Morto Angela lasciamo a Giancarlo Elia Valori il ruolo di divulgatore scientifico?


GEV sembra umano quando ragiona di queste cose. Ho scritto sembra perché, come riteneva Alberto Statera, alcuni anni addietro, GEV è altro. Aggiungo oggi che quanto leggerete a seguire compare nel web, a mia firma e responsabilità, nel lontanissimo 10 dicembre 2013 e che, nel frattempo, nel Paese dello yo-yo (così lo definivo), Matteo Renzi ha seguito la dinamica del giochino per bambini, Alberto Statera è immaturamente scomparso, mentre Gev non solo non è morto ma continua a coordinare il Partito di Pechino in Italia, ovunque gli sia possibile e sotto qualunque forma. Anche sotto quella della divulgazione scientifica. Che, notoriamente, è tanto tanto tanto seduttiva.
Meditate gente, meditate mentre apprendete del delicatissimo rapporto tra uomini e macchine intelligenti.
Mentre apprendete, se lo ritenete, provate a risalire l’invisibile catena dei pensatori che furono attratti dall’idea di una “macchina pensante“. Provate a penetrare la mente di Alan Turing, Kurt Godel, John von Neumann, Warren McCulloch, Babbage, Leibniz, Raimondo Lullo, Ada Lovelace che cito in ordine sparso e dimenticando molti benemeriti e, soprattutto, benemerite.
Ada Lovelace, va sempre ricordato, sosteneva che i calcolatori non sono capaci di creare alcunché. Mentre, sosteneva Turing, citando Lovelace, una macchina può fare qualsiasi cosa sappiamo come ordinarle di fare. Ma possibile che, morto Piero Angela, dobbiamo lasciare a GEV, un personaggio senza etica, a-morale, l’esclusiva di divulgare temi tanto delicati, necessitanti di rigore scientifico mai disgiunto dall’etica e dalla morale?

Oreste Grani/Leo Rugens


Alberto Statera da il ben servito a Giancarlo Elia Valori. E noi vi suggeriamo di non dimenticare il legame (consulenziale) tra Renzi e “Fior di Loto”

10 dicembre 2013

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Il mai smentito, nelle sedi opportune (tribunali), Alberto Statera, ieri 9 dicembre, in Affari&Finanza, ha scritto un pezzo magistrale intitolandolo “Giancarlo Valori La buccia Alitalia fa scivolare il manovratore“. Fior di loto, al secolo Giancarlo Elia Valori, è un po’ appassito. Ma non vi preoccupate, è ancora vivo e lotta insieme a noi. Ex boiardo dell’ Iri, catto-massone di vaglia, recordman per numero di cariche ricoperte in aziende pubbliche e private, intimo di dittatori di mezzo mondo (da Peron a Ceausescu fino a Kim Il- Sung), titolare di una quantità incalcolabile di onorificenze e lauree honoris causa, Valori, soprannominato Fior di loto, è incappato in uno dei tanti pasticci combinati da Berlusconi o in suo nome. Quello dell’ italianità dell’ Alitalia. Quando l’ ex premier centrò la sua campagna elettorale sulla difesa dell’ ex compagnia di bandiera, sabotando l’accordo con i francesi di Air France, Fior di loto era lì pronto a fornire i suoi servigi, come sempre fin dai tempi in cui Licio Gelli lo espulse dalla Loggia P2 perché rischiava di fargli un po’ d’ombra nei rapporti opachi con servizi segreti, pezzi della magistratura, alte cariche politiche e burocratiche. Nel 2007 mise insieme una presunta “cordata” italiana di società inesistenti o decotte, senza volto e senza soldi. Un’ “armata Brancaleone”, l’ha definita la procura di Roma, che ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione e a un milione di multa per lui e per il suo socio di allora, nientemeno che il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre. I due soci, che nel corso del processo si sono vicendevolmente accusati di aver partorito il progetto truffaldino, secondo la procura diffusero false notizie, inventando una cordata che di fatto non esisteva, alterando il valore del titolo Alitalia, allora quotato in borsa, e condizionando la trattativa con Air France-Klm.

fiore di loto-Paolo Proietti

La notizie sul processo sono passate un po’ inosservate, forse perché ormai sono poche le rivelazioni di nefandezze cui l’ Italia non è abituata. Ma la richiesta di quattro anni di condanna per un ex presidente della Consulta, che dovrebbe essere stato il garante del documento fondante della democrazia italiana, e per il protagonista di più di trent’ anni di vicende ambigue che hanno traversato la prima e la seconda repubblica, merita qualche attenzione in più. Anche perché il pm Francesca Loy nel suo atto d’ accusa ha ribattezzato con efficacia l’ esponente di una genia che probabilmente solo in Italia è così diffusa e persistente nel tempo: non faccendiere, non lobbista, né facilitatore, come finora sono stati chiamati gli intermediari di connivenze, collusioni, favoreggiamenti tra politica, alta burocrazia e affari che abbiamo visto all’ opera. Ma “manovratore occulto”. Questa è la definizione coniata negli atti giudiziari, che definisce perfettamente una figura-chiave nella debole democrazia italiana. Fior di loto non è tipo che si lasci abbattere da qualche rovescio, anche se nel frattempo è arrivata una nuova tegola da Centrale Finanziaria Generale, di cui è presidente, e in cui un socio ha denunciato il falso in bilancio. Si sta infatti occupando della vendita di asset della Finmeccanica, dove intrattiene ottime relazioni anche dopo la caduta di Guarguaglini e Orsi. Ammesso che non riesca in extremis ad evitare la condanna, il suo ruolo di manovratore non verrà meno. Ne fa fede il destino del suo “collega” Luigi Bisignani che condannato a un anno e quattro mesi per la P4 (dopo la precedente condanna per la tangente Enimont) è diventato una star televisiva, dialogante da pari a pari con banchieri, grandi manager e celebri giornalisti di bocca buona. a.statera@repubblica.it

Alberto Statera

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Sufficiente e, come al solito, elegante. Ma, insinuando noi di Leo Rugens esistere, tra l’anziano “fior di loto”, catto-massone Valori e il democristiano di ritorno Matteo Renzi (sugli scudi oggi ma nel paese dello yo-yo), un rapporto di condivisione di strategie politiche, consigliamo di leggere l’articolo, con la massima attenzione. Proveremo così, a non cadere, come al solito, dal pero, quando il Renzi comincerà a sembrare ancora più evanescente e incolto di quanto oggi già appaia. A proposito dello spessore culturale del neo segretario del PD, mi chiedo cosa ne dica il direttore del “Il Sole 24 Ore” (quotidiano della Confindustria), che considerava (considera?), Renzi una vera capra ignorante, di questa super elezione. Ma è veramente super questa elezione o siamo ai soliti numeri relativi? I nove piccoli indiani (dei dieci previsti da Agatha Christie) già “caduti” nella recente storia della dirigenza della sinistra italiana, erano stati designati o votati dal popolo sovrano, in misura decisamente maggiore. Mancano all’appello, milioni di cittadini che prima votavano PCI/DS/PD o altre sigle che ormai non riesco più a ricordare. Cortesemente, pochissimi e fedelissimi lettori , non rimuovete che il 50% degli aventi diritto al voto si preparano a non votare. A meno che…

Oreste Grani