Della meteorologia, ovvero discorso razionale intorno agli oggetti alti

I cieli di Ghirri in un anno

Mentre si scatenano gli elementi con modalità sempre più violente lascio detto che la meteorologia e la geopolitica cominciano ad assomigliarsi per complessità e imprevedibilità. Violenza compresa.

“Quando ho deciso di fotografare il cielo per un anno intero, una volta al giorno, ho voluto anche sottolineare questa impossibilità di tradurre i segni-naturali”.
Quelli ritratti sono, così, “possibili cieli”, restando una negazione dell’esistente; più che una sua affermazione – quale emerge dall’immagine suggestiva così come appare allo spettatore – si tratta di un non-linguaggio. Resta, però, l’opera della complessità, il confronto impossibile tra la fotografia, un’immagine chiusa, e il suo preciso opposto, il cielo, che prelude, appunto, all’infinito. Tutto ciò, attraverso la quantità delle foto scattate, il loro percorso casuale, la loro scansione cronologica, che si rivela solo accostandosi all’opera come a una creatura articolata e compiuta. Ghirri non volle che i singoli scatti fossero separati: per lui l’infinito, la proposta che ne fece, era dato dall’insieme di situazioni finite, fissate nel loro quotidiano processo di trasformazione.
Di interpretazioni dei “segni naturali” e della loro complessità, si interessano gli studiosi di meteorologia che, nella loro dedizione scientifica, accettano la sfida culturale posta dall’affermazione dell’artista fotografo Luigi Ghirri.

Le “previsioni del tempo” sono, come tutti noi sappiamo, ai primi posti tra i “fattori comuni” e gli interessi che caratterizzano la vita quotidiana. Le previsioni meteorologiche, oltre ad assolvere una legittima curiosità, sono informazioni determinanti, in chiave strategico-protettiva, di una economia complessa.
“Una causa molto piccola, che ci sfugge, determina un effetto considerevole che non possiamo non vedere, e allora diciamo che questo effetto è dovuto al caso. Se noi conoscessimo esattamente le leggi della natura e la situazione dell’Universo all’istante iniziale, potremmo predire esattamente la situazione di questo stesso Universo in un istante successivo. Ma, anche nel momento in cui le leggi naturali non avessero più segreti per noi, non potremmo conoscere la situazione iniziale che in modo approssimativo. Se questo ci permette di prevedere la situazione ulteriore con la stessa approssimazione, e questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, allora diciamo che il fenomeno è stato previsto, che è retto da leggi; ma non sempre è così, può succedere che piccole differenze nelle condizioni iniziali ne generino di molto grandi nei fenomeni finali; un piccolo errore nelle prime produrrebbe un errore enorme negli ultimi.
La predizione diventa impossibile e abbiamo di fronte un fenomeno casuale.
Perché i meteorologi incontrano tante difficoltà nel predire il tempo con qualche certezza?
Perché i rovesci di pioggia, le stesse tempeste, ci sembrano arrivare a caso, al punto che molta gente trova del tutto naturale pregare per avere la pioggia o il bel tempo, mentre troverebbe ridicolo chiedere una eclissi con una preghiera?
Noi vediamo che le grandi perturbazioni si producono generalmente nelle regioni dove l’atmosfera è in equilibrio instabile. I meteorologi si rendono perfettamente conto che questo equilibrio è instabile, che un ciclone nascerà da qualche parte; ma dove?
Sono ben lontani dal poterlo dire; un decimo di grado in più o in meno in un punto qualsiasi e il ciclone esplode qui e non là, e devasta con la sua furia contrade che altrimenti avrebbe risparmiato. Se si fosse conosciuto questo decimo di grado, si sarebbe potuto saperlo prima, ma le osservazioni non erano né abbastanza dettagliate, né abbastanza precise, ed è perciò che tutto sembra dovuto all’intervento del caso”.
HENRI POINCARÈ

La scienza e la tecnologia dei tempi di Henrì Poincarrè non permisero di sviluppare ulteriormente le sue riflessioni, che solo dalla metà del secolo scorso vengono riprese da fisici e matematici grazie, in particolare, alle nuove possibilità di calcolo offerte dall’informatica.
A proposito di complessità, di cieli, di meteorologia dedichiamo la giusta attenzione alla neve (che potrebbe cominciare a scendere anche dove non la si aspetta o a non mostrasi dove era solita) e alle sue infinite possibili variazioni di forma.
Ragionare della bianca neve è in realtà un modo per introdurci al pensiero complesso e alle strutture frattaliche che ci soccorrono per investigare il mondo contemporaneo. Ma questo come si vedrà è veramente un altro discorso e, soprattutto, per pochi.

Oreste Grani/Leo Rugens