Il 14 luglio di Giovanni Falcone

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Ogni cuore di donna e di uomo libero, comunque freme quando arriva il 14 luglio e sente risuonare La Marsigliese. A prescindere da come sia Macron, i francesi “contemporanei”, o quale lo stato dei rapporti tra i nostri due popoli.

Se gli italiani onesti avessero non solo più conoscenza dei fatti ma fossero stati abituati a non dimenticare, potrebbero, al tempo, ogni 14 luglio, indirizzare la mente ad un fatto non minore nella lotta delle lotte in cui lo Stato e alcuni suoi fedeli servitori sono quotidianamente impegnati: Giovanni Falcone si incontrò con Tommaso Buscetta proprio il 14 luglio del 1984, a Roma, nei locali appositamente individuati ed allestiti presso la Questura Centrale di Via S. Vitale, n°15.  Il boss mafioso, palermitano come Falcone, era rientrato fresco – fresco in Italia, scortato da Gianni De Gennaro, pronto testimoniare, se uno lo volesse intervistare, questo ricordo che suggerisco ai miei fedeli lettori.  De Gennaro aveva prelevato il mafioso, ormai stanco, in Brasile. In un metaforico “14 luglio” i due, Falcone e Buscetta, si incontrano e il criminale, riconoscendo la statura etico-morale dell’interlocutore, decide di collaborare, anche sedotto dalla personalità irreprensibile del magistrato e da quella sigaretta “galeotta”.

Tommaso Buscetta foto Ansa 2-2

Da quel giorno, tranne troppo pochi momenti di soddisfazione, non si è fatto tutto quello che si sarebbe dovuto e come direbbe Elio Vittorini: “Molto, molto offeso è il mondo, molto offeso più che noi stessi non sappiamo“.

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Vediamo di non peggiorare la situazione, aggiungiamo al poeta, nella nostra marginalità e ininfluenza. È tempo di onorare quel 14 luglio e quella sigaretta intelligentemente offerta in un clima di fermezza dello Stato. Al massimo, a questi luridi, se collaborano, una sigaretta gli si può offrire, sapendo che fa male alla loro salute. Altro non è dato.

Oreste Grani/Leo Rugens