Il cuore nero della Juventus e della Famiglia Agnelli

Dice Stefano Feltri che è arrivato il tempo di boicottare la Juventus e questa serie A truccata.
Mi sembra tutto semplicistico e forse volutamente poco scientifico. C’è ben altro da fare per battere la calciocrazia, come sono sicuro di aver chiamato per primo in Italia il fenomeno complesso di chi comanda nel calcio. Comunque, per chi non lo avesse letto, riproduco l’articolo di fondo del quotidiano Domani, in edicola ieri, 4 dicembre 2022. Feltri (Stefano) dice cose sacrosante ma ripeto più che insufficienti. Il groviglio bituminoso di calciatori (parto dagli atleti perché certo senza la loro complicità nulla sarebbe possibile, la loro complicità da adulti e dei loro genitori quando erano ragazzi), fondi di investimento, procuratori, pay tv, tifosi (organizzati o meno), sponsor e, soprattutto, le mafie pervade la vita di miliardi di persone, parte preponderante di un Pianeta di gonzi.

Solo in Italia vediamo di capire quante siano le squadre che ormai full time diventano crogioli di pozioni di questi filtri veleniferi e ingredienti purulenti: oltre 70.000! Questi 70.000 aggregati (tranne qualche eccezione come è ovvio) genera, incluso l’indotto difficile da definire se non si è dei veri scienziati della materia, un fatturato (giro di soldi e di controvalore) pari al 6% del PIL della Repubblica. Ho scritto “sei per cento“.
Ho scritto mafie ma voi, se volete, potete accontentarvi e pensare che ci sono dentro e intorno al calcio “solo” delle associazioni criminali. Con annessi e connessi che ovviamente includono le scommesse (clandestine e non) e le partite combinate. Poi c’è il business delle tifoserie, dello spaccio (con ciclicamente i morti ammazzati), le gonfiate sponsorizzazioni finalizzate all’evasione e al riciclaggio. Veramente pensate che esista qualcuno che compra o non compra qualcosa o sottoscrive o meno un’assicurazione perché legge sulla maglietta di turno quel nome di quel prodotto o servizio?
Sono solo giri di fatture e costruzione di “nero”. Poco “bianco” e molto molto molto “nero” come, se si volesse, si scoprirebbe.
Il calcio è solo riconoscibilità e potere. Anche potere mafioso. I clan, nel mondo e a tutte le latitudini, acquistano squadre solo per legittimarsi.

Ci sono dichiarazioni a verbale in sede giudiziaria e durante le trasmissioni televisive dedicate al calcio che non lasciano spazio a nessuna forma di ingenuità o passione sportiva. Il calcio, viene dichiarato alla luce del sole, in Calabria (ma si potrebbe dire anche in Campania, Puglia, Sicilia e a macchia di leopardo in tutta Italia) è quasi tutto controllato dalla ‘ndrangheta. Ci sono infatti decine di squadre partecipate. Non è solo questione di soldi, ma di potere. Controllare la squadra del proprio paese porta prestigio alle ‘ndrine, crea consenso, getta le basi (veniamo al cuore del problema ndr O.G.) per il voto di scambio”. La democrazia parlamentare, per una buona percentuale degli eletti, udite udite, è condizionata dal calcio. Non a caso la chiamo, da sempre, “calciocrazia“.

I bilanci quindi, le plusvalenze quindi, tutto il nero quindi, tutti i diritti televisivi quindi (con i gettiti pubblicitari) sono tutti momenti della grande truffa. Truffa in cui girano miliardi “puntati” su gente che invecchia, si infortuna, si dopa, scommette su se stessa e a volte contro se stessa.
Torno al tema del voto di scambio.
Il “sistema calcio” è comunque, come la partecipazione elettorale, in crisi. Gli impicci e gli imbrogli che emergono, in entrambi i settori sono il sintomo di questa malattia. Direte che basta quel 50-60% di consenso degli aventi diritto al voto per mandare avanti il Parlamento e il Governo. Così come per rappresentare questo sport e tutte le banalità che gli vengono attribuite. Vedremo se si tratta, in entrambi i settori, solo di questi numeri che rappresentano la disaffezione o se saliranno, a seguito di questo scandalo, vertiginosamente.

