Era il 1994 e alcune domande avrebbero dovuto aprirci gli occhi


Quando accadono eventi tipo CasamicciolaIschiaLacco Ameno (o Senigallia, o Soverato o cento e cento altre località) la prima domanda che si dovrebbe veramente porre è perché sia accaduto solo oggi e non anche ieri e ieri l’altro o tutti i giorni.
Quando piove con l’intensità con cui ormai tutti sanno “cade l’acqua”, tutti i giorni, di una certa stagione dell’anno, potrebbero avvenire smottamenti assassini in questa Italia dove il localismo non ha avuto, da decenni, nulla di strategico se non l’arricchimento dei potentati locali in combutta con i poteri politici centrali. Punto.

Il resto sono mascalzonesche dichiarazioni di coccodrilli/caimani/termiti ipocritamente calati nella parte degli addolorati.
La verità è che nessuno ha fatto niente per arrivare ad una reale gestione locale (Ischia e i suoi smottamenti) di problemi globali (l’evoluzione del clima).
Quello di ieri è un caso emblematico? Ma cosa vuol dire in soldoni questa affermazione giornalistica? E’ una tragedia annunciata? Certo.

E allora? Altre affermazioni corredate da numeri a capocchia tipo il 94% del territorio nazionale rischia il dissesto. E aggiungono che 8 milioni di persone (non di baionette di mussoliniana memoria) rischiano di fare la fine che hanno fatto i nostri compatrioti ad Ischia. Nelle stesse testate vi informano che ci sono tempi strettissimi per elaborare la legge portante dell’amministrazione cioè quella di Bilancio. Tempi stretti, cioè sinonimo di fretta. La qualcosa fa metafora facile-facile con “gatta e gattini ciechi”.

Ma dovevate per forza impadronirvi della cassa a settembre per diventare ad ottobre ministri (con o senza portafoglio) e sottosegretari? Leggo che servono progetti. Servono prooooooggggetttttiiiiiiiiii? Vuol dire banalmente che non ci sono. O che stanno nei cassetti a prendere polvere.
Spesso non ci sono perché il problema non è prevenire, a prescindere dal titolare del dicastero, ma a chi, alla Ruota della Fortuna (non chiamatela più democrazia), toccherà spartire il denaro pubblico con amici e scambiatori di voti. Spesso con le mafie, loro si previdenti e sempre in attesa dei drammatici eventi. Così, pezzi di merda, in assenza di qualunque attività preventiva, c’è la fretta/urgenza che consente le porcherie.

In campo sanitario non c’erano le scorte di niente quando è scoppiata la prevedibile e prevista pandemia, così sarebbero stati “i fortunati di turno” ad arricchirsi nell’emergenza. Tanto una volta tocca a te, una volta tocca a me. Che si tratti di un terremoto, un’alluvione, una pandemia, una guerra.
Ad ogni “tragedia” (ma non per tutti è tale come ciclicamente indagini e intercettazioni attestano) l’ipocrita di turno ben pagato nei media si pone la domanda di dove vada l’italia.
Dove va l’Italia?” (ora che la guidano Meloni, Tajani, Salvini, Giorgetti, Musumeci, Crosetto e decine di altri strateghi) sarebbe infatti la domanda delle domande in una fase storica in cui la Nazione (così alcuni sono soddisfatti e si rilassano) è sospesa tra barlumi di ottimismo (pochi minuti) e problemi di enorme portata (il resto del tempo), a cominciare da un colossale debito pubblico (se anche uno non ne parla non vuol dire che qualcuno li abbia pagati questi debiti) passando per un vero e proprio caos geopolitico planetario e mediterraneo in particolare e nessuna realistica prospettiva di recupero/sereno futuro.

