Altre indagini sulla banda del 5% che spadroneggiava, indisturbata, al MPS. Forse, Stefano Bisi è sordo, muto e cieco e nessuno se ne era accorto

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Arrivano notizie di perquisizioni in numerose sedi periferiche della banca MPS dove si dovrebbero trovare riscontri alle ipotesi accusatorie formulate nei confronti della banda del 5%, organizzazione a delinquere di dirigenti e mediatori d’affari che ha operato, indisturbata, per anni, in Siena. Sono comportamenti che vaglierà chi di dovere. Quello che riservo a me è il giudizio, senza appello,  sull’operato della stampa locale senese diretta ed influenzata, non lo dimentichiamo, dal moralissimo e eticamente irreprensibile Gran Maestro di non si sa quale Istituzione, Stefano Bisi.  Per anni, mentre i maramaldi maramaldeggiavano, il Bisi (che non è il diminutivo di Bisignani) non solo sosteneva che tutto andava per il meglio ma, se qualcuno sosteneva il contrario (vedi Ipazia durante la campagna elettorale nella primavera del 2011) era da considerare un mestatore, un calunniatore prezzolato. Invece noi che eravamo e che siamo l’Araba Fenice Ipazia, ormai sappiamo da chi erano “stipendiati” il Gran Maestro entrante, Stefano Bisi (tramite congrue e inutili inserzioni pubblicitarie grazie alle quali il giornaletto per cui scriveva campava) e il Gran Maestro uscente, Gustavo Raffi, avvocato con opportuni ingaggi e parcelle da parte del già salassato, MPS. Quale è il grado di affidabilità di scimmiette cieche, sorde e mute (la terza era il calabrese Giuseppe Mussari), che dovrebbero incarnare l’etica massonica , alla luce di questi recenti riscontri? Perché qualcuno si dovrebbe fidare di questa staffetta di silenti distratti protagonisti della vita relazionale (per venti anni, avrebbero dovuto sapere tutto di tutti) e culturale di Siena, città pseudo massonica per eccellenza? O sono dei complici bugiardi di quanto accadeva nel Monte o sono dei celebrolesi  (senza offesa per chi ha subito i danno al cervello, da trauma o malformazione). In entrambi i casi, caro Pernicotti, perché non mi sarei dovuto chiedere di che pasta sia fatto “lo scalatore di alte vette” (il Bisi) che secondo lei io infangavo? Non di fango si trattava ma di giudizio etimo morale che, senza tema di smentite, è formulabile, nei confronti dello scribacchino acquartierato dietro la legge sull’editoria che tanto le sta a cuore. Alla luce (sa di cosa parlo?) degli avvenimenti in continuo divenire, lei dovrà trovare il coraggio di chiedermi scusa non appena il suo “campione” sarà inchiodato moralmente e storicamente dal suo stesso silenzio, distrazione, mutismo, sordità. Tutti sapevano tutto a Siena, tranne che il Gran Maestro in pectore? Non male come “orecchie”. Cosa che, per un Gran Maestro, è proprio il colmo. A presto, caro Carmelo Pernicotti.

Oreste Grani