“Q” il frutto velenoso della democrazia al tempo di internet

I due team di ricerca, uno che fa capo alla startup svizzera OrphAnalytics, e l’altro guidato da linguisti computazionali francesi, hanno preso in considerazione lo stile dei messaggi di Q utilizzando due metodologie di lavoro diverse.
I ricercatori svizzeri hanno utilizzato un software per scomporre le profezie di Q in schemi di sequenze di tre caratteri e hanno monitorato la frequenza con cui quelle sequenze si sono ripetute. Il team francese ha invece allenato un’intelligenza artificiale per cercare schemi ricorrenti nella scrittura di Q. I due gruppi hanno trovato conferme con un grado di affidabilità pari al 99% che gli stili di scrittura siano quelli di Furber e Watkins.

Tanti ricordano quando negli anni Ottanta iniziarono a girare le cosiddette “leggende metropolitane”: coccodrilli nelle fogne di NY, la vedova nera nel tronchetto della felicità, la affascinante hostess che contagiava i partner con l’Aids e lo lasciava scritto col rossetto sullo specchio – un mio conoscente mi raccontò quest’ultima vicenda dimostrando una convinzione da imbonitore di fiera qual era, cioè un agente di commercio. Ah poi c’era anche l’animaletto comprato all’estero che diventava non so che genere di ratto mostruoso o altro.

Che si sia trattato di un esperimento non ho mai avuto dubbi, che da prima e dopo si sia continuato a sperimentare, altrettanto.

Il fatto è apparso nella sua devastante evidenza durante il periodo della pandemia, quando oltre un decennio di esperimenti sul tema: “i vaccini sono pericolosi perché inducono l’autismo” ecc ecc ha portato a una brutta polarizzazione e al rifiuto da parte di milioni di persone di ricorrere all’unica soluzione valida per tentare di arginare il virus.

QAanon, il movimento statunitense basato su dicerie relative all’esistenza di un deep state nonché di una cerchia di pedofili che comprende i vertici del Partito democratico e che ha spinto migliaia di persone a dare l’assalto al Campidoglio nonché a rifiutare i vaccini o le mascherine nonché l’esistenza stessa del coronavirus, oggi ha due padri quasi certi.

Anche il M5S ha due padri e un romanzo che li ha ispirati; due più uno fa tre. Potenza delle idee.

Personalmente sostengo che chi ha scritto il codice genetico del MoVimento, ispirato al creatore degli invincibili replicanti, abbia inserito la data della sua durata per evitare che diventasse qualcosa di pericoloso per il “sistema Italia”; peccato.

Oggi, leggo per la penna della giornalista Barbara Carfagna che il Partito democratico della Corea del Sud ha annunciato l’emissione di un token (un gettone digitale) con il quale finanziarsi e dando così ai sostenitori uno strumento che consolida il sentimento di appartenenza al progetto, una specie di super tessera in un certo senso. Allargando il discorso, il token può essere acquisito sulla base di un comportamento virtuoso, per esempio attraverso la rinuncia a utilizzare un veicolo inquinante, così che accumulando tali gettoni si possa assumere un ruolo di leadership sulla base delle capacità di risolvere problemi o quant’altro.

si è visto anche nell’utopica Repubblica Sostenibile di Liberland, uno “stato” non riconosciuto, basato su blockchain e criptovalute che si è appropriato di in un piccolo territorio non reclamato né dalla Serbia né dalla Croazia e che ora ha anche un Metaverso disegnato da Hadid Architects. Tornando al nostro esempio, il vantaggio per l’ipotetico partito di Thunberg sarebbe che una volta basato sul GRETA [l’ipotetico token emesso dalla giovane attivista per finanziare il proprio partito e che verrebbe concesso solo a chi si ispira ai suoi principi ndr] il partito si amministrerebbe attraverso una DAO, organizzazione autonoma e decentralizzata, senza un capo ma gestita dalla community, in cui conta chi ha più token e in cui potrebbe essere delegato di volta in volta chi è più competente alla risoluzione di un problema. Nel caso del movimento «Fridays for Feature» la DAO rispecchierebbe la struttura degli attivisti. La domanda è: se la politica italiana volesse cogliere la leva che la tecnologia le offre per coinvolgere meglio la sua base e potenziare l’impatto dei suoi valori, sarebbe in grado di trasformarsi per facilitare una struttura distribuita? Potrebbe essere la svolta per una politica agile e solida che di questi tempi tanto ci manca. Fonte Sole 24 ore 7 aprile 2022 “I dilemmi politici (ed elettorali) al tempo dei token e delle criptovalute”

