Anche a Ischia è l’avidità il motore di tutto

Lacco Ameno


La verità è che un “metro quadro” abitabile, ad Ischia, vale un patrimonio. Una stanzetta, 3×4 (lasciate perdere se abusiva) corrisponde, in quasi tutte le zone dell’isola, a decine di migliaia di euro. Valore che poi diventa bene di scambio con banche o acquirenti. Cioè, per capirsi, i 60mila abitanti di Ischia che presentano 28.000 domande di condono stanno mettendo in moto, per sé e per altri, una “valanga” di denaro.

Mi dispiace lasciar scritte parole tanto dure (sono morti innocentissimi neonati) ma l’avidità non solo è cattiva consigliera ma ritengo sia all’origine anche di questi ultimi lutti. Certamente del danno alla collettività che ora in qualche modo ne deriverà. Per capirsi: “loro” aumentavano abusivamente il valore delle “loro” proprietà e “voi” ora ne pagherete i costi. 

Se poteste approfondite questa ripugnante chiave interpretativa vedreste che, in alcune posizioni “una veranda”, una “sopraelevazione”, un balcone che diventa “una terrazza con vista sul mare” corrispondono a tanti soldi e ad una crescita del valore di mercato del bene. Questa è la genesi e questo il movente primo.
Così se si dovesse ricostruire la genesi politica di quanto accade in termine di “uso del territorio” (che è anche dello Stato) da parte di cittadini mascalzoni (che pensano, viceversa, di essere nel loro diritto a farla da padroni), si scoprirebbe banalmente che ogni accordo tacito tra mascalzoni pseudoproprietari e mascalzoni al comando politico del Paese, serve a questi ultimi a prendere voti e, cosa ancora più grave, ad alimentare un consenso duraturo tra signorotti e sudditi.

Come in ogni azione illecita (prostituzione, droga, gioco, abuso edilizio, voto di scambio, appalti) ci sono più livelli di complicità. Tutti comunque “saldabili” in contanti, anche in più volte, a botte di 5.000,00 euro, ad esempio. Tutto si tiene e tutto torna. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, per cui ha piovuto. Che il sacrificio del più innocente di tutti (il bimbo di 21 giorni) non sia vano.

Oreste Grani/Leo Rugens che nella vita si è interessato di un numero di cose che a volte sorprendono perfino me che le ho fatte.

Tra le cose atipiche “fatte”, dalla Direzione Centrale del Personale del Gruppo Rizzoli Corriere della Sera, mi sono occupato del personale della proprietà della famiglia Rizzoli denominata Lacco Ameno. Cioè di un impianto turistico-termale tra i più belli del mondo. Era il 1976 ed io credevo ancora che valesse la pena di battersi contro l’illecito.

P.S. – La P2, loggia massonica parte non irrilevante del GOI, tra l’altro, volendosi impadronire del Gruppo Rizzoli, mirava a possedere anche quel bene. Ma questo è un altro discorso. O lo stesso?