Chiarimenti doverosi ai promotori del blog ereticodisiena.it, conoscitori delle dinamiche senesi

Mario Luzi

Gentili, vivaci e “aperti” frequentatori del prezioso (tale è per me e ritengo – quindi – lo sia per non pochi altri osservatori) blog http://www.ereticodisiena.it, sto cercando, da giorni, di trovare un approccio di lettura e d’interpretazioni di quanto compare sotto le vostra “insegna” relativamente alle vicende politiche e civili della città di Siena che, nonostante tutto, non posso non continuare ad amare. Grazie all’attenta regia – direi maieutica – degli animatori e in particolare dell’Eretico (che ancora una volta ringrazio), mi ritrovo, di fatto, risucchiato nel “rotor” senese. Come si dice, semplificando, ognuno è padrone a casa sua per cui accolgo l’invito alla prudenza relativamente a quanto, a suo tempo, scritto dalla giornalista Pennarola nell’articolo che ho voluto includere nell’ultimo post da me dedicato alle vicende Siena/Mps/Ceccuzzi (come uno della filiera prettamente partitica)/Rossi, storie che, come giustamente fate, vanno “tenute” in un solo rapporto interpretativo, costante e permanente. L’invito alla prudenza sembra, se ben interpreto, generato da un clima specifico senese dove la carta bollata potrebbe correre più ancora del più veloce dei destrieri ben selezionati e messi a vincere il vostro Palio. Ringraziando per il suggerimento, tengo a precisare che non mi sarei mai permesso di inviarvi, per fini di pubblicazione, il mio post che, sia pur nella sua semplicità, capisco che possa apparire inopportuno se non audace nella tesi. Tesi che, ritengo lo abbiate capito, non si ferma alla generica ipotesi investigativa che David Rossi sia stato ucciso. Questo ritengo che lo pensino in molti. E a questo lavorano altri e non certo potrebbe mai essere materia di competenza del sottoscritto. A me il dovere, viceversa, per come ho segnato gravemente la vita di tante persone a me care, intestardendomi a tentare l’impresa senese nella primavera del 2011, bruciando in quel momento anni di dedizione e di coltivazione dei miei interessi professionali e affettivi, di non sottrarmi alla ricostruzione delle condizioni “storiche” in cui è avvenuto e che precedono il suicidio/omicidio del povero David Rossi.   E così chiarisco che neanche (e spero di essere creduto) gli altri pezzulli che avete di fatto ospitati ve li avevo fatti pervenire io. Vi ho scoperto banalmente attraverso la traccia elettronica che ogni incursione in questo mondo labirintico lascia accorgendomi di un traffico anomalo sul mio marginale ed ininfluente blog: ho cliccato e ho preso atto del gesto e dell’ospitalità. Solo a quel punto ho tenuto conto, nel mio ragionare, della possibilità di essere letto in modo estremamente diffuso (complimenti!) a Siena e fra persone in loco che ne capiscono cento volte più di me di questo shangai senese tanto intricato da sembrare addirittura senza possibilità di essere giocato.

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Certo, se colgo frammenti di dialogo tra i vostri lettori (Vedo nero, ad esempio) che fanno riferimento a V.M.D.S, mi sovviene che il giorno in cui Claudio Martelli e Pierluigi Piccini decisero di prendersi un aperitivo, un sabato mattina, in Piazza del Campo, proprio con l’ex sindaco Vittorio Mazzanti della Stella senza chiedermi doverosamente (avendoli io fatti conoscere alcuni giorni prima) di essere presente alla loro “messa in scena”, avrei dovuto capire che un vecchio mondo, lasciato solo nelle sue nevrotiche e stantie dinamiche, avrebbe potuto solo produrre quel “peto” in cui si risolse il tentativo di far diventare Gabriele Corradi un dirigente politico locale per Siena, utilizzando il laboratorio necessario alle attività politiche e di comunicazione elettorale quale luogo utile a risolvere quanto ancora adesso si vede essere la condizione di smarrimento dell’intero Paese. Verdini è una cosa toscana e vostra, anche se è di Aulla. Il guaio della Banca Etruria (delle altre e quelle che ancora si scopriranno) nasce da non esserci un Monte dei Paschi sano quale guida strategica sicura di tutto il sistema del denaro necessario alla piccola e media industria dell’Italia centrale. La questione di avere oggi un ragazzotto semplice (anche se sembra un ganzetto paraculo) alla guida del Paese, nel cuore di una crisi mondiale quale quella in atto, è figlio di una inadeguatezza del dibattito politico che si sarebbe dovuto sviluppare a Siena (così era previsto) se Franco Ceccuzzi non fosse stato scelto dalla maggioranza degli aventi diritto al voto.

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Mi fermo qui perché il mio amore per Siena me l’aveva fatta immaginare centro dell’Europa e non a caso eravamo pronti a dire la nostra sul 2019 che invece oggi è “affidato” a Matera e alla famiglia Pittella.

