Azzardo a dire che avevamo ragione, viviamo in uno Stato bisca

«DIrettore, mi permette una domanda, come è possibile che sia legge dello Stato il gioco d’azzardo?» Il turbamento si lesse immediatamente sul volto e mentre coglievo una smorfia di disgusto, quasi si vergognasse di trovarsi di fronte a un onorevole, roteò il collo e rivolse lo sguardo al pavimento. Seguì un silenzio innaturale.

****

Nelle cinquecento pagine della Relazione della DIA in merito alle attività mafiose nel secondo semestre del 2021 la parola “gioco” ritorna in 25 pagine, poche rispetto alle 125 in cui si legge “droga” e 111 “cocaina”; ancora poche dal momento che è il riciclaggio del denaro il fulcro della vicenda.

Da oltre un decennio ci battiamo sul tema; a riprova della sua pericolosità segnalo l’immediatezza con la quale una società straniera che si occupa di gioco ci intimò di abbassare i toni in merito al suo volgare amministratore delegato che avevo segnalato come minaccia per la sicurezza nazionale. Siccome non siamo né scemi né vigliacchi comprendemmo che la ritirata fosse l’unica opzione, ritirata, non resa.

Chiusa la doverosa parentesi, trovo finalmente un titolo di giornale che conferma quanto andiamo sostenendo da anni – passo volutamente dalla prima persona singola alla prima plurale – ovvero che la legge che regola i giochi d’azzardo, non sono chiamati così dal legislatore così in ossequio alle direttive delle società implicate, altro non è che l’avvallo di una operazione di riciclaggio di livello internazionale protetto, non nascosto, dalla stella della Repubblica.

Tutto il mondo sa che l’Italia ha istituzionalizzato il riciclaggio del denaro mafioso, il che, associato ai crimini riportati nella Relazione della DIA, mi spinge a dire che entro i confini nazionali si sta combattendo una guerra a bassa intensità che definire drammatica è niente.

L’incapacità del decisore di spezzare il legame perverso tra corruzione e mafie che determinano il sottosviluppo e la decadenza economica di aree sempre più vaste del Paese lascia attoniti.

Ascoltare la voce di chi fornì a Falcone le chiavi delle cassaforti svizzere mi fa male perché dice che senza la cooperazione internazionale di paesi decisi a contrastare il fenomeno mafioso non si può arrivare a nessun risultato.

Ma qui sta il punto: quale apparato investigativo o di sicurezza può fidarsi delle istituzioni di un paese che ha legalizzato il riciclaggio?

Buona fortuna a noi.

Alberto Massari

P.S. L’espressione “Stato bisca” l’abbiamo mutuato da Carlotta Zavattiero, autrice dell’omonimo saggio del 2010, così come da Marco Dotti abbiamo ricavato la pervasiva trasversalità del lobbismo a livello istituzionale e associativo nonché l’imbecillità del decisore, infine la perversa applicazione dei risultati più avanzati delle neuroscienze alla costruzione delle slot machine ecc.