro-alimentare. Che sarebbe come dire per ciò che è alla base della piramide dei bisogni degli umani.

Direi che i primi due livelli sono all’ordine del giorno. Mi dicono – quelli che ne capiscono – che in agricoltura i fertilizzanti e il clima (cioè l’acqua e le temperature nelle stagioni) fanno la differenza sul risultato dei raccolti.
E mi scuso con i miei otto lettori (siete un po’ cresciuti) per la solita semplificazione, ma il risultato dei raccolti fa anche la differenza sulla stabilità geopolitica di molte aree. Alcune nodali per gli equilibri del Pianeta.
Se in Sri Lanka succede quel che succede (proteste per la fame e conseguente coprifuoco), come vedremo, si tratta di ben altro che un semplice e metaforico battito di ali di farfalla.
E cosa voglia dire un battito d’ali in questo momento sul Pianeta ormai affollato e interconnesso lo lascio a quelli di voi che hanno ancora un po’ di cervello posizionato tra le orecchie.

Se lo Sri Lanka vi sembra troppo lontano per sentire sulle vostre guance lo spostamento d’aria del battito delle fragili farfalle, tenente conto che se in Egitto (quello con le piramidi e dove è stato catturato e sbrindellato Giulio Regeni) dovessero scoppiare rivolte per fame, il Canale di Suez assumere ruolo ancora più determinante di quanto già ne abbia sulla sorte del Mediterraneo e delle popolazioni che lo circondano. E in Egitto, nei prossimi mesi, potrebbero scoppiare le rivolte di cui ho fatto cenno. Si stanno infatti creando le condizioni per tali violenze. O pensate che non avere da mangiare non sia innesco sufficiente? Questioni quindi geografiche, climatiche, economiche e pertanto geopolitiche, estremamente complesse.

Per venire alle cose di casa nostra, la gestione delle questioni agroalimentari avrebbe bisogno di grande qualità del ceto politico preposto e una capacità di visione come poche. Invece in questi ultimi decenni, non pochi leghisti (putiniani di ferro quindi) si sono piazzati negli hub di controllo del business agroalimentare. A questa prima forte preoccupazione, anche se vi potrà sembrare un salto paradigmatico eccessivo, provate ad aggiungere che l’ambiente delle imprese e degli organismi preposti alla sana gestione di un settore così strategico, potrebbe risultare inquinato da relazioni d’affari con la grande criminalità organizzata che, abile e preveggente, si dice che si sia posizionata in attesa degli eventi.

E a proposito di inquinamento tenente conto che i famosi fertilizzanti che potrebbero fare la differenza perfino più del gas se non sono di qualità potrebbero contenere cadmio in percentuale eccessiva, ad esempio. E i fertilizzanti che potremmo essere costretti a comprare dal Nord Africa e, soprattutto, dalla solita Cina, mi dicono contengano, in modo sproporzionato, proprio cadmio.
Vi sembrano questioni da lasciare trattare a gente che nelle aule di tribunale, per salvarli dall’accusa di essere collusi con la ‘ndrangheta, bisogna farli sentenziare come dei poveri mentecatti? O, torno a dire, ceto politico vincolato da patti segreti (PadaniaRussia) che in nessun modo potrebbero essere stati ideati e messi in atto nell’interesse della nostra comunità. Nazionale ed europea. Solo soldi, potere e vantaggi per lo zar farneticante. Crocifissi sbandierati e riferimenti pseudo religiosi salviniani compresi.
Comunque, sentite a me, agricoltura e sicurezza nazionale sono in strettissimo rapporto. Lo erano già ieri prima dell’invasione dell’Ucraina e lo saranno ogni giorno di più. Per questo, tra l’altro, da queste parti, pur nella nostra stranota marginalità e ininfluenza, abbiamo deciso di interessarci di agroalimentare. Ovviamente “a modo nostro”.

Oreste Grani/Leo Rugens