Siamo abituati a cacciare le carte: Vincenzo Scotti si è salvato solo per prescrizione

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Cacciamo le carte (per noi le carte sono sempre quelle relative alle “fonti aperte” di cui siamo estimatori e, qualcuno, troppo buono con noi, dice anche esperti) e atteniamoci alla prosa puntuale di Maria Grazia Siliquini, relatrice per il Senato della Repubblica, in occasione della domanda di autorizzazione a procedere ai sensi dell’art.96 della Costituzione contro Vincenzo scotti e Agazio Loiero. La Siliquini certamente (vedete il curriculum parlamentare) non la si può definire una sfegatata rivoluzionaria o una cittadina dedita alla destabilizzazione di questo già tanto sofferto Paese.

Niente fake news, niente misure attive anonime appositamente costruite. Le date di questo atto formale – incontrovertibile – ci sono care, per più e diversi motivi. Leggere e chiedersi perché si debba scegliere un luogo formativo (e quindi strategico) come LinkCampus University, connotato dalla presenza ingombrante e condizionante da un dominus che dei Servizi aveva, in modo certo e documentato, una lettura che ritengo dovesse essere opposta a quella che abbiamo in molti sperato fosse quella futura del M5S, dovrebbe essere una sola cosa. Dovrebbe.

Dala relazione emerge una visione dello Stato (nei dettagli e principalmente nell’uso strumentale della cosa pubblica che mai avevamo ritenuto fosse quella del MoVimento) che dovevamo lasciare tutta agli oligarchi (e cosa è Vincenzo Scotti se non un oligarca?) che ci tiranneggiano gli italiani da decenni.

Basta leggere e facilmente si capisce dove e in cosa qualcuno ha sbagliato a far trovare il Movimento condizionato da queste frequentazioni.

E questo lo dico alla vigilia di una vittoria elettorale che non è certa, ma probabile. Questo a garanzia ulteriore dell’amicizia disinteressata che era stata offerta e che evidentemente si è ritenuto non essere di alcuna utilità.

Ma non era un’amicizia (e una vasta e tormentata esperienza) che veniva offerta (in assoluto regime di gratuità) ad alcuni rispetto ad altri ma in chiave sussidiaria a quanto si capiva il MoVimento non era in grado di attuare.

È andata come è andata ma, a spoglio avvenuto, si potrà/dovrà tracciare, nelle ore successive al successo (perché comunque ci dobbiamo augurare un successo), una linea discriminante tra chi pensava di “pazziare” con le cose della Re – Pubblica e chi pur battitori liberi, cani sciolti, irriducibili disorganici alle bande e alle cordate, senza bolli e carte intestate ma mazzinianamente si erano messi a servizio avendo come sola sposa la Patria.

Oreste Grani/Leo Rugens

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