Storie di 41bis e di anarchia

I giornali oggi scrivono che nel nostro gruppo vi era pure una spia del SID [Serpieri]. E così sono tre gli informatori* [uno era Mario Merlino ndr]. Ancora un po’ e di compagni non ne rimangono più
Pietro Valpreda, nel diario del carcere, 17 novembre 1970

Il sottoscritto Alfredo Cospito comunica al proprio avvocato Flavio Rossi Albertini che in pieno possesso delle mie capacità mentali mi opporrò con tutte le forze all’alimentazione forzata.
Saranno costretti a legarmi nel letto.
Dico questo perché ultimamente mi è stata adombrata la possibilità di un T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio). Alla loro spietatezza ed accanimento opporrò la mia forza, tenacia e la volontà di un anarchico e rivoluzionario cosciente.
Andrò avanti fino alla fine. Contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo.
La vita non ha senso in questa tomba per vivi.

Cospito Alfredo.

Mestiere difficile quello dell’anarchico, direi quasi masochista, data la propensione dalla notte dei tempi a essere infiltrati, manovrati, ammazzati e imprigionati.

Fate conto che in famiglia circola una leggenda relativa a mio bisnonno paterno, un Massari come me, del quale si sussurrava fosse addirittura andato in America a prendere Gaetano Bresci per condurlo al suo destino. Anarchico padovano, sembra uno scherzo, si narra avesse sposato una donna ricchissima, ne avesse sperperato il patrimonio e fosse finito al confino. Non ho mai tentato di fare una ricerca seria in proposito.

Quello che più mi colpisce della faccenda è che il tema sia il 41bis e l’ergastolo ostativo, tema carissimo ai Graviano, per citarne alcuni, oltre che a giuristi, giornalisti e libertari assortiti, fino alla Corte di giustizia europea.

Personalmente ritengo che il 41bis e realtivo ergastolo siano il segno della miseria nazionale in tema di sicurezza; infatti, se le carceri nazionali garantissero che un mafioso chiuso in carcere per trent’anni non potesse continuare a comandare, collaboratore o meno che diventasse, ergasolo o meno ricevuto, alla fine, al netto della buona condotta, potrebbe tornarsene tranquillamente in libertà, perché non conterebbe più nulla.

Purtroppo così non è, essendo spesso le carceri dei colabrodo, salvo il temuto 41bis, un regime capace di piegare chiunque.

Mi scuso per le semplificazioni, ma altro non mi viene da aggiungere.

Alberto Massari

Nota* Il celebre detto di U. Eco, “su dieci rivoluzionari tre sono spie, sei sono imbecilli e uno è pericoloso” potrebbe venire dallo stupore del povero Valpreda, che ricordo nelle vesti di gelataio in Corso Garibaldi.