Che fine hanno fatto i soldi che l’italia ha mandato ai talebani buoni?

Gentile ambasciatore Ettore Sequi gradirei avere lumi su che fine hanno fatto i talebani pronti a divenire buoni. Quelli per intendersi per cui lei si è speso e ha fatto in modo che l’Italia spendesse fior di euro sottraendoli a chi, viceversa, ne aveva grandissimo bisogno da queste parti. Non solo lei ha sostenuto l’esistenza di talebani agnellini ma ha agito, così si è capito, per indirizzare risorse della Repubblica verso Kabul, preferendo questa destinazione “buco nero” (chi poteva pensare che non fosse tale?) alla più vicina e sofferente Beirut.

Beirut

Beirut senza acqua, senza energia elettrica, senza silos, senza medicine salvavita. Beirut dove avremmo potuto provare a ricostruire rete e credibilità. Beirut dove qualcuno ancora ci avrebbe aiutato a tornare informati e utili alla comunità internazionale a cui, almeno culturalmente, apparteniamo.

Invece soldi ai talebani. Sperando di sbagliarmi. Comunque, gentile ambasciatore, ho deciso di continuare a chiederle conto di tale inadeguatezza e scarsa lungimiranza. Se si dovesse sentire offeso, ricorra alla querela. Perché in realtà io nel chiedere chiarezza e quale uso è stato fatto del denaro destinato a Kabul e ai talebani buoni, insinuo. E se Leo Rugens insinua, se fossi in lei, querelerei. Perché non ci fa una gran bella figura a fare pippa. Che sarebbe fare finta di niente.

Oreste Grani/Leo Rugens 

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