I baroni di Munchausen della politica italiana

Ovvero gli sparaballe (ed altro) di cui (tranne quelli ormai morti e sepolti) vorremmo sapere come oggi vivono senza patemi d’animo per l’inflazione e guerre d’aggressione.

Si potevano leggere qualche anno addietro annunci del tipo:

Le costruzioni saranno finanziate con la vendita delle strutture dimesse. Di seguito sono elencati i costi previsti per la costruzione delle nuove carceri.

Camerino34.490.000 €
Sala Consilina33.053.000 €

Pinerolo

40.238.000 €
Sciacca33.057.000 €

Lanusei

51.645.000 €
Paliano39.250.000 €

Modica

33.053.000 €
Nola51.645.000 €
Avezzano33.063.000 €
Mistretta33.053.000 €
Catania79.000.000 €

 

Vale teoricamente 461 milioni il primo “piano carceri” affidato dai ministri di Giustizia, Roberto Castelli, e delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, a Dike Aedifica, la società controllata da Patrimonio Spa, con la convenzione firmata il 16 giugno.

Teoricamente, perché, come precisa la stessa Patrimonio Spa, il piano non dovrà gravare sulle casse statali e dovrà essere invece finanziato con la vendita di altre strutture carcerarie dismesse e affidate alla stessa Patrimonio.

Le prime undici strutture trasferite a Patrimonio Spa, con un decreto dell’Economia dei 17 febbraio 2004, per essere alienate, valgono poco più di 20 milioni e andranno via via all’asta per essere alienate: si partirà, probabilmente, da un primo bando per 4 – 5 strutture, a metà luglio.

Il primo tentativo di vendita fatto con la casa circondariale di Ferrara, messa in vendita insieme ad altri immobili nell’asta promossa da Patrimonio a metà maggio, non ha prodotto, per altro, esiti per assenza di offerte.

L’asta di metà luglio consentirà quindi di capire se la mancata vendita di Ferrara sia una momentanea battuta d’arresto oppure prefiguri una difficoltà più generale a vendere strutture non facili da riconvertire, in assenza di un progetto di valorizzazione già definito e concordato con gli enti locali.

I nuovi istituti penitenziari affidati in progettazione e costruzione a Dike Aedifica sono undici.

I poteri affidati alla società guidata da Vico Valassi (ex presidente Ance) dall’articolo 2 della convenzione firmata con Castelli e Lunardi sono molto ampi: effettuazione di studi in materia di edilizia penitenziaria; rilevazione delle esigenze di edilizia penitenziaria e definizione degli obiettivi e delle priorità; individuazione delle aree; anche attraverso la promozione di intese con gli enti locali interessati, per attuare le dismissioni e reperire le aree per la localizzazione dei nuovi istituti; progettazione degli interventi; realizzazione degli interventi; manutenzione ordinaria e straordinaria; prestazione di servizi inerenti la dismissione di immobili di edilizia penitenziaria.

Il modello è quello, assai diffuso negli anni 80, della “concessione di committenza” come quelle affidate a Italposte e Italsanità, cui vennero trasferiti i poteri pubblici di stazione appaltante. Un modello spazzato via poi negli anni 90 da Tangentopoli, dalle direttive Ue sugli appalti e dalla legge Merloni, che ha azzerato le “concessioni di committenza”.

Nel caso di Dike Aedifica, i poteri affidati dalla convenzione sono addirittura più ampi di quelli di un concessionario di committenza, considerando che, alla lettera, la società potrebbe progettare e costruire anche direttamente le nuove carceri. Eventualità che, per altro, viene esclusa da Patrimonio Spa: non si faranno appalti in house, cioè realizzati direttamente dalla società, ma tutti i lavori saranno affidati a terzi, mediante procedura di gara.

Ho scritto sparaballe ma avrei dovuto lasciare detto altro. Senza mai dimenticare chi fosse il loro premier di riferimento (Berlusconi ancora senza la donna schermo Pascale) e il magistrato (Tinebra ancora non sospettato di frequentare l’eurasia ungherese) a capo del sistema carcerario. Che faceva schifo all’epoca e che fa schifo ancora oggi. Forse di più.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Dike Aedifica, che bel nome, che creatività, che suggestioni cuturali.

Che cazzari nullafacenti!!!