Gaetano Caltagirone, Oreste Grani e il Monte dei Paschi di Siena

Azzurra Caltagirone e Perferdinando Casini

Il post che vi propongo è la rielaborazione di quello risalente al 26 novembre 2012 dal titolo “Siena porta sfiga, non solo a me”.

Il testo che trovate di seguito è una mia riflessione sulle voci che insinuavano che in appoggio a Ipazia nella campagna elettorale ci fosse Gaetano Caltagirone. Tutto falso.

Le vicende attuali (dimissioni dell’ex presidente Giuseppe Mussari e bagarre di accuse e scaricabarile) confermano in pieno la validità dello scenario che avevo ipotizzato cinque anni fa rispetto a Siena e alla fine che avrebbe fatto il Monte dei Paschi. Poteva andare diversamente? Com’è andata, cominciate a capirlo.

Ho affermato più volta nel blog che la mia disgrazia comincia con la sonora sconfitta, che non ho saputo impedire, della candidatura di Gabriele Corradi [come si poteva pensare di vincere con uno così?] a sindaco di Siena. Durante quelle memorabili giornate di campagna elettorale ebbi modo di formulare alcune previsioni e qualcuna di centrarla. In modo particolare ricordo di avere consigliato con una lettera pubblica Francesco Gaetano (detto Franco) Caltagirone di scapparsene a gambe levate dal pacchetto azionario del MPS prima che per lui fosse troppo tardi.

Quando disinteressatamente davo questo consiglio all’uomo più liquido d’Italia, ero certo di non essere ascoltato, perché lui è lui e io sono io.

Dopo qualche mese, precipitando la situazione del MPS, dalla stampa specializzata ho appreso che Gaetano Caltagirone era passato armi e bagagli all’Unicredit, cadendo dalla padella nella brace.

L’uomo “più liquido d’Italia” – così definito quando tutto andava bene a Siena – le ha prese di santa ragione con il tracollo del titolo del MPS in borsa e da quando a Unicredit quest’ultimo titolo non ha guadagnato un centesimo. Nel mondo dell’immaterialità finanziaria gli effetti domino non possono essere mai sottovalutati.

Forse il prudente costruttore ha ritirato le zampe in ritardo, perdendo così centinaia e centinaia di milioni in quel di Siena. Queste perdite hanno indotto Adriano Bonafede, a chiedersi sulle colonne di Repubblica, “Che fine ha fatto la proverbiale liquidità di Caltagirone? Qualcuno afferma che sia stata prosciugata dagli ultimi anni di crisi” (26.11.12) e che, stanco di queste disavventure, si prepari a passare la mano ai tre figli.

Prima di quei settantacinque anni, dichiarata dead line, del suo ritiro.

Alla luce della ricostruzione dei fatti dei misfatti della banda Mussari mi chiedo: è avvenuto tutto alle spalle e all’insaputa dell’allora maggiore azionista privato del Monte dei Paschi?

Difficile farla sotto il naso di un imprenditore oculato come il costruttore romano.

Speriamo che dalle carte non escano sgradite sorprese. Sarebbe l’inizio della fine di quanto avanza del nostro povero paese.

Oreste Grani