Voi pensate che nessuno, decenni addietro, si fosse posto le domande che trovate a seguire? Leggete i quesiti con pazienza e con la dovuta tolleranza (lessico di 30 anni addietro) e ditemi a quale domanda/dubbio/sfida il berlusconismo ha concorso a dare risposte?
In realtà il berlusconismo e il prodismo, alternatisi a guidare maggioranza e opposizione. Il prodismo a sua volta in guerra permanente con il dalemianesimo.
Quando è apparso all’orizzonte Beppe Grillo ho sperato che sparigliasse. Ed invece era oggettivamente uno di loro. Tanto che ci ha lasciato in eredità la formula “Hotel Plaza-Giuseppe Conte”, sintesi che, come nessuna, incarna, con scaltrezza e spregiudicatezza, tutto quanto si sarebbe dovuto fare e non si è fatto nel trentennio passato. Non basta una rondine (RdC) a fare primavera.

L’elenco che trovate a seguire è stato messo a punto nel lontanissimo/vicinissimo biennio 1993-1994, compresa la domanda : Tra sei anni avranno ancora un qualche significato termini come “destra e “sinistra”?

La guerra fredda è terminata o è solo in una fase di «recessione»?

Gli israeliani e i palestinesi raggiungeranno un’intesa pacifica? E se sarà così, cosa si intenderà per «pace»? Nella risoluzione dei conflitti quale sarà il ruolo dell’ONU?

Cosa sarà dell’ex URSS, degli altri Paesi dell’Est e di zone grigie come l’ex Jugoslavia?

Quale evoluzione avrà l’industria degli armamenti?

Tra sei anni avranno ancora un qualche significato termini come “destra e “sinistra”?

Nel prossimo futuro quali figure guideranno la Comunità Europea?

Quale ruolo avrà l’ideologia?

Riuscirà il «centro» (l’«equilibrio») ad averla vinta sull’estremismo (il «disequilibrio»)?

Quale ruolo avrà la religione?

Quanti Stati «secolari» continueranno a esistere?

Qual rapporto ci sarà tra la «Religione», che può coesistere con lo Stato, e gli Stati che sono Religiosi/Religioni?

Quale sarà il futuro, o quali saranno i rispettivi futuri, degli integralisti» cristiani e musulmani?

Gli eserciti saranno impegnati maggiormente in operazioni di non-guerra o di guerra?

Quale significato si attribuirà al termine «difesa» nel 2010?

La maggior parte delle guerre avrà le caratteristiche della guerriglia?

Quali valori, quali motivazioni, quali ideali «animeranno» le persone?

Emergerà il localismo o diventeremo più internazionali?

In futuro quale sarà il rapporto tra Stato, Nazione e Regione?

Quale ruolo avrà l’etnicità?

…E se io (che notoriamente non sono nessuno) avevo a disposizione queste domande (ed altre) possibile che non vediate con estrema chiarezza che “gomblotti o non gomblotti” quasi tutto quanto è avvenuto negli ultimi trent’anni era previsto/prevedibile?
A cominciare da cosa bisognava mettere al centro dell’Intelligence che o sarebbe stata culturale o non sarebbe stata.

A cominciare da quanto sostenuto da Roberto Maroni proprio in quell’anno: era il 12 luglio. E in Italia, che nessuno si offenda, dal 1994 in poi, la carenza è stata notevole. Ma questo era o meno un altro discorso. O lo stesso come sapete che inascoltato sostengo da decenni.


Oreste Grani/Leo Rugens


P.S.
E a proposito di pioggia e del mese di novembre. Il 5 novembre del 1994 furono colpite dalla pioggia, per 24 ore, Liguria, Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta. 84 morti, 10.000 senza tetto, 371 comuni danneggiati per oltre 10.000 miliardozzi di vecchie lire. E per quanto riguarda Roberto Maroni (mi dispiace che sia morto e non mi possa querelare) che oggi molti rimpiangono, era talmente disistimato che le amministrazioni regionali alluvionate, il 17 novembre, ne chiedono le dimissioni quale Ministro dell’Interno: non lo volevano soprattutto come commissario governativo alla guida della ricostruzione. Avrebbero preferito fare da sole.