Balcani? Se non esistessero non bisognerebbe certo perdere tempo ad inventarli

La politica estera è tutto, come noi di Leo Rugens non solo sappiamo ma lo ripetiamo da quanto siamo comparsi, dieci anni addietro, nel vasto oceano del web. E se la politica estera è tutto (e si è visto con l’attacco di Putin all’Ucraina quanto di quegli atti scellerati si riverbera sull’economia europea) tenete conto che una guerra guerreggiata a poche centinaia di chilometri dalle nostre case (la distanza in linea d’aria tra Pristina e Roma è di 719 chilometri, distanza che scende a soli 292 tra Brindisi e Prizren, tenendo conto che quella cittadina kosovara si ritiene sia un centro logistico per il “traffico delle armi” in pace figurarsi in guerra) e con la NATO impegnata potrebbe riguardare le nostre eventuali fragilità ancor più da vicino. Prima della fase due (iniziata il 24 gennaio 2022) della guerra russo-ucraina le preoccupazioni geopolitiche in Europa si concentravano nei Balcani, di cui alcuni commentatori e analisti arrivavano ironicamente a dire che se non fossero esistiti, non bisognava certo perdere tempo ad inventarli.

Dopo la nascita formale del Kosovo, 17 febbraio 2008, per un certo tempo si è temuto che tale territorio, mai riconosciuto dalla Serbia filo moscovita/putiniana di ferro, “esplodendo”, innescasse un effetto domino fino al Caucaso. Il bordello ha preso forma con l’attacco a Kiev ma ora, se si accendesse un altro incendio, non basterebbero tutti i pompieri d’Europa per spegnerlo.
La tensione di queste ore è l’ultimo episodio nella dissoluzione dell’ex Jugoslavia che, dalla morte di Tito, in un modo o nell’altro, non ha potuto mai fare vero affidamento su pace, stabilità e prospettive di sviluppo economico uguale per tutte le popolazioni di varie origini e storie che popolano quei territori. Origini, storie e comportamenti comprese scelte che hanno consentito a macro bande di criminali e di mafiosi di impadronirsi di vaste zone e di “fare soldi a palate” grazie ad attività super illecite. E a proposito di popolazioni tenete conto che in Kosovo vivono albanesi, serbi, turchi, bosniaci, gorani e gli immancabili rom.

La Serbia minaccia di fare del Kosovo un solo boccone. La NATO è prontissima ad intervenire.
Io, nella mia marginalità e ininfluenza, visto le nubi che si addensano ulteriormente, investirò il dieci per cento della pensione (che proprio oggi lo Stato mi elargisce), diversificando in scatole di ceci, lenticchie, fagioli borlotti/cannellini /bianchi di Spagna, mais, piselli e dadi da brodo. Di riso (il migliore d’Italia) ne ho a sufficienza.

C’è chi si prepara a fare altri milioni grazie al torbido che si diffonde, e chi, come me, mette la testa sulla minestra. E sul fatto che Luigi Di Maio, quello, ci vuole spiegare come stanno le cose. In Italia e all’estero. E mentre  pretende di spiegarci come si deve vivere nel caos, vuole anche essere votato per tornare in Parlamento a nulla facere. La politica estera è tutto ma non la deve fare gentarella come Giggino a’ porpetta. Pardon, quello è un altro.

In bocca al lupo, Italia!

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Il miglior riso di Italia lo potete acquistare telematicamente da Riso & Riso. Così mangiate bene ed aiutate questo blog che viene a sua volta aiutato dalla riseria che raccomando.