Rimane che la politica estera è tutto come ormai anche i cechi vedono e avevo sperato che il non provincialismo di Claudio Martelli potesse divenire enzimatico per Siena facendole fare un salto internazionale non intendendo per tale i sempre meno credibili turisti ma il ritorno a quel rango che l’Università un tempo si preparava a dare a tutti voi e al nostro Paese. Quando Angelo Maria Ripellino era un riferimento culturale per mezza Europa e i docenti anche romani (penso, ad esempio, a Caterina Graziadei) erano tutti dei fuori classe. Ma non è andata così e i due “vanesi” (passatemi il termine semplicistico) si ritennero sufficienti escludendomi da quel primo incontro, oggi ne sono certo, anche per fare in modo che nulla cambiasse. Non Martelli nella cui buona fede, certamente in quella prima fase, ancora oggi credo. Martelli ha preso 96 voti in una città che ne ha attribuiti migliaia a Franco Ceccuzzi! Finché mi sarà dato di respirare starò sempre con Claudio Martelli, la sua struttura mentale, la vastità culturale rispetto ad un personaggetto quale molti senesi (non Grani e non Ipazia) hanno consentito che alla fine divenisse l’espressione di sintesi della vostra splendida città: nel segreto dell’urna, ha vinto Franco Ceccuzzi e con lui Giuseppe Mussari, Gustavo Raffi (che di dinamiche suicide – non da avvocato – ma da padre, ne dovrebbe sapere drammaticamente molto) e ultimo, ma non ultimo, Stefano Bisi. Non David Rossi che in quel momento, temporaneamente, era sul carro dei vincitori. Come poi si è visto, è stato costretto a scendere dal “carro”, scientemente o meno, attraverso una “finestra”. Quel sabato, quando Piccini e Martelli  mi chiesero di vedersi da soli e di incontrare Mazzanti della Stella capii che mi avrebbero “cucinato” ma ormai era troppo tardi. O almeno così mi volli follemente dire. Se li avessi mandati a farsi fottere, seduta stante, per la grave esclusione (vissuta come tale non certo per motivi di vanità avendo, fino a quel momento, fatto una vita grigia e senza mai apparire), non avrei perso tutto e con quel tutto anche l’onore. E forse oggi, senza aver bruciato ponti e navi, qualcosa da Siena, sulle macerie etico – morali – finanziarie – culturali pre-viste da Mario Luzi, qualcosa si sarebbe ancora potuto far nascere.

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Questa è la mia gravissima responsabilità: ho ritenuto che fosse tempo e invece dovevo saper aspettare l’arresto di Giuseppe Mussari e compagnia cantando. Altro che farmi dare scacco dall’ennesimo mossiere doppio-triplo-giochista-ciuccio presuntuoso in una città dove i purosangue si dovrebbero saper morfologicamente riconoscere a vista. Quella dell’essermi fatto battere dal “ballon d’essai” (sono in realtà delle “mongolfiere” che si facevano salire in cielo per sondare i venti) Alessandro Nannini è il cruccio che potrebbe non abbandonarmi fino all’ultimo giorno di attività (si fa per dire) che mi rimarrà.Colgo l’occasione per chiarire: non sono io che vi mando i miei pezzi anche se ringrazio l’anonimo “ravenna” che compie il gesto. Ho solo gradito che li abbiate tempestivamente recuperati. Terrò conto, non per me ma per le dinamiche tecnico-giuridiche che si possono mettere in moto nel cesto velenoso senese, del consiglio del più esperto Ascheri. Ripeto, non per me che ormai per un effetto domino di difficilissima ricostruzione, ho perso tutto e, pertanto, nessuno mi può togliere più niente. Rimarrà sempre comunque il piacevole ricordo di quella sera in cui, in una delle tante eleganti dimore storiche senesi, feci tenere, mesi prima di quell’ultima “primavera”, la rappresentazione teatrale Il sogno di Ipazia, monologo da noi ideato e fatto realizzare appositamente per voi, che invece ci avete, sin dal primo momento, ritenuto estranei e volgarmente interessati, quasi fossimo una sottospecie di servitori del “romano” Francesco Gaetano Caltagirone. Ancor più emozionante fu la replica offerta alla città in quel posto unico al mondo che sempre rimarrà Santa Maria della Scala. Quel giorno, con la sala piena, Corradi e Piccini  non si degnarono neanche di venire a “teatro”, luogo dove nasce la democrazia e dove si formano da sempre le coscienze e i pensieri che solo successivamente diventano fratellanza, uguaglianza, libertà. Come poteva andare a finire? La cultura e il senso civico, a chiacchiere. Come molti altri valori sbandierati. Ma nella città degli abili sbandieratori questo è un riferimento che potevo evitarmi. Ma ormai, come insegna la Diana e il suo scorrere mitologico, tutto questo ricordare (di cui anzi mi scuso)  è “acqua passata”, salvo il suicidio di David Rossi che, fin che ho voglia e libertà di farlo, considererò, visti i moventi possibili, un omicidio.

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Con sempre crescente stima e simpatia, caro Ascheri, con il rimpianto di non averla potuta conoscere a tempo debito. Lei e il signor prefetto Vittorio Stelo che inutilmente chiesi, per mesi, a Piccini, di incontrare. Così come, per motivi di preveggenza, chiesi inutilmente di incontrare i giovani che allestivano i primi banchetti del M5S. Mi si presentò viceversa di tutto (anche gentarella questuante della Mens Sana) tranne quelli che avevo chiesto io di vedere: Ascheri, Stelo e i virgulti pentastellati. Li volevo conoscere per motivi diversi, ma tutti utili ad una strategia che ritenevo, ingenuamente, intelligente. Ma che parla a fare uno che è stato non solo “poco intelligente” ma “mostruosamente stupido”?

Oreste Grani/Leo Rugens