Vienna ha più lavanderie che pasticcerie

Per me è andato a Mosca e parlare dei lipizzani

La storia del cavallo Lipizzano, razza che prende il nome dalla cittadina di Lipica, in Slovenia, dove venne fondato l’allevamento,  è strettamente collegata alla storia degli Asburgo, che per 650 anni regnarono in gran parte dell’Europa durante l’età barocca. I cavalli a quel tempo rappresentavano una risorsa di importanza strategica e, come abbiamo già visto, in quegli anni il perfetto cavallo da guerra era considerato l’andaluso. Fu così che il cavallo lipizzano venne creato mescolando stalloni spagnoli con fattrici caucasiche e italiane.
Gli Asburgo dedicarono sempre grande attenzione a questi animali e proprio in ragione delle notevoli similitudini tra il Carso e la Spagna, sotto il profilo ambientale e climatico, l’arciduca Carlo decise di collocare proprio a Lipica l’allevamento dei cavalli per la sua corte. Nel 1578 sceglie l’abbandonato castelliere di Lipica, appartenuto ai vescovi di Trieste, quale luogo per insediare l’Equile di Lipica destinato all’allevamento di cavalli per la corte imperiale. Il 19 maggio 1580 l’arciduca Carlo sigla il contratto di compravendita per l’acquisto della proprietà di Lipica. L’allevamento divenne famoso perché la Scuola d’Equitazione di Vienna, fondata da Carlo VI nel 1729, attingeva esclusivamente da stalloni di questa razza per i suoi meravigliosi spettacoli.

Il cavallo lipizzano è famoso anche perché nasce nero e diventa bianco, bianco sporco o grigio, definizione più appropriata

Una piccola banca austriaca di nome Bank Winter, il cui chief executive è tale Thomas Moskovics riusì a guadagnare l’attenzione del Financial Times il 14 ottobre 2019 perché tale Gianluca Meranda, intercettato presso l’Hotel Metropole di Mosca, lo citava quale suo conoscente. Stiamo parlando della nota vicenda che vedeva i Savoini Salvini russi e uomini dell’ENI trattare petrolio in cambio di cospicue tangenti. Il FT osserva di passaggio che a seguito della vicenda il Salvini lasciò il governo, mentre ancora nei giorni scorsi qualcuno parla di “follia” del padano mentre noi parliamo di calci nel sedere americani. Non era la prima volta che la banca fondata da uno studioso del Talmud finiva sotto tiro delle autorità bancarie intarnazionali, a dire il vero.

Torniamo a Vienna e alla sua piccola comunità ebraica sopravvissuta in uno degli ambienti più ostili al mondo, pochi ricordano che Hitler è austriaco non tedesco e che Mahaler non poteva recarsi in certi luoghi di villeggiatura perché ebreo.

Tutto questo certo nulla ha a che fare con il viaggio di Karl Nehammer a Mosca, perlomeno non ha a che fare con la vicenda del Metropol, ma a leggere FT e le accuse degli inglesi – da che pultipo – circa la spregiudicatezza del sistema bancario austriaco e la sua propensione a trattare soldi russi e non solo forse forse sotto sotto…

Per esempio la Bank Meinl (anglo austriaca) fu accusata nel 2016 dalla polizia ucraina di avere lavato 2 miliardi di euro arrivati dal paese mentre la Danske Bank ne ha riciclati solo la metà provenienti dalla mafia russa.

Nehammer di cosa deovrebbe parlare con Putin secondo voi, forse della pasticceria viennese o piuttosto della lavanderia austriaca?

Boh.

Alberto Massari