Ma uno come Paolo Di Caro lo possiamo ipotizzare tra i poveri?

Ma i poveri in Italia non erano solo (si fa per dire) 5 milioni? Da ieri, per il CENSIS, i poveri sono diventati 10 milioni! O qualcuno spara i numeri o questo raddoppio deve scuotere qualcuno.
Dovrebbe infatti bastare questo dato di partenza per cominciare a spiegare i 18 milioni (ed oltre) di astenuti tra gli aventi diritto al voto. E colgo l’occasione per ricordare che i trionfatori nelle urne (il centro destra) in realtà hanno perso rispetto alle elezioni del 2018 milioni di consensi. Sto scrivendo che in pochi mesi, o al massimo un anno, i poveri sono raddoppiati. Mi sto ripetendo? Vuol dire certamente che per questi nostri compatrioti (ripeto milioni) nulla è stato fatto perché non precipitassero nella disperazione. Perché, sentite a me, ad essere senza mezzi di sostentamento, si entra in una vera e propria tragedia. Altro che non andare a votare. Penso che voi non sappiate nulla di cosa si prepara nel vulcano. E questo mentre alcuni si capisce/se ne ha notizia, diventano sempre più ricchi.

La signora Meloni, che viene da un’esperienza politica in Alleanza Nazionale che per semplicità chiamo “sociale”, eredita una polveriera di questa natura. Tra poco addirittura niente diritto ad una alimentazione basilare e quindi salute a rotoli. Tra poco il filo rosso-nero che caratterizza la vita concreta e quotidiana di tante persone che per ora incontriamo per strada potrebbe diventare un cappio se la squadra delle donne e gli uomini scelti dalla Meloni non si dimostrerà all’altezza. Altro che tecnici o politici. Non siamo ammogliati contro scapoli.
Mi dispiace per la signora e i suoi scudieri ma senza welfare evoluto (che parola) sarà inutile parlare di famiglia, di bambini da mettere al mondo o da accudire, di valorizzazione di talenti di chi è solo colpevole di essere più debole o fragile. A meno che non si voglia selezionare la razza e la povertà sia una eccentrica simulazione per vedere chi si merita di vivere.

Fare Governo nei prossimi mesi/anni richiederà una mentalità da laboratorio capace di fare scelte, anche coraggiose e sperimentali, proprio per i giovani, i minori di oggi, donne e uomini di domani. Meloni è stata, provate a non dimenticarlo, ministro per la gioventù, con Berlusconi premier, per un sacco di tempo (quasi 4 anni), dal 2008 al 2011.
Non mi pare che quegli anni siano segnati da grandi scelte a favore proprio dei giovani di allora. Non mi sembra che quegli anni abbiano gettato le basi per la costruzione di legami sociali, di nuove e fertili assunzioni di responsabilità tra le generazioni, o di esordio di un qualche intelligente lavoro di mediazione tra interessi, bisogni, diritti diversi, tra tradizione e innovazione (i quegli anni esplodono i social), tra esigenze di solidarietà e reciprocità. Elementi fondanti di una comunità. Al massimo durante gli anni in cui Meloni è stata ministro, un po’ di ragazze minorenni, inclini alla prostituzione, si sono sistemate a vita con i soldi di Silvio Berlusconi. Cioè con i vostri soldi perché, notoriamente, Berlusconi è un tosatore di italiani e di fondi pubblici canalizzati a norma di legge verso le sue trappole mediatiche. E a proposito di soldi sarebbe interessante che chi si intende della materia riuscisse a trovare traccia delle modalità con cui lo Stato, sotto la regia della ministra Meloni, spese oltre 300 milioni (di euriii), strutturati in un pacchetto che si chiamava “Diritto al Futuro“, provvedimento finalizzato a investire sui giovani e contenente nel complesso cinque iniziative tra cui le solite agevolazioni per i neo-imprenditori (geniale), bonus a favore dei precari (rivoluzionario), prestiti per gli studenti meritevoli (evviva la meritocrazia).

Chissà quanto questi zecchini d’oro, ben sotterrati, hanno fruttato, mettendo in moto meccanismi di consapevolezza sociale capace in quei destinatari di farli trovare attrezzati culturalmente ora che la figura di Giorgia è sembrata essere la soluzione taumaturgica a tanto insorgere di povertà? Questo per ricordarvi che Meloni ha già governato e i risultati se li stanno godendo certamente lei e alcuni suoi fedeli scudieri. Il resto sono tragici bla bla bla. Tra i fedeli scudieri di un tempo vi lascio il CV di tale Paolo Di Caro che per anni è stato, grazie alla nomina voluta da Giorgia Meloni, Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani. Cinque anni cruciali. Comunque, sentite a me, se fossi in voi, qualche minuto lo dedicherei a capire come in Italia si diventa Direttore Generale di qualcosa. Direttore generale con emolumenti al seguito. Un modo per non diventare poveri.
Oggi mi è preso di partire da uno come Di Caro e l’ho fatto senza insinuare niente. Non posso pertanto essere querelato. Almeno così mi sembra.

Oreste Grani/Leo Rugens