Anche questa proposta evidenzia un tema delicatissimo e che si può riassumere nella evidente difficoltà che le democrazie moderne hanno nel rappresentare gli interessi dei cittadini o i loro sentimenti. L’esempio della guerra in Ucraina è evidente; mentre i governi pattinano tra una sanzione e l’altra, la maggioranza degli europei pare favorevole al sostegno del popolo ucraino e alla salvaguardia della sua libertà.

Mai come oggi appaiono urgenti pensieri che rafforzino nei popoli liberi, intendo quelli che vivono in paesi democratici, la convizione che la democrazia nella sua fragilità deve essere protetta ma che ciò può avvenire solo se si trovano dei valori nei quali rispecchiarci, valori che non possono essere ristretti alla qualità dei condizionatori, fatto salvo che chi ne ha bisogno sia messo nelle condizioni di usufruirne, pena alleggerire l’INPS di molte pensioni. Scherzi a parte, gli Stranamore che pullulano nelle dittature e che conoscono molto bene come gestire la paura, perché è su quella che sanno fare leva per comandare e tenere il potere, sono avvantaggiati rispetto ai difensori delle democrazie che non possono ricorrere a leve analoghe troppo a lungo, perché genererebbero nevrosi e proteste.

Avere minacciato il nucleare da parte russa è un esempio lampante di come si è cercato di spaventare gli europei liberi e la reazione di quanti hanno suggerito agli ucraini di arrendersi dimostra il livello di confusione e di paura che ha preso il cervello di molti, perfino di quell’Orsini che nel 2018 sembrava lucido, mentre oggi auspica per i bimbi la dittatura piuttosto che la guerra.

Siamo ancora lontani, io temo, dal trovare una soluzione a come utilizzare la rete e la tecnologia per rendere più forte la democrazia così mi rifugio nel passato nelle pagine di “Apocalittici e integrati” di Umberto Eco dove si sintetizza la mia speranza.

In realtà non vi è nessun portato della tecnica umana che non possa essere strumentalizzato quando si abbia davvero una ideologia in base alla quale programmare le nostre operazioni; e quanto alla televisione non sono rari i casi in cui ci si è reso conto che una saggia strutturazione dei programmi ha prodotto mutamenti assolutamente positivi. Si pensi all’esempio di “Tribuna politica”, alla mole di discussioni, alle prese di coscienza che ha provocato, alla crisi in cui ha messo molti spettatori che si sono trovati impreparati di fronte a molti problemi ed hanno provato il bisogno di documentarsi e interessarsi piú a fondo… Nessuna obiezione regge di fronte a questo esempio di educazione alla democrazia, neppure l’insinuazione che la trasmissione abbia contribuito al diffondersi di un certo qualunquismo, ponendo gli spettatori piú sprovveduti di fronte alla relatività delle opinioni e alla scarsa autorevolezza degli uomini politici: la risposta è che se un paese democratico si regge (come si regge) sul reciproco scambio di opinioni, fatalmente relative e queste opinioni sono talora espresse da uomini non autorevoli (come può accadere), la democrazia si avvantaggerà nella misura in cui i cittadini ne saranno messi al corrente. Qualsiasi altra conclusione è paternalistica e autoritaria. A meno che non si consideri negativa non solo la illuminazione delle menti attraverso l’informazione televisiva ma qualsiasi forma di diffusione culturale, dall’invenzione della stampa all’Enciclopedia di Diderot (prospettiva a cui nei momenti di maggiore debolezza lo Zolla sembra inclinare): e allora è inutile discutere e non rimane che da lodare la decisione di certi intellettuali di ritirarsi sdegnosamente dal pubblico agone. p. 351

Alberto Massari