Verso un mondo senza più capri espiatori?

Quanto leggete a seguire è di fatto una cronaca di un incontro (avvenuto ormai alcuni mesi addietro, in Portogallo) di giovani studenti (anche giovanissimi), appassionati di “filosofia“.
Ben intervistati, i ragazzi mostrano di tenere in strettissima considerazione la coppia “scienza e coscienza” consapevoli, pur in ore drammatiche, che tenere unita la “coppia” sia in realtà una “necessità democratica“.

Sono giovani pensatori (le medaglie d’oro di queste meravigliose olimpiadi del ragionamento) preoccupati del progressivo briciolamento dell’uomo avvenuto pur nella fase storica in cui scienziati scoprivano la molecola, la particella, gli atomi, il quanto o le lontanissime galassie, i quasar, le pulsar, i buchi neri ma lo facevano evidentemente perdendo di vista l’inizio e la fine del DNA di cui ormai, altri specialisti, sanno tutto.

Ma questo “sapere” infinitesimale – evidentemente – non basta. Perché se anche un ignorantone come il vostro Leo ormai sa che di tutto questo c’è stata una origine e che da allora nulla è statico e che tutto è in creazione continua, bisogna che i sapienti arrivino ad “altro”. Perché senza questo altro, tutto sarà vano. Questi giovani, già viceversa saggi, sembrano gli unici attratti da pensieri solo apparentemente inaccessibili e nel formularli si capisce che si sentono affratellati. Certamente solo la testimonianza di come filosofi e scienziati di tutto il Pianeta possano, provando ad interrogarsi e a proporre linee di riflessione, anche durante questi incontri ravvicinati, con umiltà, contribuire al sogno e all’utopia di un mondo un giorno “comprensibile” e in quanto tale “pacificato”. Perché questo è il problema.

Rimaniamo, speranzosi, nella nostra semplicità e marginalità, in attesa di quanto, durante e dopo il 25° Congresso Mondiale di Filosofia che si terrà a Roma (come ormai sapete tutti) dal 1 al 8 agosto 2024, pensatori complessi (e tra questi aspettiamo i giovani filosofi dell’articolo in calce) sapranno indicare una via di uscita all’Umanità, oggi ciclicamente e stoltamente asservita unicamente dalla violenza, uniformemente distribuita su tutta la collettività umana.

Oreste Grani/Leo Rugens