Parlo dell’Italia. Nel mondo stiamo assistendo, in termini di tifo e legami stretti tra politica e partite, ad altro. In Tunisia, Marocco, Senegal. Comunque vediamo dove porta questo “nero poco bianco” della Juventus, padrona di fatto, da indizi che emergono dall’investigazione in atto, di altre squadre. Tra le altre, se capisco bene questo schifo putrescente che vi rifilano come agonismo sportivo, la Juventus controlla/fa affari con l’Atalanta, l’Empoli, il Sassuolo, l’Udinese, la Sampdoria, con la buona pace di Maurizio Crozza. E voi vi chiedete perché l’Italietta, da otto anni, non accede ai Mondiali, mentre decine di giocatori “stranieri” che vi dilettano durante il campionato nostrano, si battono per le loro nazionali in Qatar? Se ve lo chiedete.

Gli Agnelli, comunque, sentite a me, con o senza le erre mosce, da oltre settant’anni non tifano Italia. In niente.
E forse è ora di fare i conti con questi parassiti. A cominciare dalla Juventus se dovesse servire come rilettura.

Oreste Grani/Leo Rugens


Se lo scandalo fosse soltanto della Juventus, si potrebbe chiedere una punizione esemplare: una retrocessione in serie B, o magari più sotto, l’espulsione dal sistema calcio di tutti i protagonisti di questa gestione. Il boicottaggio dei tifosi – degli juventini per primi – sarebbe un buon inizio. Ma l’inchiesta della procura di Torino mette in luce un sistema che non riguarda soltanto la Juventus, ma tutta la serie A.

Uno dei capitoli della richiesta di misure cautelari dei pm è dedicato alle “partnership con società terze”: altre squadre erano la sponda necessaria per realizzare le operazioni contabili spregiudicate che i dirigenti torinesi mettevano in atto per generare plusvalenze virtuali, ricavi inesistenti per far fronte a costi assurdamente reali (quelli degli stipendi dei calciatori). Sampdoria, Atalanta, Empoli, Sassuolo, Udinese. Club che, nel racconto ipocrita e fasullo che passa sui media, sono avversari della Juventus, l’Atalanta da anni è concorrente diretta nella parte alta della classifica.

In una telefonata del luglio 2021 con Fabio Paratici (dirigente ex Juve al Tottenham, al centro di una triangolazione sul calciatore Romero), l’amministratore delegato dell’Atalanta Luca Percassi chiarisce la rilevanza dei benefici che derivano dall’aiutare la Juventus sulle plusvalenze: «Io sono l’Atalanta, eh, a me 16 milioni mi cambiano il mio budget, non è che ho una responsabilità infinita». Le operazioni fasulle architettate dai dirigenti Juventus per salvare i propri bilanci finiscono per alterare anche quelli di altre squadre, di fatto pagate per il loro ruolo nella costruzione di plusvalenze inesistenti (vedi Atalanta) o alle quali viene impedito di vendere i calciatori a prezzi davvero alti, perché la Juventus deve prenderli, valorizzarli, e rivenderli a cifre stellari, drogando il mercato (vedi il caso Sassuolo e le intercettazioni sul centrocampista Manuel Locatelli).

Le rose di mezzo campionato sono costruite sulla base delle esigenze di bilancio della Juventus, dominus e ostaggio di un sistema di conti fittizi che tutti hanno fatto finta di non vedere: avversari, azionisti (anche della stessa Juventus), istituzioni del calcio, regolatori. In nessun altro settore sono tollerate simili distorsioni. Questa Serie A è una farsa, se non fosse per una informazione complice e partigiana, anche i tifosi ne sarebbero consapevoli. E il valore dei diritti tv crollerebbe trascinando il sistema nel baratro. Invece che commentare le misure simboliche nei mondiali in Qatar, chi ha a cuore i diritti, la legalità, e anche lo sport, dovrebbe disdire ogni abbonamento a questo calcio imbarazzante finché tutti i soggetti coinvolti in questo scandalo non saranno fuori dal sistema.