L’ABB, la crisi taiwanese, il chip act e la solita cecità italiana

Micro-chip act? Biden, preoccupato, incentiva (se ho capito bene stiamo parlando di decine di miliardi di dollari!) la fabbricazione dei chip (e di altra componentistica meccatronica vitale) negli USA, vista l’aria che tira dalle parti dell’alleato Taiwan. In casa e a prezzi concorrenziali con gli attuali.
In Italia stentiamo a capire le conseguenze delle gravi tensioni internazionali che ruotano intorno al progetto geopolitico d’attacco e di difesa della Repubblica Popolare Cinese denominato anni addietro “La Grande Muraglia d’acqua” (così mi sembra) altrimenti non lasceremmo andare alla deriva un settore tanto delicato e in strettissimo rapporto con quanto la Quarta Rivoluzione Industriale (quella di Turing per capirsi) e Internet delle Cose si porteranno appresso nei prossimi anni. Posti di lavoro compresi.

Vi lascio uno spunto di riflessione su come viene trattato, ad esempio recente, il caso di una azienda per anni buona produttrice di componentistica elettronica ed oggi, a quanto si legge, sull’orlo del baratro.

Meditate gente e buon Ferragosto. Io mi ritiro, con la mia Ariela, ospitato da amici fidati, in riva al Trasimeno. Poi passo a dare un bacino a Mafaldina, la bambina più sorridente del mondo.
Torno a scrivere per il mio diletto e la vostra pena il 16 agosto 2023. Pardon, un lapsus da desiderio recondito: 2022.
Oreste Grani/Leo Rugens