I sogni, come gli odori, rifiutano di cedere alle parole la loro essenza più profonda


Amici cari e pochi lettori rimasti, da quando ho cominciato a riferirmi al peso che già aveva e che ritenevo avrebbe sempre più il Congresso Mondiale di Filosofia (era l’agosto del 2013 di questi giorni), il mio pensiero ha assunto la forma di un sogno ricorrente. Forse confermando la tesi che il sogno non è che la coscienza che il cervello ha della sua stessa attività.
In quell’estate 2013, il Pianeta stava già messo male ma, se si possono fare classifiche, un po’ meno di come lo vedo in difficoltà oggi. O come me lo immagino tra 24 mesi. Tanti infatti ne mancano all’appuntamento romano del 25° Congresso Mondiale di Filosofia.
Chi ha deciso di riunirsi, dall’1 all’8 agosto 2024, nella Città Eterna, si prefigge di ragionare di quanto indicato nell’indice che ancora una volta vi riproduco.
Chissà se l’insorgere di nuove e più gravi complessità obbligherà i congressisti a tagliare corto su alcuni argomenti e svilupparne altri?
Io, che certamente non sono filosofo, senza un vero perché, in questo post che mi è caro come pochi altri, quasi venutomi in sogno/delirio, lascio il nome di Günther Anders e il suggerimento di leggere di lui  e delle sue preoccupazioni che in nessun modo devono essere considerate datate.

Leggetene nel caso non lo ricordaste come pensatore (o marito di Hannah Arendt) tenendo conto che tra l’altro ci ha lasciato detto che “la rinuncia all’agire è un agire insufficiente“.
Che di questi tempi “amorfi” non è questione minore.

Oreste Grani/Leo Rugens


Günther Anders

Günther Anders, pseudonimo di Günther Siegmund Stern (Breslavia, 12 luglio 1902 – Vienna, 17 dicembre 1992), è stato un filosofo e scrittore tedesco.

Figlio dell’illustre psicologo Wilhelm Stern, ricevette una solida formazione umanistica. Assimilato come ebreo tedesco, allievo di Martin Heidegger e Edmund Husserl, completò con quest’ultimo la sua tesi in filosofia nel 1923. Nel 1929 tentò di ottenere l’abilitazione alla docenza presso l’Università di Francoforte sul Meno, presso Paul Tillich, ma fallì, anche per le pressioni esercitate su quest’ultimo da parte di Adorno, il quale non aveva gradito le tesi di Anders sulle “situazioni musicali”. Lo pseudonimo Anders nacque da un invito del suo editore di Berlino di cambiare il suo cognome, Stern, in quanto era assai comune tra gli scrittori in Germania e gli suggerì “qualcosa di diverso” (etwas anders in tedesco).

Anders prese alla lettera il suggerimento e si chiamò “diverso”. Sposò nel 1929 la filosofa Hannah Arendt, da cui avrebbe divorziato nel 1937 perché il pessimismo di Anders era “difficile da sopportare”, come lei confessò in seguito. L’avvento del nazismo in Germania, nel 1933, lo costrinse presto all’esilio, dapprima a Parigi, poi negli Stati Uniti d’America, a New York e a Los Angeles, dove si dedicò a svariati lavori manuali per mantenersi; di lì assistette alla crisi in Europa e alla catastrofe della Seconda guerra mondiale, ma anche alla progressiva militarizzazione che, dopo il conflitto, diede il via alla guerra fredda, costruita sull’equilibrio del terrore atomico.

Negli USA fece molti lavori umili, ma anche scrisse per il giornale di lingua tedesca Der Aufbau e successivamente insegnò presso la New School for Social Research di New York. Scrisse il suo primo libro di riflessioni filosofiche, Die Schrift an der Wand: Tagebücher 1941-1966 (Scritti sul muro: Diari 1941-1966), e iniziò la sua riflessione come operaio in un magazzino di costumi storici a Hollywood. Rientrato in Europa nel 1950 e stabilitosi a Vienna, iniziò a lavorare su Die Antiquiertheit des Menschen (L’uomo è antiquato, 1956), dove analizzava l’inadeguatezza dei sentimenti umani in comparazione con le macchine, e a una risoluzione filosofica contro Heidegger, che Anders definì i principi di “cecità verso l’Apocalisse”, al centro del suo lavoro svolto in un secondo momento.

Egli categorizzò le sue idee coniando il termine tedesco Diskrepanzphilosophie (filosofia della discrepanza), per descrivere la sua attenzione sulla crescente divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare di tutto il globo), e ciò che la mente umana è in grado di immaginare. Strenuamente impegnato contro la violenza del potere e particolarmente contro il riarmo atomico, è conosciuto come un saggista del movimento anti-nucleare ed è uno dei maggiori filosofi contemporanei; è stato uno dei pensatori che con più rigore e tenacia ha pensato la condizione dell’umanità nell’epoca degli armamenti di distruzione di massa.

Con Robert Jungk, Anders fu il cofondatore del movimento antinucleare nel 1954. Pubblicò il suo diario filosofico di una conferenza internazionale su Hiroshima (Der Mann auf der Brücke, 1959) e la sua corrispondenza con il pilota Claude Eatherly che guidò la spedizione per lo sganciamento della bomba su Hiroshima (Off limits für das Gewissen. Der Briefwechsel zwischen dem Hiroshima-Piloten Claude Eatherly und Günther Anders, 1961). I suoi libri politicamente aspri dal 1960 inclusero una lettera aperta al figlio di Adolf Eichmann, un discorso sulle vittime delle guerre mondiali. Nel 1967 prese parte come giurato al tribunale Russell per rendere pubbliche le atrocità del Vietnam. Dal 1945 al 1955 fu sposato con la scrittrice austriaca Elisabetta Freundlich; mentre nel 1957 si sposò con la pianista ebreo-americana Charlotte Lois Zelka, morta nel 2001.

Uno degli ultimi scritti, Gewalt. Ja oder nein. Eine notwendige Diskussion, pubblicato nel 1987, riaprì in Germania il dibattito circa l’utilità del pacifismo non-violento in un’epoca minacciata dall’olocausto nucleare e da un’umanità disincantata. Egli avanzò la tesi secondo la quale una violenza esterna può legittimare una reazione di autodifesa violenta, nella convinzione che «la rinuncia ad agire è un agire insufficiente».