Finmeccanica/Leonardo refugium peccatorum? Neanche se fosse la Madonna di Pompei


Per alcuni anni in Finmeccanica/Leonardo si è arrivati a sostenere che in realtà il Gruppo fosse forte nel Mondo (quando lo era)  perché aveva un patrimonio fatto sostanzialmente di persone e tutte di valore. In Finmeccanica/Leonardo c’è stato un tempo in cui la sfida era guardare al futuro affrontando il presente sfruttando un personale supercompetente.
E non sembravano parole retoriche scelte da quei furbacchioni della Comunicazione e dei Rapporti Istituzionali.
C’è stata infatti una stagione in cui l’internazionalizzazione e la diversificazione dei mercati camminavano su gambe adeguate.
Poi qualcuno ha fatto passi falsi ed è stato, giustamente o meno, arrestato. Qualcuno, senza colpa, è morto.
Le cordate lobbistico-partitocratiche, approfittando delle difficoltà dovute a una crisi internazionale che ancora perdura, hanno fatto il resto piazzando donne e uomini, non sempre competenti e meritevoli.
E su una situazione non ottimale resa tale da una guida insicura e da carenza di visione strategica, si dice che si stiano predisponendo accoglienze per  alcuni transfughi della politica i cui meriti e le competenze professionali tendono a zero. Come il partito che in fretta e furia stanno lasciando. Leonardo, lo sanno anche gli asini (quelli che non volano) è un luogo imprenditoriale dove Forze Armate e industria sono una sola cosa. Anzi: Forze Armate, industria, intelligence economica e Governo dovrebbero saper sviluppare strategie in piena sintonia d’intenti.  Leonardo è uno degli ultimi luoghi dove, producendo ricchezza, si dovrebbe dare esempio di cosa si intenda per rigore sotto il profilo di formazione, sviluppo e, soprattutto, gestione/valorizzazione delle risorse umane. Un patrimonio dicevamo all’inizio post fatto anche se non soprattutto di persone. In un clima dove la meritocrazia dovrebbe essere Vangelo. Non quindi un fortino l’attuale vertice del Gruppo. Vertice che se non dovesse capire che Leonardo, gruppo quotato, non deve per nessun motivo progressivamente trasformarsi in uno stipendificio per chi si è infortunato in politica, si meriterebbe di essere rimosso. Si è oggettivamente out dalla politica e si chiede di essere ricoverati in Leonardo? Direi proprio di no.
Viceversa saremo costretti a pensare malissimo e a dedicare parte del nostro già scarso tempo a capire quando e con chi si sono stabiliti legami di natura tale da perdurare, finito il ruolo istituzionale. Direi proprio di no.

Oreste Grani/Leo Rugens