La giustizia: una trappola

Ci sono molti modi d’amarsi.  Io, ad esempio estremo, amo particolarmente mia moglie quando, leggendo un libro che ha letto, fosse anche anni prima, ritengo di cogliere l’influsso di quel testo su di lei e sul suo modo di pensare e a volte perfino di agire. Mi emoziono a pensarla, anche più giovane, quando, curiosa, leggeva quelle stesse parole, nella sua solitudine di quel momento. Alle letture delle sue letture del tempo andato, devo molto ed oggi lo voglio lasciare detto in questo luogo di testimonianza.
Ad esempio, sulla giustizia pensavo di saperne fino a quando non ho letto ciò che Ariela aveva letto sul finire del 1992. Mezza Italia, in quei frangenti, era impegnata a interpretare i segni per futuri possibili, figli della questione giudiziaria e di eventuale giustizia di Tangentopoli/Mani Pulite e Ariel viceversa – semplicemente – si godeva le pagine che trovate a seguire.
Il libro è di Wayne W. Dyer e si chiama “Le vostre zone erronee“. Grazie ancora, bella moglie.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.
Ho pensato questo post in presenza dell’ennesima sentenza “ingiusta”. E per spiegarmi con mia moglie.

Wayne W. Dyer

LA GIUSTIZIA: UNA TRAPPOLA

Tale è la nostra condizione, che cerchiamo la giustizia in vita e, quando non si manifesta, tendiamo a cadere nell’ira, nell’angoscia o nella frustrazione. Di fatto, altrettanto producente sarebbe una nostra ricerca della fontana della giovinezza, o di altro mito simile. Non c’è giustizia. Non ve n’è mai stata, e mai ve ne sarà. Il mondo non è fatto per contenere giustizia. I pettirossi mangiano i lombrichi. Questo non è giusto, per i lombrichi. I ragni mangiano le mosche. Questo non è giusto, per le mosche. I puma sbranano i coyotes. I coyotes sbranano i tassi. I tassi si nutrono di roditori. I roditori, di eterotteri ed emitteri. Questi, di… Non hai che da guardare al mondo della natura per renderti conto che non c’è giustizia nel mondo. I cicloni, i diluvi, le alluvioni, le trombe d’aria, sono tutte ingiustizie. Quello di giustizia è un concetto mitologico. Il mondo e gli esseri che vi vivono seguitano ogni giorno a essere ingiusti. Puoi decidere di essere felice o infelice, ma ciò non ha alcun rapporto con la mancanza di giustizia che vedi attorno a te.

Non è, questa, una visione amara dell’umanità e del mondo; è piuttosto un quadro obiettivo. Il concetto di giustizia non trova quasi applicabilità, in particolare per quanto riguarda le scelte inerenti alle soddisfazioni e alla felicità. Ma troppi di noi hanno la tendenza a esigere che l’imparzialità sia parte integrante dei loro rapporti con gli altri. “Non è onesto!”, “Non avete il diritto di farlo se non lo posso fare anch’io”, “Lo farei mai con te, io?”. Sono frasi che diciamo tutti. Vogliamo la giustizia, e ci serviamo della mancanza di essa per giustificare la nostra infelicità. L’istanza della giustizia non riflette comportamenti nevrotici. Essa però provoca effetti dannosi quando induce ad autopunirsi con uno stato d’animo negativo per il fatto di non veder traccia di quella giustizia che così futilmente si esige. In questo caso il comportamento autodistruttivo non è rappresentato dall’esigenza della giustizia, bensì dalla paralisi che può risultare dal dato di fatto che non esiste giustizia.

La nostra cultura, invece, la promette. Gli uomini politici, nel corso delle campagne elettorali, ne parlano in tutti i comizi… “Vogliamo uguaglianza e giustizia per tutti”… Ma giorno dopo giorno, o meglio, secolo dopo secolo, continua a non esservi giustizia. La miseria, le guerre, le epidemie, i crimini, la prostituzione, la droga e i delitti, persistono una generazione dopo l’altra, coinvolgendo la vita pubblica e quella privata. E se la storia dell’umanità serve a qualcosa, si può affermare che tali fenomeni seguiteranno a verificarsi.

L’ingiustizia è una costante, ma tu, nella tua infinita nuova saggezza, puoi decidere di combatterla e rifiutarti di lasciarti trascinare o sedurre dalla paralisi emozionale che essa provoca. Puoi contribuire a sradicarla e stabilire che non ti lascerai sconfiggere sul piano psicologico.

La legge promette giustizia. “Il popolo esige che giustizia sia fatta”, e alcuni magistrati perfino si adoperano perché tale esigenza venga soddisfatta. Ma, in genere, non vi si riesce. Chi ha denaro, non paga per ciò che ha commesso; sovente, il denaro dei potenti corrompe giudici e polizia. Un Presidente e un Vicepresidente degli Stati Uniti ottengono indulgenza e simpatia benché abbiano chiaramente commesso dei reati. Le carceri sono piene di gente povera che non ha quasi alcuna possibilità di eludere la legge. Non è giusto, ma questa è la verità. Spiro Agnew evade il fisco, poi arricchisce. Richard Nixon viene rimosso dalla carica di Presidente, e coloro che solevano dirgli “Sissignore” scontano qualche mese in un istituto dove la vigilanza è minima, mentre chi è povero o appartiene a una minoranza sta a marcire in carcere in attesa di giudizio, e in attesa che si presenti una qualche possibilità. Basta andare una volta in una pretura o in un commissariato di polizia per capire che, sebbene le autorità non cessino di negarlo, a chi è influente si usa un trattamento diverso. Dov’è la giustizia? Da nessuna parte. La tua decisione di combattere questo stato di cose può invero essere ammirevole, ma il fatto che tu ti lasci travolgere da questa realtà è nevrotico quanto il senso di colpa, la ricerca di approvazione e tutti gli altri castighi che ti autoinfliggi e che costituiscono le tue “zone erronee”.