Ma cosa ha combinato questo card. Becciu? Chi lo ha consigliato?


Lo Stato Vaticano (la Chiesa anche un ignorantone come il vs Leo Rugens arriva a saperlo, è altro) ciclicamente è coinvolto in questioni d’affari e banalmente di soldi. A volte questi affari sono particolarmente intricati e sospettabili di poca trasparenza.

In queste ore – ad esempio – tornano alla ribalta dei grovigli che hanno la forma di cose poco pulite, si direbbe semplificando. In particolare vanno considerate “cose poco pulite” se i soggetti coinvolti, per le cariche ecclesiali che ricoprono, sono persone che tassativamente dovrebbero vivere secondo regole di altissimo spessore morale. Almeno così vorrebbe Francesco, il gesuita a capo della Chiesa di Roma.

Ad esempio il card. Becciu viene descritto (da poche ore è accusato, tra l’altro, di associazione a delinquere e di aver “registrato” delle conversazioni telefoniche intercorse con il santo Padre) dalle carte sempre più compromesso in speculazioni. Becciu è il sardo di cui vi abbiamo altre volte parlato.
Anche facendo accostamenti con altri personaggi sardi. Sardi e di grande potere nelle istituzioni italiane. Comunque Becciu, a leggere le tesi del giurista Alessandro Diddi, figura professionale (promotore di giustizia mi piace come appellativo) incaricata, con altre, dal Santo Padre di mettere ordine negli affari vaticani (almeno alcuni di essi), è stato leggero nei suoi comportamenti e frequentazioni. Soprattutto se penso che di pane (pane pane e non in metafora) si tratta. Soprattutto, così mi va di lasciare scritto, temo per lui, mal consigliato. 

Ma come è possibile che un uomo di cultura umanistica come ritengo sia Becciu arrivi a commettere un passo gravissimo come quello di aver registrato le parole del Papa? Ma chi può aver pensato una stronzata del genere? Almeno così appare, scusandomi per la volgarità.
Non conosco Becciu ma in un atipico slancio di generosità, vedendolo sempre di più precipitare in un vortice giudiziario e morale  frutto evidente di, lo ripeto, pessime frequentazioni e pessimissimi consigli (ci deve essere qualche deformazione professionale dietro ad un passo autolesionistico come quello di cui si parla) oggi spezzo una lancia non a sua difesa (non avrebbe senso) ma ricordando un metodo “scientifico” quando si è in presenza di questioni legate al Vaticano e ai suoi intrighi d’affari: andare sempre in profondità, non accontentarsi mai del primo affiorare e soprattutto, se si ha contezza di altro, collaborare. Becciu, senta a me che non sono nessuno, cominci a collaborare.


Oggi me ne vado lontano (in realtà è solo il 1982 e non il 1967 come sarebbe stato più importante e utile fare, anno in cui, sul settimanale Il Nuovo Mondo d’Oggi comparve, per la prima volta, affiancato allo IOR, il nome di Marcinkus, il gigante che per tanti anni, successivamente, ebbe spazio in Vaticano) e vi lascio il riferimento ad un libro (al solito), The Vatican Connection di Richard Hammer, prefazione di Giuseppe Marrazzo. La prefazione la riproduco così come la premessa.
Il testo, se siete interessati, ve lo procurate. Scavare quindi perché non tutto potrebbe essere così come appare.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. – Ho fatto riferimento al 1967 per capire, eventualmente, la figura complessa di Paul Marcinkus. Intendevo dire che se la verità su lui (e su altre figure, a cominciare da Umberto Federico D’Amato in quanto i due si conoscevano e si erano frequentati tramite la Pro Deo) fosse emersa in quella data, forse tante cose terribili poi accadute nella nostra Italia, non sarebbero accadute.


La storia non si fa con i se? Non si farà la storia, ma le responsabilità morali di complicità e le conseguenze di tali legami si possono attribuire. Sapere “in tempo” chi fossero personaggi come Marcinkus o D’Amato, avrebbe potuto, ripeto che la data vera di queste prime denunce è il biennio 1966-1967, far saltare il “banco” e portare in chiaro legami e finalità eversive. Prima di Piazza Fontana, per fare un esempio semplice-semplice, se vogliamo parlare di D’Amato. E prima della sparizione di Emanuela Orlandi o dei legami appurati tra alcuni esponenti del Vaticano, della sua finanza, dello IOR, di Calvi, della P2, di Renato De Pedis.