L’uno-due che ha fatto trasecolare il bullo Vladimir Putin

Da alcuni giorni mi chiedevo quando sarebbe accaduto che chi di dovere avesse messo in moto un meccanismo ritorsivo aggiungendo figura di merda a figura di merda e con cui far sentire il famoso pepe al culo all’orrido macellaio, per ora ancora insediato al Cremlino. E nel fargli sentire la vulnerabilità sul territorio russo, cominciare a suggerirgli, quando sarà la sua ora, come sarà difficile che gli ucraini gli offrano l’onore delle armi.

Nel fare questi ragionamenti e pensando alla duplice esplosione (all’Istituto Centrale di ricerca delle forze aerospaziali nella città di Tver e nell’immenso impianto chimico di Dmitrievsky) effettuata in Russia, me ne ero andato con la memoria addirittura ad un episodio poco ricordato avvenuto sul territorio USA il 12 settembre del 1940 quando fu colpita una fabbrica della Hercules Powder Company, fornitrice dell’Esercito statunitense. Nella fabbrica ci fu una esplosione che causò un incendio in cui morirono 51 operai e ne rimasero feriti oltre 300.

Nel New Jersey, non lontano dalla fabbrica, si teneva un campo di addestramento della Lega Tedesco-Americana e le reti dei sabotatori sul suolo americano avevano cominciato ad operare.
Spie e sabotatori. Molti parlavano perfettamente l’inglese e si muovevano a loro agio negli USA. Gli eventuali sabotatori/incursori ucraini oggi parlano perfettamente il russo e hanno un aspetto fisico che li rende indistinguibili dai russi “fedeli” a Putin.
Questo per ribadire che la Terza Guerra Mondiale è di fatto cominciata e non capire che per ora sono gli ucraini che la combattono, anche per nostro conto, è un gravissimo errore. Comunque Putin, versione “buono” che ferma l’assalto finale all’impianto Azovstal e il massacro degli ultimi difensori dell’acciaieria direi di leggerlo piuttosto come il tentennamento di un vigliacco bullo violento sotto l’effetto dell’uno-duo rimediato nelle ultime ore proprio dentro i confini russi dove, in teoria, doveva sentirsi più sicuro.
Da questa notte, sentite a me che lo osservo da anni, Putin il macellaio, consapevole che inutilmente ha tentato di far uccidere (si dice quattro volte) il presidente Zelens’kyj, è lui che non dorme tranquillo.
Soprattutto ora che ha visto come e grazie a quale livello di informazioni può essere colpito, paranoico da tempo, circondato da nemici più che da amici, comincia a rimuginare chi e quando lo colpirà al grido storico: sic semper evello mortem tyrannis!
Forza Ucraina!
Oreste Grani/Leo Rugens