Una storia che puzza

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale; ciò che segue è frutto della fantasia di Marianne.

La cena volgeva al termine, e dopo numerosi brindisi, commenti salaci sull’ultimo derby e battute oscene all’indirizzo di alcune signore, un giudice e un uomo d’affari si appartano nello studio del padron di casa e vanno subito al punto.

“Non è pensabile che il russo venga estradato in America, non deve accadere”.

“Certamente – risposte il magistrato – gli do i domicialiari col braccialetto e quando siete pronti a farlo sparire, zack, un taglio e via”.

Tornati nella sala da pranzo si versano un’altra vodka e brindano al patto.

Un’ora più tardi, l’uomo d’affari si collega alla sua mail e invia un messaggio di saluto al padre di Victor, rassicurandolo che per Pasqua sarà felicemente a casa a festeggiare con la famiglia.

Il giorno della sentenza che spedisce a casa il giovane trafficante di qualsiasi cosa sia utile a fare la guerra, l’investigatore che lo aveva arrestato riceve una preoccupatissima telefonata da Tom, che lo investe con una serie di insulti ai quali il poveretto risponde con un silenzio interrotto de dei “ma” e dei “boh”.

L’americano, prima di interrompere la telefonata, lancia un avviso perentorio: “Non fartelo scappare”. Click.

Il giovane investigatore si reca così dal superiore e gli domanda il permesso di mettere sotto sorveglianza l’appartamento di Victor, ma si sente ripondere di farsi i cazzi suoi.

Victor, se lo volete sapere, si interessa di semiconduttori avanzati e microprocessori utilizzati in aerei da combattimento, sistemi missilistici, munizioni intelligenti, radar, satelliti e altre applicazioni militari di fabbricazione Usa che acquista da società sotto copertura e li spedisce all’esercito russo impegnato in Ucraina, inoltre aiuta il Venezuela ad aggirare l’embargo.

Armato di un paio di cesoie da giardinaggio, il nostro eroe procede velocemente a tranciare la fibra e la plastica che serrano la sua caviglia; afferra un cellulare e scende in strada a cercare un taxi; una macchina staziona proprio davanti a casa e in un baleno Victor spalanca la portiera, sale in auto e fornisce l’indirizzo di un piccolo aeroporto.

Caro lettore, decidi tu che fine dare alla storia; preferisci che l’autista del taxi sia a libro paga degli amici di Victor o degli amici dell’investigatore cornuto e mazziato? Nei film che mi piacciono, l’autista blocca le porte, spruzza del peperoncino in faccia al trafficante, lo stordisce e con classe esegue una extraordinary rendition senza finire sui giornali di tutto il mondo, nella realtà Victor sta festeggiando con vodka e caviale alla faccia di chi a stento arriva alla fine del mese se addirittura non ha ceduto uno o due quinti dello stipendio.

Il giudice e l’uomo d’affari prima o poi risponderanno a chi di dovere.

Marianne Beausejour