Le mafie sono pronte. Altrettanto si può dire del gruppo dirigente di Giorgia Meloni?

Prima di lasciare il ponte di comando, Mario Draghi, finalmente, riparla di mafie e di pericoli di voracità insane intorno al denaro pubblico che “i banchieri” (il denaro è di alcuni e viene immesso nel sistema linfatico della Repubblica Italiana per essere, sotto qualche forma, un giorno restituito ai “filantropi”) si preparano a distribuire perché “la ruota” non si fermi, inceppando il motore del capitalismo planetario. 
Perché il problema, già di per se complesso, ha in questo aspetto della legalità il fattore decisivo se l’indebitamento avrà o meno un effetto benefico per la nostra comunità. Benefico ed equo. Ad oggi il pericolo è che gli unici pronti a saper far fruttare l’immensa disponibilità siano gli “uffici studi” della criminalità organizzata.
Che si chiama organizzata perché, appunto, è un luogo razionale e militarmente addestrato. Dall’altra parte c’è l’esercito raccogliticcio del mondo imprenditoriale italiano, dove i reparti d’eccellenza attrezzati si contano sulle punte delle dita. Molte piccole imprese addirittura non solo sono impreparate culturalmente ma in questo frangente temporale sono particolarmente esposte alla fase finanziaria connotata dal violento innalzamento delle spese generali (le bollette sono una delle voci fuori controllo). Se non hanno soldi in banca per pagare i consumi energetici impazziti, in molti, fino al meccanico di fiducia che vi ripara la macchina (le tecnologie in officina vanno con la corrente elettrica a 380V), potrebbero arrendersi. O accettare denaro da chi invece ha pozzi senza fine perché alimentati dalle falde dell’illecito.

Attenti quindi agli eventuali intrecci tra politica e criminali. Intrecci in alcuni casi datati e che non credo si scioglieranno nella delicatissima fase di avvio del governo della destra. Se ci fossero rizomi strutturati da tempo (e alcune inchieste, vecchie e nuove potrebbero farlo credere), direi che sarà difficile reciderli e se si fossero presi voti, perfino nell’ultima tornata, le cambiali potrebbero essere messe all’incasso. Con conseguenze violentissime per la già precaria stabilità della comunità nazionale. Anche perché sullo sfondo (e fa bene Walter Veltroni oggi a ricordarlo) c’è il 36% degli aventi diritto al voto che non sono andati a votare. E non sono andati a votare perché – sentite a me – Fratelli d’Italia avrà il consenso in Parlamento, ma non nel Paese. Non ci sono i numeri reali perché la politica partitica (oggi tocca alla Meloni) non cominci ad annaspare nella tempesta dell’affarismo impunito (perché questi sono i danni di tutte le assoluzioni in Appello o in Cassazione che fanno esultare le termiti temporaneamente messe in difficoltà dalle inchieste e poi lasciate libere di ricominciare a divorare lo Stato, anche da dentro, fino a farne uno svuotato termitaio) che potrebbe mettere a nudo lo stato di infezione diffusa della Repubblica.

Fratelli d’Italia, come prima nella storia elettorale d’Italia è capitato a tanti altri partiti, potrebbe aver ricevuto consensi, perfino voti di scambio, favoriti da ambienti che dell’illecito hanno fatto la loro professione. Ma non parlo di teppisti, ladri di appartamenti, papponi, violenti palestrati, cavallari incalliti ma di colletti bianchi/grigi che da anni si sono addestrati all’ipotesi che oggi si realizza.
Momento drammatico quindi nel pieno di una transizione internazionale di difficilissima interpretazione. La sinistra (potete comunque chiamare così una cosa guidata da gente come Letta/Franceschini/Zingaretti o, peggio, Landini, cioè uno che per difendere i lavoratori propone la rateizzazione a vita delle bollette?), da decenni, avrebbe dovuto connotare i luoghi di convivenza democratica (le istituzioni questo dovrebbero tra l’altro essere), guidando i processi formativi di una comunità sottoposta viceversa allo stress permanente del cambio di valori indotti dall’innovazione tecnologica. Innovazione fatta dilagare senza il contributo di uno programma culturale adeguato a cominciare dalle scuole, passando per le università, finendo alla Pubblica Amministrazione. Siamo arrivati disarmati sull’orlo del precipizio a prescindere da sguardi di destra o di sinistra. Considerazione finale: se la malavita ha fatto bene i suoi conti, il suo futuro governo, gentile signora Meloni, potrebbe trovarsi in vera difficoltà a rimanere indipendente.
Se infatti le donne e gli uomini che si prepara a scegliere (sottosegretari compresi) avessero scheletri nell’armadio, la vedo durissima per lei e per quel che avanza dell’Italia.

Oreste Grani/Leo Rugens