Avviso ai naviganti (perché vigilino) e ai mastini del traffico del riso perché stiano accorti

Sarà difficile che un Paese dove l’illecito e la società incivile (è quella senza merito e dove i violenti sembrano prevalere) hanno stretto un patto d’acciaio, si metta in cammino, come Giorgia Meloni si augura. Anzi, a guardare bene e ad interpretare alcuni episodi apparentemente minori di cui sono buon e recente testimone, si direbbe che difficilmente la Repubblica si libererà dall’affarismo che la soffoca a cominciare dalle province infette fino ad arrivare a controllare la Capitale e le sedi internazionali dove dovrebbe essere rappresentata.
E’ nella provincia dunque (questo penso e questo scrivo con particolare riferimento al Nord) che una nuova casta (vedremo che viene perfino prima della solita vecchia conosciuta partitocrazia) manipola e corrompe tutto. E’ una casta predona, figlia di un connubio sordido tra criminalità, massonerie varie (doc o “per gonzi”), pseudo imprenditori e servi annidati nelle burocrazie, caratterizzati dall’essere pronti a tutto per servire i signorotti di questo nuovo medioevo.

Oscuro e temo, per lungo tempo, vincente. Ma non nel caso di cui, anche in questo blog, da anni ragiono. Perché questo è il mio intendimento: non far prevalere il male. Il male nel settore strategico dell’alimentazione. Parlo di riso e non di risotti.

Il settore del riso, se si escludono pochi coraggiosi imprenditori (spesso corrispondono a degli innovatori), è anch’esso costituito da un intreccio di prenditori, tenuto insieme e alimentato da denaro pubblico “a disposizione” solo per alcuni di loro, il tutto coordinato da comitati d’affari, nazionali e internazionali, che solo quando venissero scoperti svelerebbero la natura criminale e parassitaria. Direte che in molti altri campi le cose stanno così. Ad esempio nel business delle sostanze stupefacenti o nel mercato delle armi. Ma in quei settori, te l’aspetti.

Non nella piramide dei bisogni primari o in ogni cosa che dovesse riguardare l’agroalimentare. Se cediamo anche su questo fronte (riso, grano, mais, allevamenti intensivi e grande distribuzione) non avrete solo le bollette “energetiche” che vi faranno impazzire. Anche nel riso quindi (è questa la mia tesi) ci sono veri padroni del vapore, figure abili a manovrare nell’ombra, vere scuole presso cui si apprende un codice anti-etico in base al quale si arriva a travolgere, con metodo spesso mutuato dalle mafie (ti strozzano se ipotizzi di cambiare gli assetti e i processi di questo modello di società medioevale dove chi prova a ribellarsi deve essere stroncato e punito pubblicamente perché gli altri sudditi si regolino, sentendosi minacciati), ogni anelito di equità e di aspirazione alla libera impresa. 

Il luogo operativo dove avviene la “discriminazione” sono ancora, sia pure in forma camaleonticamente mutata, le banche e i luoghi di erogazione (e garanzia) degli istituti dello Stato preposti alla circolazione vigilata del denaro della collettività o garantiti per lo sviluppo del commercio internazionale. In provincia (dove è più facile nascondersi e vessare) i colletti bianchi, nella plurima veste di informatori e sgherri repressivi, sono sempre più (per scelta consapevole o a loro volta intimiditi) al servizio di questo nuovo tipo di padrone.
Mi prudono le mani ma per ora qui mi fermo.

Amici di Vercelli e centri minori, comunque animo perché ai criminali (perché questo sono e chi li aiuta sarà da me trattato come complice di criminali) non tutte le ciambelle riescono con buco.
E inoltre, notoriamente, anche in quelle cattolicissime diocesi (dai tempi della Popolare di Novara) il diavolo sa fare le pentole, ma non i coperchi.
Comunque, era per dire che se pensano di intimidire voi che avete i beni da perdere, possono anche aver fatto bene i loro meschini conticelli.

Ma se ritengono di fermare in questa sacrosanta battaglia di giustizia e libertà un poverello come il sottoscritto (a differenza degli altri 5/6 milioni di compatrioti poveri ho ancora dita e animo sufficienti per affrontare “draghi sputafuoco“, “tigri di carta” e “mulini a vento“) si sbagliano di grosso.
A meno che, dove non è arrivato nessuno, alcuni “mercati”, infastiditi dall’ipotesi che un Carneade qualunque possa riuscire a far alzare la testa a donne e a uomini oggi oggettivamente non liberi, decidano di spingersi fino ad uccidermi. Perché, sentite a me, se non avrete coraggio di uccidermi, questa battaglia per liberare il mercato del riso dalle vostre prepotenze, la vinco io.

E con me quell’Italia erede della grande tradizione di libertà e democrazia che si mise in moto proprio in quel 1947 in cui sono nato quando fra i primi obiettivi del “Piano Marshall” (di cui si sente spesso parlare a capocchia) c’era la ripresa della produzione agricola, per ridare fiducia agli agricoltori garantendo loro macchinari, fertilizzanti, misure contro i prezzi politici, contro il mercato nero e la disuccupazione rurale. Misure contro i prezzi politici, contro il mercato nero, per aiutare ad acquistare macchiari e soprattutto fertilizzanti? Di cosa parlavano gli amici  americani, 75 anni addietro, se non di quanto ancora oggi affligge il settore?
Se si escludono ovviamente le imprese riconducibili a pregiudicati mafiosi e ai loro complici.

Comunque hic manebimus optime fino all’ultimo respiro e all’ultimo chicco di riso. 

Oreste Grani/Leo Rugens