In morte di Benjamin Giorgio Galli volontario della Legione internazionale

La morte di Benjamin Giorgio Galli, ventisettenne italo-olandese, caduto al fronte nella guerra contro l’invasore russo tra le fila della Legione internazionale, non può non fare pensare.

Innanzitutto nessuno che abbia trovato o pubblicato nulla della sua presenza nei social network, che nessuno sia andato a cercare i suoi amici o conoscenti, insomma lo si è voluto seppellire in fretta per non disturbare qualcuno oltre la coscienza degli italiani.

Operaio tornitore, un proletario, che a detta dei genitori aveva sì la passione per le armi ma che ha impiegato quattro giorni per convincerli a lasciarlo partire oltre ad aiutarlo economicamente e che aveva come obbiettivo proteggere le persone in quanto “i russi stanno commettendo una grave ingiustizia”.

Compostamente, la mamma e il papà hanno dichiarato il loro orgoglio nonché il desiderio di poter abbracciare il loro bambino e vestirlo per il funerale.

Che strana famiglia, non vi pare? Strana per la misura e la pacatezza che a gente infame ha fatto sospettare la montatura e insultare il caduto. Gente strana o di altri tempi, di altra stoffa e per questo rifiutata e rimossa.

La scelta di Ben e dei suoi genitori è un pugno in faccia a tutti, a cominciare dagli indifferenti e dai piccolo borghesi che temono di restare al freddo o che barattano la libertà per potere evadere le tasse della propria piccola impresa soprattutto uno sputo in faccia a chi si sbrodola per il 25 aprile e poi condanna gli ucraini per la pretesa di volersi difendere; Ben era il loro unico figlio.

Sul fronte opposto, muto da oltre un mese, un altro padre si sta misurando col fantasma dell’unica figlia sacrificata nel gioco delle ombre che l’ha travolto. Signor Dugin, quando mostrerà finalmente il coraggio di tirarsi un colpo di rivoltella e onorare così la memoria della ragazza?

Alberto Massari

P.S. L’utilizzo del termine “foreing fighter” è associato normalmente ai combattenti di Al Qaida o dell’ISIS e per quale ragione lo si voglia attribuire a Benjamin, degradandolo a terrorista, non è difficile da comprendere se si dà per scontato che un uomo o una donna (Giulia Schiff) di questo tipo non possono / devono trovare posto in un paese di “nonni” come il nostro.

Torna alla ribalta delle cronache Giulia Schiff, la 23enne ex allieva dell’accademia di Pozzuoli, espulsa dopo aver denunciato episodi di nonnismo verificatisi durante la cosiddetta cerimonia di battesimo del volo avvenuta presso il  70° Stormo, la Scuola di Volo dell’Aeroporto Comani di Latina Scalo.
Le sue tracce si erano perse quando era entrata nella Legione Internazionale di Kiev, unica italiana tra i volontari stranieri in Ucraina. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la militare  originaria di Mira (Venezia) ricompare ora arruolata in un gruppo per operazioni speciali, il Masada. Al giornale racconta:  «Negli ultimi venti giorni ho rischiato di essere uccisa due volte». La soldatessa, nome di combattimento Kida, racconta anche di essersi innamorata di un ragazzo di 29 anni che combatte nella sua stessa brigata. Un momento difficile, ma evidentemente appagante tanto da farle dire al Corriere: “Non c’è altro posto dove vorrei stare. Per ora è così poi si vedrà”.
C’è tempo prima che Giulia Shiff debba tornare in Italia per essere ascoltata in aula nel processo a carico degli otto sergenti dell’Aeronautica militare in servizio all’epoca dei fatti presso il 70esimo Stormo di Latina sul banco degli imputati per violenza privata aggravata e lesioni personali aggravate. Il processo dovrà provare se è vero che dopo il primo volo dell’allieva, i colleghi di grado più alto l’avevano spintonata, presa a schiaffi, sbattuto la testa contro l’ala dell’aereo e poi gettata nella piscina contro la sua volontà.  L’appuntamento è per il 20 marzo 2023  nel palazzo di giustizia di Piazza Buozzi a Latina.
Per il tribunale militare invece il caso è chiuso: non fu nonnismo.