Viva il Ponte sullo Stretto: si tornerà ad uccidere in Sicilia, Calabria e a Roma

Ribadisco: sono uno dei diciotto milioni ed oltre di italiani aventi diritto che, scientemente, non è andato a votare. Mai infatti sarei potuto tornare a votare per dei partiti che in tanti anni non erano riusciti a dare un solo segno tangibile dell’esistenza di una “giustizia giusta“, come amava chiamarla Leonardo Sciascia.
Anzi, è proprio su questo terreno che, in particolare, si è consumata la mia grande delusione per il M5S.
Con l’irrompere, infatti, nella veste di parlamentari di oltre trecento cittadini che dovevano avere come prima caratteristica un’onestà di fondo, mi sarei aspettato un vero e proprio ribaltamento della condizione di assoluta impunità della casta dei potenti e dei politici collusi con la mafia. Invece, tranne quanto riuscì ad ottenere il senatore Mario Michele Giarrusso con l’inasprimento delle pene relative al voto di scambio politico-mafioso, le mafie, sotto i governi pur fortemente condizionati dalla presenza degli esponenti del MoVimento, hanno potuto ballare le loro tarantelle in massima libertà.

In Sicilia il MoVimento aveva letteralmente trionfato nel 2018. Oggi, a scrutinio quasi effettuato, nelle elezioni regionali, il primo ad essere ringraziato dall’avvocato Schifani (è stato eletto Presidente della Regione) è stato Silvio Berlusconi (ci mancava che Schifani citasse Marcello Dell’Utri) e per secondo, il medico Totò Cuffaro. E poi via con l’annuncio del Ponte sullo Stretto, ancora una volta cambiale, in Sicilia e in Calabria, da pagare ai costruttori. A loro volta notoriamente nelle mani della criminalità. Negli ultimi cinque anni il MoVimento ha fatto poco o niente (ho citato l’eccezione del senatore Mario Michele Giarrusso) per dare la caccia alle teste pensanti “in politica”, mentre le forze dell’ordine provavano ad arrestare manovali.
Lascia scritto Nicola Gratteri in coppia con Antonio Nicaso: “…Bisogna scardinare quel grumo di potere occulto che garantisce da sempre la sopravvivenza delle mafie“. Il grumo di potere ha allontanato dalle urne il 52% dei siciliani e il risultato è che Renato Schifani, il berlusconiano di ferro, è Presidente della Regione e il Ponte è tornato all’ordine del giorno per poter distribuire tangenti a tutti. In una Sicilia dove i Pietro Amara e gli Antonello Montante, non sono certo un’eccezione, nessuno certamente si porrà il problema di quale possa essere il ruolo delle Università, della scuola, della politica con o senza i partiti, della società civile, per svuotare la zona grigia indispensabile alla prosperità dei mafiosi.

La mafia non solo esiste in Sicilia ma, questa è la mia facile previsione, tornerà ad uccidere platealmente ora che la torta del Ponte viene nuovamente confezionata. Si ucciderà in Sicilia, in Calabria e a Roma.

Oreste Grani/Leo Rugens