Oggi compie 98 anni

Eugenio Scalfari compie oggi 98 anni essendo nato il 6 aprile 1924.

Non me la sento di fargli alcun augurio anzi mi chiedo quale ragione abbia avuto l’Onnipotente di concedergli una vita così lunga, togliendola invece a tanti innocenti.

Tra non molto il Direttore potrà finalmente riprendere i suoi colloqui con Federico Umberto D’Amato, uomo disprezzabile per quanto complesso, con il quale intrattenne una lunga e proficua collaborazione, affidandogli una rubrica di recensioni culinarie sull’Espresso nonché la stesura di una guida dei ristoranti italiani. Storie arcinote.

Ma D’Amato, che si ubriacava di cognac con Sofri in un reciproco spifferarsi di nomi e situazioni, è l’indiziato numero uno dello stragismo da Piazza Fontana a Bologna sicché o Scalfari non sapeva con chi aveva a che fare oppure ……. riempite voi i puntini.

Personalmente ne unisco due: primo punto, Scalfari fu un buon consapevole fascista, come Dario Borso illustra; secondo punto, D’Amato fu un grande agente fascista dell’OVRA; vuoi vedere che ha ricattato il grande fondatore di Repubblica nonché direttore dell’Espresso da sempre? Forse nemmeno l’ha ricattato, trovando ampia consonanza di idee in un polimorfo e scordarello personaggio.

Ma chi sono io per giudicare? Certo non lo possono fare i giornalisti perché cane non morde cane e i panni sporchi si lavano in famiglia; se poi la verità abortisce e ‘sti cazzi.

A Scalfari, quindi, imputo di essere riuscito a mettere sull’informazione nazionale, ovvero sulla verità, un cappotto di cemento grande il doppio di quello di Cernobyl, in merito a un trentennio di stragi.

Il 2 agosto 1996, direttore di Repubblica da pochi mesi era Ezio Mauro, appare sul giornale il necrologio per la morte di D’Amato; poche righe e giusto un minimo riferimento alla sua inquietante ombra sui luoghi del delitto. Leggete e Giudicate. A seguire Dario Borso che nel 2017 ospitavamo nel blog.

Alberto Massari

P.S. L’ho incontrato una volta mi sembra a Milano mentre passeggiava nel giardini di Porta Venezia accompagnato da una signora; alto elegante in un cappotto di sartoria i capelli bianchi, più di vent’anni fa.

E’ MORTO D’ AMATO 007 E GOURMET – la Repubblica.it
2 agosto 1996

ROMA – Il maestro delle spie d’ italia è morto ieri a Roma. Federico Umberto d’ Amato, per vent’ anni capo dell’ Ufficio affari riservati del Viminale, progenitore del Sisde, poi responsabile della polizia di frontiera con speciali compiti informativi, si definiva un “servitore fedele dello Stato”, ma era considerato il depositario dei segreti della Repubblica. Nato a Marsiglia da padre piemontese e madre napoletana, aveva cominciato la sua attività come ufficiale di collegamento fra i servizi italiani e quelli americani nell’ immediato dopoguerra. Era stato premiato per la sua attività con la ‘ Bronze Star’ , la medaglia della Cia e con la Legion d’ Onore francese. Uomo di segreti e di potere, autentica eminenza grigia del ministero dell’ interno durante gli anni della strategia della tensione, era anche un fine gastronomo. Nascosto dietro lo pseudonimo di Gault & Millau si divertiva a raccontare pregi e difetti dei ristoranti in una delle più seguite rubriche del settore, sul settimanale L’ Espresso. Aveva lasciato i servizi nel 1984, deciso a disquisire di nouvelle cuisine e di spumanti piuttosto che di trame. Il nome di D’ Amato conquistò spazio sui giornali in occasione delle vicende più opache della storia italiana contemporanea: dalla strage di piazza Fontana a quella di piazza della Loggia a Brescia (pochi giorni dopo quella bomba, l’ allora ministro dell’ Interno Paolo Emilio Taviani sciolse l’ ufficio Affari riservati), fino all’ inchiesta sulla loggia P2 (alla quale aveva sempre smentito di essere iscritto), e all’ ultimo scandalo, la vicenda dei fondi riservati elargiti ai politici, sulla quale l’ ex prefetto dava un giudizio sprezzante.

“Eugenio Scalfari e il vivaio giovanile fascista” pfd’a e db

Si sente spesso sostenere che gli anziani devono essere rispettati perché custodi della memoria eppure con l’età molti ricordi tendono a svanire.

Grazie a Dario Borso finalmente possiamo leggere gli aurei pensierini di un illuminato ambiguo: insincero o smemorato?

Potessimo leggere anche la corrispondenza, se esistesse, tra il barbabianca e Federico Umberto D’Amato potremmo capire anche qualcosa di più delle tragedie nazionali pre e post Piazza Fontana.

Dionisia

Schermata 2017-10-30 alle 7.40.57 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.08 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.17 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.25 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.33 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.41 AM
Schermata 2017-10-30 alle 7.41.49 AM