Oggi prefiguriamo il possibile tenendo conto di alcune questioni geopolitiche

Buongiorno amici lettori. Oggi prefiguriamo il possibile tenendo conto di alcune questioni geopolitiche, a mio giudizio, male affrontate. Certamente non risolte.

Quelle che seguono sono affermazioni relative a problematiche che negli ultimi due anni di pandemia in qualche modo mi sono arrivate all’orecchio o mi sono venute in mente.
L’elenco, come a volte tendo a fare, è anche frutto di saccheggi.
A fin di bene. Intendo che non è tutta farina del mio sacco. Anche perché, avviso ai naviganti, il mio “Sacco” si interessa di farina, ma esclusivamente di “riso”.

Ecco 89 questioni e spunti di riflessione. 89 e non 90 che, secondo la “Smorfia napoletana“, è la Paura. Forse è meglio, in presenza di tanti guai e problematiche irrisolte, lasciare perdere il 90.

  1. Oltre alla pandemia dei coronavirus (variamente declinati e in metamorfosi permanente) ci attendono fenomeni diffusi di disoccupazione e povertà estrema.
  2. Il mondo, tra sanità, guerre e clima ostile, ha di fronte la più seria crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale.
  3. I Paesi denominati per semplicità in via di sviluppo vengono descritti con enormi vulnerabilità.Le città hanno quartieri sovraffollati e sistemi sanitari nei quali i medici sono rari e i ventilatori quasi inesistenti. Almeno dieci Paesi in Africa sono in queste condizioni primordiali.
  4. Mentre gli abitanti del pianeta in questi anni di Coronavirus si sono sentiti invitare a proteggersi anche lavandosi le mani con acqua e sapone quasi 4 su 10 individui (circa tre miliardi!), secondo le stime delle Nazioni Unite, non hanno la possibilità di lavarsi le mani in casa perché – banalmente – non c’è l’acqua in casa.
  5. Tanto è vero che, sempre secondo i rapporti delle Nazioni Unite, nei paesi poveri non mancano solo e non tanto le mascherine ma perfino negli ospedali non sempre c’è la possibilità di lavarsi le mani. Almeno quanto sarebbe necessario.
  6. Leggo che mentre si è scatenata la pandemia, le campagne per la lotta alla poliomielite sono state soppresse.
    Negli stessi paesi spesso è sospesa la distribuzione di vitamina A, che serve per salvare la vita dei bambini ed impedire la cecità.
  7. Molte scuole durante la fase acuta (quella che tale veniva ritenuta) hanno sospeso le lezioni.
    Parecchi studenti (in particolare femmine) pare non abbiano ripreso gli studi, date le nuove ristrettezze economiche in cui versano le famiglie.
  8. La vita di molti paesi poveri meta di turismo è attualmente sconvolta per il collasso del comparto.
  9. Molti paesi poveri risentono della diminuzione delle rimesse in denaro degli emigranti lavoratori in paesi a loro volta in difficoltà.
  10. Il coronavirus (con le sue metamorfosi) è potenzialmente catastrofico per milioni di persone perché la pandemia ha raddoppiato il numero di individui che già soffrivano la fame. Si sa per certo che quando i bambini e i giovani sono malnutriti, il loro cervello non si sviluppa “normalmente” e possono soffrire deficit cognitivi. Per decenni pertanto, loro e i loro Paesi, rimarranno indietro, se non saremo in grado di far fronte alla crisi alimentare innescatasi nel 2020 e che è in crescita esponenziale dopo la guerra di aggressione all’Ucraina.
  11. Questo intervento a sostegno al debito e di assistenza diretta in un momento in cui nuovi e gravi problemi economici si stanno evidenziando anche nei Paesi ricchi sarà difficile. Molto difficile.
  12. Il World Food Program ritiene che la pandemia, ancora tragicamente in corso, potrebbe quasi raddoppiare il numero di individui che già soffrono di fame.
  13. La pandemia è come una martellata per milioni di cittadini che potranno vivere soltanto se riceveranno un salario.
  14. “Le risorse alimentari sono già scarse” ha dichiarato Kennedy Odede, Presidente di “Shofco”, un gruppo keniano di aiuto contro la povertà. “Molti hanno perduto il lavoro e le nostre comunità fanno fatica a sopravvivere. Ieri, un mio amico d’infanzia mi ha detto: “Preferirei morire di coronavirus, piuttosto che di fame”. 
