La notizia pericolosissima per la moralità pubblica è che Giancarlo Elia Valori non sia ancora morto. Anzi!

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Devo confessarvi, dopo aver postato parole dovute a Pompeo De Angelis per il suo magistrale pezzo (La Libia nel Mediterraneo) dedicato alla situazione libica, che la vita precedente mi ha concesso anche di essere stato compagno di banco e frequentatore quotidiano, per anni, da giovanissimi, di Alberto Statera. Non credo che in queste ore, in questo sgangherato Paese, ci sia qualcuno che più di Statera abbia messo a nudo la fauna toscana di pseudo (dico io) massoni (LA MEMORIA CAMBIA IL FUTURO – L’AMARO CASO DELLA BANCA ETRURIA). Questo solo mi divide da Statera che continua a chiamare e considerare massoni questi lestofanti assatanati di surrogati del potere che è viceversa, come insegnò Giuseppe Mazzini (lui sì massone) solo e unicamente responsabilità e dovere dell’azione. Questi teppisti piduisti-piddisti-renzisti, più di prima (intendendo per prima addirittura quando era in circolazione il morituro Licio Gelli), spavaldamente, saccheggiano i beni dei privati creduloni e della comunità tutta. Nel pezzo giornalistico si fanno nomi che stiamo solo ora  imparando a conoscere ma colpisce che ritorni ancora una volta quello del gran mestatore catto-massone Giancarlo Elia Valori di cui vi preghiamo di andare a rileggere il post “Spero che nulla di quanto scrivo in questo post dedicato ad Elia Valori sia vero“che gli abbiamo dedicato. Permettetemi un brevissima annotazione autobiografica. Anni addietro (tra poco saranno dieci anni) cercai Statera per affidargli riservatamente un’informazione che riguardava passi che ambienti finanziari (la CO.FI.TO. di Bruna Segre) vicini a Carlo De Benedetti (il suo editore da molti anni) avevano compiuto (ritengo ancora oggi all’insaputa dell’Ingegnere) intervenendo a sostegno della situazione di estrema difficoltà in cui si trovava la Soc.Carro/Monitoring di cui altre volte ho narrato le vicende e i comportamenti. In quella occasione, pranzammo in un ristorante limitrofo al Circo Massimo e ad un certo punto ci accorgemmo che in una saletta limitrofa alla nostra c’era, in compagnia di non pochi altri, proprio Giancarlo Elia Valori che Statera mi volle presentare . Dico questo perché già quel giorno (ripeto quasi dieci anni addietro) convenimmo sulla complessità del personaggio e che se non si fosse trovato il modo di “farne a meno”, per la Repubblica Italiana non ci sarebbe stata speranza.

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Il tempo è passato e il grande mestatore è ancora lì nell’ombra, sempre più imbellettato e narcisista di prima, inamovibile. Per Dio, che Paese è il nostro se siamo sempre, senza un attimo di tregua, in mano a burattinai? Compatrioti o questa volta li fate fuori tutti (democraticamente si intende, nelle prossime elezioni!) o sarete sempre e solo dei burattini. Di tutto il marciume bituminoso toscano di cui Statera ancora una volta scrive senza remore, l’aspetto più grave (e pericoloso) è che si debba accettare che molti di questi furfantelli siano in realtà pupazzi (nessuno escluso!) manovrati dal Valori e dai suoi fedelissimi interessatissimi accoliti.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Cosa c’entrano le foto di scena del film “Il vizietto”? C’entrano, c’entrano!