L’importanza di garantire il cibo come fattore di stabilità sociale

Mentre lo zar russo, ex comunista, certamente ancora condizionato dalla cultura cechista (e KGB) a cui appartiene, spinge per alzare il livello dello scontro planetario (statevi accorti che la creatura, certamente mentalmente disturbato come è apparso durante il discorso di questa mattina, potrebbe, da paranoico accerchiato come si sente, realmente giocare la carta del muoia Sansone con tutti i Filistei) io provo a non incazzarmi troppo (questo mi hanno detto di fare dopo il ben riuscito intervento al cuore) e tengo la testa su questioni, certamente complesse, ma da non lasciare in balia di una follia intollerabile come è l’agire di Putin e di quelli che gli reggono la coda. O che – ipocritamente – cercano di farci credere di aver scoperto solo da qualche settimana quale pezzo di sterco sia Vladimir Putin.
Tolleranza zero per gli esegeti di Putin, anche se dovessero vincere le elezioni. Hitler, così torniamo al punto di qualche mese addietro, a suo tempo vinse le elezioni ma quei voti “di democratico” non avevano nulla. Così come il 95% degli italiani che si iscrivevano al PNF, non avevano certamente ragione.
Dicevo che in queste ore difficili provo a rivolgere la testa (cuore e cervello sono in strettissimo rapporto di salute) verso cose serie.
L’impagabile lettore Mattia T., che ringrazio, mi sollecita a tenere nella giusta considerazione il post fatto di tabelle e ragionamenti statistici che trovate a seguire. I numeri sono datati al 2011 ma questo, pesati, ne rafforza la serietà e attendibilità. La popolazione del Pianeta è infatti ormai quella prevista. Solo che le cifre sono state raggiunte con qualche anno d’anticipo. Provo a tenere quindi nella testa questi numeri e quali erano le condizioni (ad esempio) dell’agricoltura italiana e mondiale nel 1947, quando cioè il vostro Leo veniva al mondo.
Il resto è la mia vita e lo strumento interpretativo ed esperienziale che rappresenta.
Agricoltura quindi e l’importanza di garantire il cibo come fattore di stabilità sociale.


Quel che segue invece è tratto da “Pane di riso” di Rosanna Tontini di cui vi ho parlato in un recente post.

IL 1947 L’ATTESA

Il 1947 fu l’anno della svolta, la crisi della bilancia dei pagamenti dell’Europa e le difficoltà nei raccolti agricoli furono due elementi essenziali che avrebbero convinto Harry Truman, allora Presidente degli Stati Uniti ad intervenire. La decisione del Presidente fu seguita dal noto discorso fatto all’Università di Harvard dal Segretario di Stato Americano, George C. Marshall, nel quale si annunciava il lancio di un “Piano di assistenza Economica” all’Europa intera.

Questo piano prevedeva aiuti all’industria ma ebbe anche un forte impatto economico sull’agricoltura, sui contadini e in generale sullo sviluppo delle aree depresse.

Il punto centrale di questo piano si basava sull’importanza di garantire il cibo, come fattore di stabilità sociale e sull’utilità dell’importazione dei generi di prima necessità per poter controllare l’inflazione. Era opinione generale che l’agricoltura sarebbe stata la prima a riprendersi rispetto ad ogni altro settore dell’economia e con maggiore facilità.

Nel contesto internazionale del secondo dopoguerra, l’Italia era un paese sconfitto dalla scarsa rilevanza politica, debole diplomaticamente ed economicamente. Un paese rurale privo di risorse naturali, dagli elevati tassi di natalità e di disoccupazione, con il più alto numero di braccianti fra i paesi europei. Un paese con sistemi arretrati di produzione, numerosi piccoli coltivatori e lavoratori senza terra, inevitabilmente condizionati dalla situazione economico-alimentare e dipendenti dalle importazioni dall’estero.

Questa era l’immagine che l’amministrazione americana e l’opinione pubblica internazionale avevano dell’Italia, quasi, più in linea con i paesi in via di sviluppo che con quelli europei occidentali.

I primi contatti tra l’Amministrazione Truman e la proprietà agraria italiana, in sintesi, non furono in grado di mutare la marginalità diploma tica dell’Italia né servirono per far percepire agli americani l’arretratezza dell’agricoltura italiana e quindi la necessità di un intervento riformatore in grado di avviare la Ricostruzione Economica del paese.

Poi fu l’on. le De Gasperi nel suo primo viaggio in America, il 17 gennaio 1946 che, incontrando il Segretario di Stato Americano, George C. Marshall fece presente pubblicamente, in un discorso accorato ma dignitoso che provocò grande commozione, in quali situazioni era venuto a trovarsi, a causa della guerra, il popolo italiano e l’America intera si mobilitò. Generosamente, il popolo americano rispose all’appello, soprattutto i nostri connazionali che, dall’inizio del secolo erano emigrati là ed avevano trovato, in quella terra, la loro seconda patria. Il Segretario assicurò grano a volontà, carbone per le industrie, derrate alimentari e quant’altro necessario per uscire dalla crisi mettendo a disposizione la somma di 50 milioni di dollari per avviare la ricostruzione e alleviare le nostre sofferenze. L’approvvigionamento continuò sino al 1948 quando, anziché continuare ad inviare aiuti, si pensò di attuare un vero e proprio piano organico per realizzare infrastrutture e bonifiche su tutto il territorio.

A questo punto non soltanto l’Italia ma l’intera Europa veniva interessata perché molti altri popoli erano stati ridotti dalla guerra, alla fame. Inoltre, l’America voleva avere al di qua dell’Atlantico, un interlocutore che non fosse subalterno ma forte e paritario, con il quale dialogare partendo da una bonifica integrale. La Bonifica Integrale costituiva una importante componente della Riforma Agraria ed aveva il compito di trasformare tutto il territorio, nella sua interezza, toccando anche il settore alimentare.

Il piano intendeva, innanzitutto, eliminare nel nostro paese, ogni forma di restrizione alimentare o di autarchia introdotta dalla guerra, costruire le strade, le infrastrutture, sviluppare la pubblica istruzione, ecc. Nel luglio del 1947 tra i primi obiettivi del “Piano Marshall” era prevista la ripresa della produzione agricola per ridare fiducia agli agricoltori garantendo loro: macchinari, fertilizzanti, misure contro i prezzi politici, contro il mercato nero e la disoccupazione rurale.

Come vedete dicevo che per “curarmi” provo ad interessarmi solo di cose serie. Sono in attesa ad esempio che torni dall’ONU Alessandra Ermellino (proprio lei) per leggere/ascoltare il racconto della sua esperienza umana e professionale. La campagna elettorale, con zuffe, insulti e niente altro, la lascio a chi vorrà andare a votare. A me i medici me lo hanno vietato. Non di votare ovviamente ma di farmi infastidire da cose senza senso.

Oreste Grani/Leo Rugens