  15. Le conseguenze negative della pandemia di coronavirus non toccheranno soltanto i Paesi più deboli e quelli in via di sviluppo. Si avranno gravi conseguenze anche nei Paesi sviluppati.
  16. Il reddito nazionale dei principali Paesi dell’Europa Occidentale, del Nord America, del Giappone e della Cina, ad esempio, dovrebbe ridursi nel biennio 2020-2022 di circa il 10-15 per cento “reale”. 
  17. Dovrebbero scendere notevolmente anche gli indici della produzione industriale, dei servizi, delle esportazioni, del commercio interno ed esterno, del tenore di vita.
  18. “Il coronavirus ha trasformato il mondo. Siamo al centro della più profonda recessione in periodo di pace degli scorsi 150 anni”, ha dichiarato il Presidente della Federal Reserve americana. Il Governatore della Banca d’Italia è più pessimista. Ha affermato che “nel biennio 2020-2022 si registrerà, a livello globale, la più diffusa diminuzione del reddito pro capite dal 1870”.
  19. I più ottimisti prevedevano una ripresa significativa nel 2023, che avrebbe dovuto compensare, almeno in parte, la recessione del 2020-2022 ma Putin ha aggredito l’Ucraina e sul terreno si prevede rimarranno dozzine di industrie, centinaia di negozi, ristoranti, alberghi, cinema, teatri. Certamente in un’Europa travolta da un atipico effetto domino. L’occupazione ne risentirà e, quindi, il reddito individuale ed il risparmio.
  20. È da sperare che, a questi gravissimi problemi, non si aggiunga una crisi delle istituzioni e della stessa democrazia rappresentativa in molti paesi.
  21. Il Center for Infections Disease Research and Policy del l’Università del Minnesota ha dichiarato che “la pandemia di coronavirus durerà fino a quando il 60-70 per cento della popolazione mondiale non avrà contratto la malattia. 
  22. Che effetto avrà sulla democrazia/libertà questo lunghissimo distanziamento sociale, che è destinato a diventare sistemico?
  23. Se lo è chiesto Joshua Mitchell, docente alla Georgetown University, fra i massimi studiosi di Tocqueville, autore di “The fragility of freedom”.
  24. Accanto all’emergenza coronavirus continuano ad esistere altre insicurezze, prima di tutto in campo militare nucleare. Dei grandi Trattati conclusi tra Washington e Mosca per tagliare o limitare i rispettivi arsenali atomici, capaci di distruggere più volte il mondo, oggi ne rimane in vigore uno solo: il “New Start”, firmato nel 2010 da Obama e Medvedev, che obbliga le parti a schierare non più di 1.550 testate atomiche e a ridurre il numero delle bombe d’aereo e dei missili nucleari sottomarini. Un livello spaventoso, ma che è il più basso mai raggiunto e comporta una serie di verifiche reciproche.
  25. Questo Accordo è scaduto nel Febbraio 2021 (spero di non sbagliarmi), ma lo scoppio della guerra contro Kiev ha reso impossibili i sopralluoghi sul territorio della controparte e cancellando tutti i limiti. Se ho capito bene siamo di fronte ad un vero casino.
  26. C’era stato l’annuncio di una ripresa dei negoziati strategici tra USA e Russia. Ma le illusioni non sono durate a lungo. Trump prima di perdere le elezioni sembrava disposto a tornare al tavolo con Mosca, ma a condizione che anche la Cina fosse coinvolta. Ciò poteva avere un senso per i missili a breve e medio raggio, ma ne ha molto meno per quelli a lungo raggio fino alla portata intercontinentale. 
  27. Delle 300 testate atomiche cinesi sono poche, infatti, quelle portate da missili ICBM, e, davanti all’enormità degli arsenali americano e russo, si può capire che Pechino rifiuti, come ha già fatto, di esporsi a tagli o limitazioni. 
  28. Il rischio è che il “New Start” decada e che questo braccio di ferro USA-Cina sui missili si aggiunga agli altri e che l’umanità ne esca molto più insicura. 
  29. Gli Stati Uniti, se ho capito bene, hanno deciso inoltre di ritirarsi dal Trattato cosiddetto “Cieli Aperti”, l’accordo che consente, ad alcune condizioni, il sorvolo del territorio americano e russo.
  30. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina – i tre Stati militarmente e globalmente nucleari, dai quali dipende la pace mondiale – hanno affrontato la pandemia in modo sostanzialmente differente.

Continua.

E grazie sempre per l’attenzione.
Oreste Grani/Leo Rugens