Chi ha vinto davvero?

Tutte le immagini sono relative al referendum del 1946


Per l’astensione nazionale mi aspettavo un risultato più vicino a quello siciliano.

Come forse sapete, nel laboratorio della politica italiana, la Trinacria, per la consultazione regionale, si sono astenuti più del 50% degli aventi diritto. La previsione sbagliata forse è dovuta al fatto che, da alcuni mesi, guardavo a Catania, Palermo, Trapani, Enna, Caltanissetta, Messina, Trapani, Siragusa, Ragusa e, soprattutto, al gran silenzio sul tema del potere mafioso in Sicilia. E spero di non aver dimenticato nessuna provincia e al tempo di essermi sbagliato sul contrasto alla criminalità.

Direte che anche nel Paese nel suo insieme l’astensione si è sostanziata con un “forte” risultato. Ma non quanto la pochezza del dibattito e l’offerta miserrima delle candidature facevano presagire.

Ci vogliono ancora anni ed altri eventi traumatici perché la soglia psicologica del 50% venga superata? Vedremo.

Ieri ha votato solo il 63,9%, cioè si è astenuto il 36,1 degli aventi diritto. Vuol dire che oltre 18 milioni e 400.000 italiani non hanno scelto nessuna pietanza partitica dell’ampio menù “in offerta”.

Netto calo pertanto di affluenza rispetto alle elezioni del 2018, che era stata del 72,8%.Il partito degli astenuti è quindi, come ipotizzavo, il primo d’Italia.
Fratelli d’Italia, in numeri assoluti, raccoglie la fiducia di soli 8.500.000. Se mi sbaglio di qualche decina di migliaia di elettori mi scuso ma rifaremo i conti quando il Viminale fornirà i dati ufficiali.
Se si sommano i votanti della Lega e soprattutto i bizzarri nostralgici  di una mummia criminale come Silvio Berlusconi (che torna in Senato finché non morirà) con quelli della Meloni si arriva a 13.700.000/14.000.000. Forse.

Sempre tenendo conto che la qualità del rapporto tra istituzioni e cittadini si può solo che abbassare dal momento che il numero dei parlamentari è drasticamente ridotto e che quel senatore/deputato dovrà assitere un territorio macroscopico.
Bene, tenete conto che Forza Italia e il resto della destra, fino ai soliti centristi “di destra” buoni per tutte le stagioni, nel 1994, portavano a casa 16.585.516 voti.
La Sinistra ne raccolse 13.308.244.
Patto per l’Italia, cioè un vero centro, fu votato da 6.098.986.

La Meloni quindi ha raccolto oltre ai voti storici del vecchio MSI/AlleanzaNazionale/altre formazioni estremiste rappresentati dalla Fiamma Mussoliniana, i voti “usciti” dalla Lega e quelli mal trattenuti da Berlusconi. Punto. Sembra quindi aver stravinto (questo tutti i media raccontano) ma FdI ha solo perso meno consensi degli altri. Il trucco eterno dei voti espressi in percentuali fa il resto.

Il ragionamento vale anche per il M5S. Partendo dagli 11 milioni di voti ricevuti nel 2018 ne ha persi “solo” 6. E i voti trattenuti sono da ascrivere oltre al benemerito “rdc” alla truffa autorizzata del superbonus 110%. E se proprio vi piacciono le percentuali, il MoVimento passa dal 32,8% al 15,1 di ieri. Ci vuole la spregiudicatezza di Giuseppe Conte, Enrico Mentana e Marco Travaglio per parlare di successo.
Se si esamina il voto nella grandi città (e direi che non sono luoghi minori) la vera vincitrice (sempre femmina) è l’indignazione contro il sistema consociativistico (ladri di Pisa?) che li rende, sostanzialmente, “tutti uguali”.

Nella Capitale, rispetto all’ultima tornata, altre centinaia di migliaia di romani non sono andati a votare. Così a Napoli, così a Milano. Per indicare un Nord, un Centro e un Sud. Di Palermo e del resto della Sicilia ho già scritto.
Mi fermo dopo aver aggiunto che una lista no vax in Alto Adige ha sfiorato il 9.

Oreste Grani/Leo Rugens