Il 25 settembre turarsi il naso o astenersi?

Qualche testata giornalistica insinua che “i soldi” sono finiti.
Io non posso sapere di contabilità tanto complessa come dovrebbe essere quella dello Stato.
So che l’Italia è messa male dal punto di vista strategico in un’Europa in sofferenza.  
Fallito nel 1954 il progetto della difesa comune (una sola patria con dei nuovi confini e un solo esercito), non rimase altro da fare (e questo ci ha condizionato e ridotto allo stato attuale) che passare al secondo pilastro dello stato westfaliano, cioè la moneta. Quando nel 1964, dieci anni dopo la fatale boa mancata del ’54, ho conosciuto Randolfo Pacciardi, il vecchio (in realtà aveva 65 anni ed io oggi ne ho ben 75!) parlava del grande errore politico che la sua generazione aveva commesso di non aver fatto nascere gli Stati Uniti d’Europa, dotandoli di una forza armata unificata pronta a difendere i nuovi confini.
Oggi non staremmo a discutere di NATO e il riferimento ad una sovranità europea e mediterranea avrebbe un approccio realistico.
Esercito quindi, moneta, decisioni fiscali ferree e anch’esse comuni. E leggi da far rispettare su tutto il territorio. E l’Intelligence come tessuto connettivo. Letteratura, arte, tradizioni culinarie, squadre di calcio, avrebbero continuato a fare la differenza, valle per valle, città per città. Invece, alla fine è rimasta solo la moneta.
La credibilità delle istituzioni europee, alla vigilia delle elezioni “romane”, è, in Italia, particolarmente fragile. E il collante dei fondi non basterà. Anzi. Politica europea zero e polemiche anti americane (o scelte filorusse) non avrebbero avuto cittadinanza. Lo schifoso despota russo aveva un po’ di ragione quando nel lontanissimo 2014 se ne uscì con questa battuta: “Con chi tratto per l’Ucraina? I baltici e i polacchi mi odiano. I britannici fanno quel che vogliono gli americani. Tedeschi e italiani un giorno sono con me e l’altro contro“. Non sto fornendo alibi a nessuno ma dico che il bordello in cui siamo è soprattutto figlio della nostra inadeguatezza di “europei”. Tra poche settimane, 25 milioni di italiani/europei andranno a votare con sguardo strabico e poco interessato al futuro del continente e del Mediterraneo. Ho scritto che solo 25 milioni andranno a votare (su 50 milioni aventi diritto) perché il fenomeno complesso dell’astensionismo non sarà affrontato con serietà e rispetto da nessuna banda partitocratica. Anzi, preferiscono spartirsi i seggi dovendo rispondere solo ad una parte dell’opinione pubblica. Tanto le leggi li garantiscono. Siamo ad un bivio impegnativo: turarsi il naso o astenersi?
Ad oggi sono per l’astensione sperando in un fenomeno numerico tanto numeroso da scuotere la situazione. Intendo oltre il 50% di astenuti.


Oreste Grani/Leo Rugens