Consentiremo al gruppo algerino Cevital di licenziare 3000 nostri connazionali?

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“Io voglio sapere, da chi governa questo Paese, che fino farò. Ho 52 anni, lavoravo fino a ieri all’altoforno di Piombino. Non ho possibilità, alla mia età, di trovare un altro lavoro perché banalmente sono troppo specializzato. Fuori dalla fabbrica, fuori dall’acciaio, sono finito”.

Questo ragionamento/implorazione/denuncia, alle ore 12:15 di questa mattina, viene mandato in onda sulla La 7, ACT l’Aria che tira è la trasmissione e si parla di Piombino e della dismissione della nostra industria dell’acciaio. Si dismettono le nostre fabbriche, pur in presenza di un mercato mondiale che tira e tirerà per altri 30 anni come non ha assorbito negli ultimi cento. Qui da noi succede di tutto meno cose che abbiano un senso. Non ci vuole molto per capire chi ha portato il Paese a questa nuova Caporetto e dove debba scorrere il Piave su cui assestarci per non arrenderci. Dobbiamo chiederci (e scovare), con il massimo rigore, chi ha tradito il Paese. Perché, vediamo di capirci, lo smantellamento dell’Italia non ha nulla di casuale e chi si dovesse permettere di darmi del complottista abbia il coraggio di farlo senza nascondersi dietro all’anonimato.

Il sindaco di Piombino, Massimo Giuliani mi sembra che sia una persona per bene e può testimoniare le condizioni in cui la partitocrazia e la sindacatocrazia hanno lasciato l’operosa cittadina toscana.

Durante la trasmissione ho sentito parlare cittadini/operai veramente incazzati e una furbacchiona esponente dell’unico sindacato vitale (la SPI) in questo Paese di signori anziani. 10 milioni di iscritti alla SPI, mantengono lautamente quella furbacchiona della Carla Cantone che si indigna perché il M5S comincia ad aprire il fronte della sindacatocrazia dopo quello della degenerazione dei partiti. Partiti e sindacati, come conservazione dei privilegi solo ed esclusivamente delle oligarchie che ci si sono piazzate, parassitariamente dentro. Punto.

Lotte, finte; corruzione strisciante, vera; consociativismo con politica e padroni, totale; nepotismo, verissimo; contribuiti finti per le loro pensioni vere. Una giungla di delinquenti grassatori che nulla hanno a che vedere con la tradizione dei rappresentanti dei lavoratori che tanto sangue hanno versato per i diritti di tutti. La fase è caratterizzata da complicità oscene che nessuno mette fino in fondo a nudo: la famiglia Tripi si è arricchita (cosa ha portato in Brasile se non denaro?) con la politica (Rutelli ed altri) e i sindacati conniventi ma, dopo aver firmato gli accordi  se ne è sbattuta degli impegni e la politica ha dovuto fare pippa. Eppure Gentiloni è uno che prende ordini – da sempre – da uno come Rutelli. Politico che ha visto crescere, durante il suo periodo di maggiore influenza, la capacità di fare fatturato del Gruppo Almaviva. Perché i Tripi possano sbattersene i coglioni degli accordi, è terreno da esplorare, anche in sede parlamentare, quanto prima. Così come vorremmo sapere perché questo gruppo algerino (Cevital) si possa permettere di mancare gli impegni che pare abbia preso con i lavoratori e la città. Piombino è una cittadina di poche decine di migliaia di abitanti (35.000) che vive anche, se non soprattutto, intorno a quei 2.120 redditi, a cui si devono aggiungere altri 900 lavoratori dell’indotto che mandavano avanti altrettante famiglie.

Il 19 aprile p.v. si incontra una nutrita delegazione della città toscana con il Governo (Calenda?). In quella sede è importante che ciò che eventualmente dovesse essere deciso venga poi rispettato. Questi invece, che siano i Tripi o i Riva, fanno come cazzo gli pare. Tanto il governo non solo è dei loro,  ma la paura si è talmente impadronita dei lavoratori che difficilmente sanno reagire alle violenze. Mi sembra che questa volta  i toscani di Piombino potrebbero saper reagire alla “rottamazione”, l’unica che, per ora, nell’era renziana, abbiamo visto mettere in atto contro qualcuno. Certamente sempre contro povera gente indifesa. Forti con i deboli, proni con i forti. Come solo i vigliacchi sanno essere.

Oreste Grani/Leo Rugens

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