Al crepuscolo il gallo annunzia l’aurora

Quanto è accaduto, sta accadendo e si presuma continui ad accadere in Ucraina ad opera della Russia putiniana, conferma che a differenza di quanto hanno pensato, gravemente sbagliando, molti nella travagliata Italietta e certamente il presidente francese Macron (vediamo di ricordarci che questi signori, toppando nelle previsioni, confermano i limiti politici e culturali di una classe dirigente paurosamente inadeguata alla complessità insorta) le strutture del regime e la cultura politica russa (che è rimasta imperiale e clericale alla Kirill) hanno impedito a Mosca di europeizzarsi e, soprattutto, di modernizzarsi.
Valutazioni storico-politico-culturali quelle di Macron e di alcuni esponenti italiani del partito francese che cozzano contro le scelte ormai in essere del dittatore “cechista”.
Gli USA, sia pure con tutti i limiti “democratici” (negli USA si vota, si vota, si vota continuamente), rimangono essenziali per salvaguardare tutti noi che viviamo in Europa.
I legami atlantici rimangono la cintura di sicurezza (ho scritto di sicurezza e non di castità, di cui la chiave l’abbia un marito possessivo e dispotico) per tutti gli stati europei che, mal governati e senza intellettuali consapevoli di ciò che si prefigurava, sono arrivati alla fase di transizione che ci avvolge tutti e in cui la freccia del tempo ci obbliga a proseguire, ipovedenti se non accecati, catapultati in un campo di guerra guerreggiata dove gli sguaiati tentativi di sabotare la NATO (che non è certo quella organizzazione evoluta che ci voleva) al fine ultimo di farla morire comporterebbero anche l’estinzione formale dell’UE.  Che non è certo quell’organizzazione evoluta che ci voleva e ci meritavamo.

Per decenni siamo andati avanti con divisioni in campo economico di tutti i tipi (ed era l’area che sembrava a volte prevalere unendoci) soprattutto tra membri del Nord e del Sud, divisi sul valore dell’essere immersi nel Mediterraneo, divisi tra i membri occidentali e quelli orientali e soprattutto baltici. Per decenni si è trescato (questo molti esponenti politici francesi e tedeschi e tutto il filone populista italiota hanno inequivocabilmente fatto) con Putin e i suoi soldi a tal fine utilizzati, ed ora che diviene difficile accordarsi con il despota facendo finta che non abbia fatto ciò che ha fatto al popolo ucraino, il problema è ribellarsi a “mamma America”? Il problema è che in troppi (altro che le listarelle fuorvianti del Corriere della Sera) si erano messi in testa, tradendo i patti (che invece, con sale in zucca, vanno sempre rispettati) di partecipare, in accordo con la coppia Kirill-Putin, a ridisegnare l’assetto dell’Eurasia se non, esaltatandosi, dell’intero pianeta. Dimenticando che prima con gli amici e alleati americani bisognava chiarire cosa si volesse ottenere organizzando a Parigi, era il 2003 (come va indietro nel tempo questo Leo Rugens!!!), il “Summit della cioccolata“, durante il quale Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo tentarono di utilizzare l’errore americano in Iraq (fu un grave infortunio tentare di risolvere con quelle modalità un tale groviglio bituminoso, a cominciare dalla losca e sanguinaria figura di Saddam Hussein) per mettere all’angolo gli Stati Uniti. E da allora (venti anni sono tanti) “andare a letto” con Putin (a volte anche con le più seducenti rappresentanti cinesi fino a fornire, nel tempo, tecnologie sensibili o – come si dice – organizzare la dotazione del discusso laboratorio di Wuhan che non siamo stati certo Massari ed  io ad attrezzare) senza mai trovare modi o sedi dove rifondare un rapporto almeno in nome del bene dei propri popoli.
Sono passati vent’anni da quella cioccolata e mai un vero gesto lungimirante per fare pace con gli americani, repubblicani o democratici che fossero, ricordando che per liberarsi dal giogo nazista non sarebbero bastati il coraggio di De Gaulle o la tragica determinazione di qualche partigiano resistente.
Macron è laureato in filosofia ma nella vita reale si è messo a fare il banchiere. Per filosofeggiare sui destini del mondo ci vuole altro che un po’ d’esperienza acquisita maneggiando soldi.
Abbiamo bisogno, mentre si dovesse riuscire a non farsi sbrindellare dal moscovita satanasso sanguinario, di insediare un tavolo di ragionamento con gli ex liberatori americani e chi altri vorranno starci. Dobbiamo chiedere l’apertura di una stagione parallela a quella imposta dall’aggressore dove, certamente partendo dalle luci e dalle ombre, dare vita ad una situazione nuova dove alla parola luce non rimanga che il significato di assenza di buio.

Vuol dire che è arrivato il tempo di cercare un’armonia dove la regola (questo è il Tao che viene dall’oriente è che deve avere diritto di sedersi al tavolo dando intelligente contributo) fa comparire una volta l’oscuro e una volta il chiaro e così facendo, e a questo tutti aspirando, far emergere l’unità armonica soggiacente. Dobbiamo essere pronti ad accogliere l’Oriente certi che il bello è il brutto, e il brutto è il bello,…al crepuscolo il gallo annuncia l’aurora, a mezzanotte il sole risplende… scoprendo il sole in mezzo alla pioggia e attingendo limpida acqua dal centro del fuoco.
E così facendo prendere le misure alle vere intenzioni degli uomini di Pechino.


Oreste Grani/Leo Rugens